Un Diavolo in Purgatorio

Il Milan in Purgatorio

Un inferno. Se i tifosi del Milan dovessero descrivere con un termine le ultime stagioni non credo, personalmente, avrebbero dubbi. Un inferno. Probabilmente solo l’ultima temporada – per dirla alla spagnola – avrebbe una valutazione diversa. Sia perché è stata raggiunta di nuovo dopo anni l’Europa, sia perché con l’arrivo di Montella e la progressiva maturazione dei giovani di valore che sono in squadra, si sono visti segnali luminosi. A tutti gli effetti, quindi, si può dire che il Milan sia nel suo purgatorio. Il cammino di purificazione è partito la stagione scorsa attraversando turbe societarie e presumibilmente durerà fino alla fine della prossima. Nel mezzo un’importante campagna acquisti.
Da come si comporteranno i rossoneri dipenderà l’arrivo in un paradiso fatto di vittorie.

Terzini e terzine

In uno scritto del 1159 Giovanni di Salisbury, dotto medievale inglese, attribuisce al suo maestro Bernardo di Chartres la famosa metafora secondo la quale noi siamo «nani sulle spalle dei giganti» per chiarire l’aiuto che ci fornisce la cultura antica. I classici, appunto, forniscono dei modelli. E allora anche noi, in maniera un po’ scherzosa – com’è giusto che sia – dopo aver parlato dell’inferno degli ultimi anni rossoneri, con un diavolo incredibilmente a disagio nel suo habitat, per analizzare il purgatorio del Milan ci appiglieremo al più grande classico in quest’ambito: la Divina Commedia.

La seconda cantica del poema di Dante Alighieri ha un’organizzazione precisa, sia fisica che spirituale. Il Purgatorio altro non è che una collina composta da varie cornici, cioè vari livelli, ad ognuno dei quali viene espiato un tipo diverso di peccati e vengono presentati esempi di virtù.
Qui non riusciremo a mantenere la stessa disposizione del Sommo e per questo confidiamo nella flessibilità dei nostri lettori, ma tenteremo di percorrere sia la montagna del Purgatorio sia il tragitto di questo anno solare rossonero.

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Il Purgatorio Dantesco

Prima cornice: accidiosi

Abbiamo appena superato la spiaggia dell’antipurgatorio e se Dante, andando verso la prima cornice, si lasciava alle spalle Sordello, il Milan fa lo stesso con Mihajlovic e con il traghettatore (di carontiana memoria) Brocchi. In questa prima cornice troviamo chi si è macchiato di mancanza di vigore e tra le cause dello sprofondare del Milan in anni di mediocrità non possiamo negare ci sia proprio una sorta di pigrizia. Emblematica è la sconfitta casalinga con l’Empoli con la linea difensiva e le marcature completamente saltate sul secondo gol, simbolo di carenza di concentrazione.

Come exempla virtutis, oltre al tenacissimo Bonucci arrivato in estate (il suo discorso prima della partita con lo Shkendija ha già segnato la strada), è significativa la scelta, seppur passata un po’ sotto traccia, di puntare su Gennaro Gattuso come allenatore della Primavera. Sì, di certo un allenatore delle giovanili incide di meno sulla prima squadra, ma richiamare in società un giocatore che ha vinto tutto e ha fatto della grinta la sua forza può aiutare a creare mordente e cultura vincente.

Seconda cornice: iracondi

Ecco, qui non ci sono teologi né esperti di peccati capitali, ma se la tua squadra, abituata a competere per un certo tipo di trofei, sprofonda in un baratro calcistico di anni e tu ti abbandoni all’ira, non si dovrebbe essere troppo biasimati. Purtroppo siamo in Purgatorio e una tirata d’orecchie (non le grandi orecchie, quelle per ora sono il passato) ci sta.

L’ira nei tifosi rossoneri ha fatto ultimamente la sua comparsa in modi poco opportuni. Si sono viste brutte cadute di stile – specialmente sui social – contro quelli che dovrebbero essere i beniamini della squadra, diventate orribili nel caso dell’infortunio di Montolivo.

Sul campo, invece, pur non trattandosi di vera e propria ira, ma magari d’eccesso di furore, il record di espulsioni di Paletta è un peccato da espiare necessariamente. Come? Con due centrali nuovi – Bonucci (del cui caso di mercato abbiamo qui parlato) e Musacchioentrambi mai espulsi in campionato negli ultimi quattro anni.

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Paletta e la sua quinta espulsione

Terza cornice: avari

Se il «Passiamo alle cose formali» dell’a.d. Fassone è diventato durante quest’estate un vero e proprio tormentone per la campagna acquisti del Milan, negli anni passati il motivetto era un altro. «Se non si vende non si compra”, il vero mantra degli acquisti a parametro zero. È vero che in certi casi può risultare incredibilmente vantaggioso acquistare un giocatore svincolato, ma se l’atleta in questione è il ben celebre Bakaye Traorè, allora non si può non inserire la mossa tra le colpe punite in questa cornice del Purgatorio.

La punizione, infatti, è giunta inequivocabile e ha un nome e un cognome: Antonio Donnarumma. L’acquisto del fratello di Gigio – con annesso ingaggio da un milione all’anno – sembrerebbe essere venuto fuori in seguito alle trattative del baby talento del Milan, ma noi sappiamo che si tratta di un’operazione di espiazione divina, una sorta di vendita delle indulgenze, come nel ‘500. Vendita, per la verità, molto dispendiosa, ma per il Paradiso questo e altro.

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Lo ricordate Traorè?

Quarta e quinta cornice: golosi e lussuriosi

No, chiariamolo, non ci sono wags in mezzo, né cibi abbondanti. Nei tifosi del Milan questi due peccati si traducevano nella voglia, che a volte diventava invocazione, di giocatori di ben altro calibro. Desiderio fisico vero e proprio. Gola. La situazione ricordava molto la scena in cui Tommy e Annika, gli amici di Pippi Calzelunghe, si fermavano a bocca aperta davanti alla vetrina piena di dolci e rimanevano basiti poi a guardare la loro compagna con le trecce entrare e comprare di tutto. Solo che per i tifosi rossoneri non c’era nessuna Pippi e il negozio era chiuso e non si potevano poggiare le mani sul vetro e pioveva e… insomma avete capito.

La colpa – vuoi per misericordia divina, vuoi per altro – più che punita è stata assecondata. Sono arrivati, finalmente, giocatori sicuramente di livello e acquistati con criterio, che soddisfano i tifosi, ma soprattutto che lasciano speranze affinché il passaggio in Purgatorio possa essere un po’ più gradevole.

Sesta cornice: invidiosi

«Non si deve invidiare nessuno: i buoni non meritano invidia; i cattivi, invece, più hanno fortuna più si rovinano». Questo diceva Epicuro, tra il IV e il III secolo a.C. Effettivamente a un tifoso del Milan in questi anni non si avrebbe potuto consigliare nulla di meglio dell’atarassìa, l’imperturbabilità dell’animo, cardine della filosofia epicurea. D’altra parte essere epicurei convinti è complicato e non farsi prendere dall’invidia per quelle coppe europee che tanto mancavano è impresa ardua. Poi ci si mettono gli sfottò, che non mancano mai, e la nostalgia di mercoledì sera ben più appassionanti.

Da questo punto di vista i turni di qualificazione per l’Europa League hanno incredibilmente il sapore di percorso d’espiazione, come se le quasi sconosciute – seppur rispettabili – Shkendija e Universitatea Craiova fossero una tappa della nostra cornice del Purgatorio. Marx diceva che la storia si ripete due volte: una come tragedia e una come farsa. Non si sa a che punto siamo, ma nel dubbio il Milan per ora ha già dato.

Settima cornice: superbi

Nell’ultima cornice del suo personalissimo Purgatorio il Milan deve ancora passare e perciò non si sa quanto potrà essere dura la pena inflitta. Qui viene punito il peccato più grave, la superbia, quello che fece ribellare a Dio Adamo ed Eva. Il Diavolo (i termini si fanno sempre più biblici) e i suoi tifosi non hanno fatto nulla di così grave, ma i toni trionfalistici dopo i primi botti di calciomercato non promettono nulla di buono. Nessuna squadra può pensare di primeggiare, partendo così indietro rispetto alle altre, grazie ad una sola sessione di mercato, perché i nomi non bastano a sopperire alla mancanza di esperienza di gioco insieme e di amalgama.

Il Paradiso Terrestre

Sopra la montagna del Purgatorio c’è un locus amoenus, il Paradiso Terrestre. Non è un paradiso vero e proprio, ma è dove viene completata la purificazione delle anime immergendosi nei fiumi Lete ed Eunoè. Poi si potrà accedere al Paradiso. Le previsioni per questa stagione rossonera non dovrebbero essere dissimili dalla fine della seconda cantica dantesca; pensare di vincere già adesso risulta difficile – seppur non impossibile – e l’obiettivo deve essere raggiungere il proprio Paradiso Terrestre, che presumibilmente sarà la qualificazione alla Champions. Dopo toccherà immergersi nel Lete per dimenticare le proprie colpe (Traorè perdonaci) e far sì che il Milan esca da questo suo Purgatorio.

Per il Paradiso chissà, ma anche il Diavolo è un angelo decaduto.

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