Il Genoa secondo Juric: pressing, cinismo e regole da rispettare

L’addio di Gian Piero Gasperini come guida tecnica del Genoa ha lasciato col fiato sospeso per settimane l’ambiente rossoblù, con tante incognite sul mercato e l’arrivo di un nuovo allenatore che tanto bene ha fatto in Serie B e che tante difficoltà ha trovato per liberarsi dal Crotone.
Nel limbo, in quel lasso di tempo in cui il Genoa attendeva di conoscere il nome del suo nuovo allenatore – o meglio, attendeva la conferma dell’unico vero tecnico accostato al Grifone già da aprile -, la tifoseria rossoblù si è raccolta intorno alla squadra, trovando nella campagna abbonamenti l’unica maniera per dimostrare la propria vicinanza in vista di una stagione ricca di incognite, difficile e per certi versi anche suggestiva.
Così suggestiva che dopo qualche reticenza iniziale la figura di Ivan Juric, il “corsaro” del centrocampo rossoblù ai tempi di Milito e Thiago Motta, ha cominciato ad assumere una sua ben precisa fisionomia. L’impresa di Crotone potrebbe parlare già da sola, ma l’impatto con il massimo campionato può essere sia croce che delizia, e questo il tifoso genoano lo sa molto bene.
Malgrado tutto, l’idea che il ritiro di Neustift appena concluso ha lasciato è che il futuro del Genoa passerà per un’idea di gioco e per quella carica motivazionale, quella garra, che tutte le squadre di Juric devono dimostrare di avere. In questo senso, la fisionomia emersa nelle prime amichevoli si avvicina molto a quello che era il Grifone made in Gasperini, con alcune differenze di natura tattica che danno vita a una tipo di gioco a tratti molto diverso.

Partiamo dal modulo di gioco e basiamoci su ciò che si è potuto vedere nelle prime tre amichevoli di stagione. Proprio in queste occasioni si è potuto constatare come Juric, col materiale attualmente disponibile, abbia variato molti interpreti, ma si sia basato fondamentalmente su una difesa a tre, con il passaggio a quattro che non è mai stato provato, se non in allenamento.
Non c’è quindi soluzione di continuità con l’idea di calcio gasperiniana strettamente legata a una difesa a tre capace di supportare la fase d’attacco e di avere le capacità di fare la prima giocata. Se vogliamo, con Juric sono ancora maggiori le disposizioni sul giro palla, sull’importanza di giocare in orizzontale e cercare la profondità e la verticalizzazione sui due mediani proposti davanti alla difesa.
Forse è proprio quest’ultima la caratteristica principale del gioco di Juric: la presenza di due mediani capaci di fare da filtro e di garantire buona visione di gioco e ripartenze veloci. Risiede proprio qui uno dei mantra del tecnico di Spalato: se recupero palla, poi devo andare in porta il più velocemente possibile.
Questo principio di gioco risulta già dall’anno scorso fondamentale e il Genoa, inevitabilmente, non potrà prescindere da questa peculiarità. Per altro, la zona interessata è anche quella in cui il Genoa, ad oggi, sembra avere maggiori certezze. Ancora una volta ci vengono in soccorso le amichevoli disputate nelle quali la linea mediana ha visto schierati cinque calciatori: Rincòn, Rigoni, Tachtsidis, Cofie e Miguel Veloso, con l’ultimo della trafila che non è ufficialmente un tesserato rossoblù, ma potrebbe presto diventarlo.
Si rimanesse così, la parte centrale del centrocampo genoano avrebbe sulla carta nomi importanti, un ottimo materiale tecnico su cui lavorare e, non in ultimo, più di un mese di calciomercato durante il quale valutare possibili innesti.
Chi altro fa parte di questo centrocampo? Gli altri nomi, ad oggi, sono quelli di Renzetti, Fiamozzi, Rosi e Ntcham, il cui impiego è molto diverso da quello degli uomini citati poco fa. Molto diverso perché a loro compete la fase più difficile: quella di fornire i migliori palloni per gli attaccanti del Genoa.
Che ci si trovi sull’asse di destra, su quello di sinistra o sulla trequarti, il lavoro di questi uomini è quello di spingere in fase offensiva e supportare la difesa quando necessario. Con il capitolo Ntcham a parte, perché il giovane centrocampista francese gode di tutta la stima possibile da parte del suo tecnico, il quale ha deciso di reinventarne la posizione come trequartista, quasi a volerne fare il perno del gioco rossoblù.

La situazione Ntcham ha senza dubbio risvolti di natura tattica, se non altro perché la presenza di un trequartista evidenzia come più congeniale un passaggio al 3-5-2 piuttosto che una permanenza al 3-4-3 o il ricorso a un tradizionale 4-4-2. Proprio qui si apre il capitolo relativo alla possibilità che Juric possa modificare spesso e in corsa il proprio modulo di gioco, passando da un più agile 3-4-3 a un più complesso 3-5-2 dove si arretrino le due ali offensive e si prediliga la presenza di due punte (o di una prima e una seconda punta).
Evidente qui come il reparto offensivo rossoblù e chi ne farà parte risulteranno essenziali per il gioco del Genoa 2016/2017. Il leader dell’attacco genoano, nonché l’uomo mercato intorno a cui si sono raccolte le attenzioni di diverse società italiane, è Leonardo Pavoletti.
Se l’attaccante livornese resterà al Genoa, sarà senza dubbio un valore aggiunto e diventerà ancor di più il punto di riferimento principale dell’intera manovra genoana. Sarà intorno a lui che in quel caso ruoteranno i vari Ocampos, Gakpé, Diego Capel e Lazovic, con Pandev nelle vesti di seconda punta e di possibile vice-Pavoletti.
Da non sottovalutare poi l’ipotesi che il presidente Preziosi, sulla falsa riga dell’operazione Ocampos, possa regalare a Juric anche qualche altro calciatore di livello per il reparto d’attacco del Genoa. Potrebbero esserci graditi ritorni, da Pinilla a Suso, così come potrebbero verificarsi colpi di scena. Quel che è certo, ad oggi, è che Ivan Juric sembra molto soddisfatto dei calciatori che ha tra le mani.

Da sfoltire ci sarebbero piuttosto altri reparti, ma questa è un’altra storia. Da rincalzare, invece, c’è inevitabilmente la fascia destra privata ormai di Ansaldi. Nelle prime amichevoli hanno operato su quell’esterno sia Fiamozzi che Rosi (in gol nell’amichevole contro i turchi del Çaykur Rizespor, ndr), ma se quest’ultimo è in partenza, il primo dei due avrebbe forse ancora bisogno di qualche uomo d’esperienza che gli permetta di essere inserito da titolare poco per volta.
Un esterno il Genoa lo avrà, a meno che non ci siano sorprese o particolari richieste dello stesso Juric. Per ora, la corsia di destra appare più in difficoltà della catena di sinistra, dove Laxalt e Renzetti hanno dimostrato di poter garantire quella copertura e quella spinta offensiva di cui il neo-tecnico rossoblù ha necessariamente bisogno per dare equilibrio alla formazione.
Riassumendo quanto detto, appare chiaro come Juric abbia voluto gestire i 12 giorni di ritiro austriaco per lavorare sulla condizione atletica e fisica dei suoi uomini, impartendo le prime indicazioni di natura tattica e rendendosi conto di quanto i suoi uomini abbiano recepito. Sarà la seconda fase della preparazione tra Pegli e Bardonecchia a permettere a società e tecnico di portare a termine il lavoro di costruzione della squadra.

Per il momento, le tre amichevoli estive disputate tra il 16 e il 23 luglio hanno fatto capire quanto il tecnico tenga alla sua idea di gioco e, perché no, anche a una intrinseca volontà di vincere sempre, anche qualora la qualità del gioco non risulti proprio entusiasmante. Lo hanno testimoniato sia la partita contro il Südtirol (vinta per 3 a 0) sia quella contro i turchi del Çaykur Rizespor, partita decisa solo all’ultimo minuto da Rosi ma condotta a sprazzi dal Genoa, che ha subito il peso e l’organizzazione di una formazione di primo livello e non proveniente da serie minori.
Tra qualche affanno difensivo e qualche imprecisione, il Genoa ha però sempre portato a casa la vittoria e mantenuto pressoché imbattuta la porta di Lamanna e del comprimario Zima (Perin è stato risparmiato per ragioni precauzionali, ndr). Il bilancio delle tre amichevoli in quel di Neustift parla infatti di 22 gol fatti e 1 subit0, con Lamanna spesso chiamato in causa e sempre molto attento nel difendere la porta del Grifone.
Anche questo aspetto, calcisticamente parlando, ha un peso notevole. Pur con tutte le riserve del caso, pur nella superiorità dell’organico rossoblù rispetto ad almeno due delle avversarie (Val Stubai e Südtirol, ndr), la difesa del Genoa ha saputo reggere e ha cominciato a far proprio un secondo principio di Ivan Juric: se non giochi bene e riesci a mantenere la porta inviolata, allora puoi portare a casa anche partite in cui hai giocato molto male.

L’importante sarà adesso mantenere questa idea di gioco nel prosieguo della preparazione estiva e in occasione delle prime uscite ufficiali, tra cui quella del 13 agosto prossimo quando si disputeranno le sfide del terzo turno di Coppa Italia (il Genoa affronterà una tra Ascoli, Lecce e Alto Vicentino, ndr).
Sarà quello il primo banco di prova di Ivan Juric, il nuovo tecnico del Genoa, l’uomo su cui tutto il mondo rossoblù ripone le proprie speranze in vista del decimo campionato consecutivo disputato in Serie A. Quel che è certo, ad oggi, è che l’allenatore croato sta instaurando poco a poco un buon rapporto con quel mondo e quella tifoseria che tanto lo facevano esaltare quando risolveva i problemi del primo Genoa di Gasperini, suo mentore e suo eterno spunto di riflessione. Qualcosa sta cambiando in casa rossoblù: sarà solo battaglia per la salvezza o qualche cosa di più?

 

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