Il calcio lo fa la gente: Nicola de Bonis, storica voce di “Stile Juventus”

Prosegue il percorso di interviste che ci porterà a poter leggere il pensiero calcistico, ma non solo, di numerosi e noti commentatori nonchè giornalisti sportivi. L’appuntamento odierno, il quarto della serie, ci porta a conoscere “meglio”, Nicola de Bonis, noto conduttore radiofonico del programma culto del tifo bianconero “Stile Juventus”.

Innanzitutto grazie per la disponibilità, inizierò subito con le domande. La situazione in cui si trova attualmente la Juventus è inedita, essendo costretta a rincorrere in campionato dopo 4 anni di dominio: secondo te, dove può arrivare questa squadra? Lo scudetto è ancora possibile?

E’ difficile dirlo ora, siamo ancora sulle montagne russe per risultati e qualità di gioco, bisognerà aspettare Febbraio… Lo Scudetto per ora sembra un miraggio ma non vedo davanti squadre così superiori alla Juventus.
Capitolo Champion’s: essere quasi qualificati in un girone di ferro è senza dubbio un bel risultato, ma il rischio di finire secondi potrebbe inficiare il futuro percorso;

Quale potrebbe essere l’obbiettivo minimo e come mai la squadra sta ottenendo risultati migliori in Europa che in Italia?

L’obbiettivo minimo devono essere i Quarti, le prestazioni derivano da tanti fattori… Sono due competizioni completamente diverse, che regalano anche sensazioni diverse.

L’inizio di campionato ad handicap è certamente figlio anche degli addii eccellenti dei vari Tevez, Pirlo e Vidal. Ritieni soddisfacente il mercato di Marotta o credi ci siano stati degli errori strategici?

Il mercato lo si potrà giudicare solamente al termine della stagione, troppo presto per dare giudizi.

Quanto ha inciso il lavoro di Allegri in questo inizio di stagione? I continui cambi tattici possono mandare in confusione i giocatori o sono un punto di forza?

Non era facile per Allegri, tanti uomini nuovi con caratteristiche diverse rispetto l’uno dall’altro. Per lui questa è una grande sfida, trovare l’alchimia non sarà facile ma una volta trovata questo gruppo potrebbe stupire.

La preparazione estiva della squadra può aver influito sui tantissimi infortuni muscolari che hanno colpito tutta la rosa, in particolare i centrocampisti?

La preparazione è stata troppo condizionata dalla trasferta cinese, il caldo record non ha aiutato e forse si sarebbe potuta gestire in maniera differente la situazione.

Qualora non dovesse centrare la qualificazione in Champion’s, quali potrebbero essere le ricadute economiche e sul mercato per la società?

Si dovrebbe vendere per ricomprare, ma non è una novità in casa Juventus.

La costruzione del J Village può essere il valore aggiunto per appaiare definitivamente a livello economico la Juventus ai primi 5-6 club europei pur non avendo “sceicchi e affini” alle spalle?

Non cambierà di molto gli equilibri.

Qual è la tua griglia in campionato? E la sorpresa?

Napoli, Juve, Roma. La Fiorentina la sorpresa.

Il sistema calcio in Italia è sempre dentro l’occhio del ciclone e il presidente figc Tavecchio reitera uscite infelici: il sistema è da cambiare? Quali sono le riforme più urgenti?

Anche cambiandolo il marcio circolerebbe sempre.

Oggi ci troviamo spesso a sentire in tv o programmi radiofonici toni sempre più accesi, odi profondi verso squadre e calciatori, poca obbiettività: che pensi del giornalismo sportivo attuale?

Credo che sia terreno fertile per troppi squallidi pseudo giornalisti.

Quali sono le difficoltà che hai trovato nel portare avanti la tua attività giornalistica? Quali sono le tue “linee guida”?

Sono diverse, ci vorrebbe un libro… Ma per fortuna ancora ci siamo.

Il calcio attuale, almeno in Italia, è specchio della società?

Lo è sempre stato, il calcio lo fa la gente.

Che pensi dello scandalo che ha colpito Blatter e la Fifa?

Che Blatter fosse un personaggio quantomeno discutibile lo sapevano tutti e tutti hanno taciuto. E’ marcio il sistema e lo sarà sempre.

Intervista a cura di Gianpaolo Faia

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