Abbi pietà di loro

Siate sinceri, se qualche mese fa vi avessero detto che ai primi di giugno Ibrahimovic sarebbe stato costretto a cercarsi un’altra squadra, dopo essere stato scaricato dal Manchester United, voi ci avreste creduto?
Ecco, immaginando la vostra risposta, vi diciamo che il nostro sentimento è un misto tra lo stupore e la desolazione, derivati – il primo – dal fatto che nessuno se lo sarebbe aspettato fino a poco fa, e la seconda – la paura – che nonostante le dichiarazioni e le rassicurazioni che a 36 anni e con un gravissimo infortunio ancora da recuperare, possa anche venirgli la voglia di smettere.
In fondo tutti noi siamo cresciuti insieme al gigante di Malmö, che da quasi 15 anni vediamo riempire le pagine dei giornali, e un suo addio oltre che una buona dose di malinconia, ci farebbe anche sentire tremendamente vecchi.

Messi da parte i sentimenti e fatta una preghiera al dio Zlatan perché abbia pietà dei dirigenti dello United che hanno osato dubitare di lui, arriva però il momento di analizzare i dati, di capire i perché di questa scelta dei Red Devils.

(Si era presentato anche benino…)

Non è un Paese per vecchi

La prima domanda che possiamo porci è: cosa spinge una squadra a privarsi in maniera così decisa del suo attaccante più prolifico, capace di segnare ben 17 gol (conditi da 5 assist) in 28 partite, tenendo un ritmo che in pochi credevano sarebbe riuscito a tenere?
La risposta, banale e scontata, è che un club come lo United, con un’enorme necessità di tornare al successo dopo anni di delusioni, non vuole accollarsi il peso di un 36enne reduce da un bruttissimo infortunio al ginocchio: forse, però, non sanno che Ibra è Ibra, ha una tenuta atletica bestiale in rapporto all’età.
La volontà è quindi quella di puntare su profili più giovani, tant’è che dalle parti di Old Trafford avevano già stanziato cifre mega, da investire su Antoine Griezmann, colpo poi saltato a causa del blocco di mercato che ha convinto Le Petit Diable a restare almeno per un altro anno.
Non a caso sembra sempre più vicino l’arrivo di Alvaro Morata in Inghilterra, sicuramente non all’altezza dello svedese ma di 11 anni più giovane e integro fisicamente. E soprattutto diverso stilisticamente.

Certamente anche l’ingaggio monstre percepito da Ibrahimovic può aver influito sulla possibilità di un rinnovo, dato che offrire tutti quei soldi (più di 11 milioni l’anno) ad un giocatore fuori uso, non più nel fiore della giovinezza e da valutare al rientro, non è una mossa di visione, in particolare per una società che sebbene disponga di un budget pressoché illimitato, non si può permettere di investire tutto quel denaro in un calciatore dell’età dello svedese.
Si lo sappiamo, Zlatan avrebbe potuto rigenerare il suo legamento con la sola forza del pensiero, ma essendosi immedesimato e impersonificato in un essere umano è plausibile che abbia bisogno anche lui di tempo per recuperare da una simile sciagura.

Oppure, è anche possibile che Mourinho abbia deciso di coltivare il talento in erba di Marcus Rashford, lanciandolo definitivamente come titolare, liberandolo della concorrenza di Ibra (e forse di Rooney?), puntando sul mercato su giocatori più duttili, piuttosto che su una prima punta di stazza.
Questa, alla fine dei conti, sarebbe anche l’unica ipotesi che possa far digerire a milioni di appassionati “l’infamata” di non rinnovare il contratto al tuo calciatore più decisivo, nonché uno dei migliori della nostra epoca che, sicuramente, anche per quello dimostrato sul campo, avrebbe meritato maggiore rispetto.

Once brothers…

Incommentabile poi la presunta proposta di un contratto breve al giocatore, ennesima prova che, spesso, quando si cerca di riparare ad un danno morale, le possibilità di fare peggio sono assai alte. Ma sappiamo benissimo cosa risponderà Ibrahimovic.

 Europa o non Europa, questo è il dilemma

Ora le luci dei riflettori sono però tutte puntate sulla riedizione della Decision di un anno fa, dove deciderà di continuare la sua carriera il prodigio di Rosengard?
Le opzioni di certo non gli mancano e nemmeno le pretendenti.
I milioni cinesi hanno già bussato alle porte di Mino Raiola, così come quelli americani, che da tempo vogliono una stella di quel calibro nella Major League Soccer.
Possiamo dormire sonni tranquilli però, dal suo staff fanno infatti trapelare che la voglia di restare in Europa sia ancora tanta e che il desiderio di vincere qualcosa di importante ancora immenso.

E noi crediamo che possa tornare a segnare gol così. 

Ecco allora che si aprono diversi scenari interessanti, più o meno credibili, molti fantasiosi.
Il più facilmente prevedibile è il suo nuovo approdo in una big europea, magari, visti i guai fisici, nell’inedito ruolo di comprimario, alla caccia dell’unico trofeo per cui che gli manca, quella tanto agognata Champions League che trasformerebbe la sua carriera da leggendaria a divina.
Poi ci sarebbe anche un’ipotesi surreale che vedrebbe Ibrahimovic tornare in Italia per vestire la maglia del Napoli.
Idea a dir poco affascinante, anche perché nel caso riuscisse a vincere, sarebbe il coronamento di una vita, dato che uno scudetto a Napoli ti rende una divinità, come dimostrato da quel signore che indossava la “Diez”.
Bella ma difficilmente praticabile, servirebbe infatti una cospicua riduzione dell’ingaggio da parte di Ibrahimovic – e sappiamo quanto lui e Raiola ci tengano all’aspetto stipendiale o salariale – e possiamo solo immaginare la risposta all’ affermazione di De Laurentiis “il 100% dei diritti d’immagine vanno alla società”.
Dall’azzurro del Napoli a quello della destinazione più romantica possibile: Malmö.
Un ritorno alle origini che dimostrerebbe come un presuntuoso e talvolta arrogante può provare riconoscenza verso il club che lo ha coccolato e lanciato da giovanissimo, permettendo a tutto il mondo iniziare a conoscere la mitologia di Ibrahimovic.
Al ritiro, ovviamente, non ci vogliamo nemmeno pensare come ipotesi anche se, nonostante sia praticamente sicuro che continui almeno per un’altra stagione, è uno spettro che continua ad aleggiare sulle nostre teste.

(Deve tornare, e zittire tutti così!)

Tornerà

Francamente, noi speriamo che possa prima di tutto trovare la via del rientro, e poi che riesca a tornare lo Zlatan Ibrahimovic che tutti noi conosciamo, decisivo e spettacolare.
Sappiamo già che farà cadere la punizione divina su Mourinho e sui Red Devils, bisognerà soltanto capire come: un gol meraviglioso e importante magari, chissà.
Tornerà Zlatan, state tranquilli, nessuno di noi ne dubita, e in lui abbiamo una fede cieca, consci che nel suo nome saremo sempre protetti e spinti ad andare oltre i nostri limiti, come lui ci ha insegnato.

Del resto, non ci siamo nemmeno posti la domanda: Non avremo mai un altro dio!

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