Vicente Iborra, da granota a granata

Esistono ancora le bandiere, in un calcio così frenetico mosso dal motore incontrastabile del denaro, un calcio in cui i trasferimenti dei giocatori sono diventati cosa di ogni giorno, in cui si parla più delle trattative che delle partite, in cui non conta più l’affetto per la maglia e per la piazza, ma solo un freddo stipendio? Esiste ancora colui che si distingue per quello che fa sul rettangolo verde, e indossa la fascia sul braccio non perché se ne sono andati gli altri, ma perché ha dimostrato di meritarsela?

Per fortuna si, tutto questo esiste ancora. Ha cominciato a saltare da giovane, come un ranocchietta, ed ha continuato a farlo, facendo saltare in aria gli avversari, come una granata. Le bandiere esistono ancora, una di queste si chiama Vicente Iborra.

 Salta con noi, Vicente Iborra

Iborra viene a contatto con il mondo del fútbol mentre cresce nella sua terra d’origine, la Comunità Valenciana, e l’amore per questo sport sboccia e si sviluppa con la maglia blaugrana del Levante; da piccolo girino delle giovanili, Vicente completa la sua metamorfosi ottenendo un posto in seconda squadra nel 2007, e solamente un anno dopo completa la sua trasformazione in autentica granota – rana in catalano –  entrando a far parte della rosa A del tecnico Luis Garcia. É proprio fra le ranocchie di Valencia che Iborra compie il salto di qualità: in pochi anni diventa un giocatore simbolo dell’orgoglio valenciano, grazie alla sua spiccata personalità e alla sua duttilità nel ricoprire più ruoli, dal difensore centrale al mediano al centrocampista avanzato; nella stagione 2009-10, anno del ritorno in Primera del Levante, risulta fra gli elementi più utilizzati della squadra, con 36 presenze e 2640 minuti giocati, dato che evidenzia quanto pesi la sua presenza in campo.

 Barça contro Barça?

Amato e onorato dentro e fuori dalla Ciutat de Valencia, Iborra capisce che lo stagno delle granotes è diventato troppo piccolo per lui: adesso vuole nuotare nel mare. Dovrà accontentarsi di un fiume.

Più precisamente il fiume Guadalquivir, su cui sorge, 700 km a sud della sua Comunidad Valenciana, la città di Siviglia; il club andaluso del Sevilla è il più lesto ad aggiudicarsi il polivalente mediano valenciano. Fra le ranocchie del Levante si era distinto saltando più in alto di tutti – e non solo in area di rigore sui traversoni dei compagni -, con la maglia rojiblanca Iborra esplode definitivamente, trasformandosi di nuovo, stavolta da granota a granata: ordinato e sempre lucido sia in mezzo al campo sia da centrale di difesa, efficace in fase di rottura quanto di costruzione del gioco. Il tutto condito dalla solita forte personalità che contraddistingue Iborra fra i 22 in campo: non ci vorrà molto tempo affinché gli venga affidata la fascia di capitano, dopo l’addio di Capitàn José Antonio Reyes.

Il rapporto con Unai Emery si rivela ottimo fin da subito: il tecnico basco, che ha già a disposizione giocatori come Rakitic e M’Bia al centro del campo, trova una collocazione inedita per il valenciano, da centrocampista avanzato, una sorta di jolly per l’attacco del Sevilla, già temibile di suo. Ecco che Iborra, che davanti alle nuove sfide difficilmente si tira indietro, con lo stesso approccio e la stessa esplosività di sempre trova l’unica cosa che fino a quel momento gli era mancata: la gioia del gol. Senza dimenticarsi del suo passato fra le granotes, Iborra unisce alla capacità di salto e alla sua stazza fisica uno stacco di testa tanto letale quanto silenzioso; grazie ai suoi inserimenti tempestivi ed alla sua freddezza sotto porta, Iborra raggiunge quota 15 nei primi tre anni a Siviglia, in tutte le competizioni.

Uno dei più importanti l’ha messo a segno al San Mames di Bilbao, ai quarti di Europa League contro l’Athletic, pareggiando i conti fra le due compagini. E sappiamo tutti come è andata a finire.

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Dopo tre anni meravigliosi – conditi dalle tre Europa League consecutive vinte – l’avventura di Iborra a Siviglia sembrava volgere verso la fine, con la società andalusa pronta ad accettare l’offerta del Sunderland; forse il destino ha voluto continuare a vedere saltare Iborra con la maglia rojiblanca, fatto sta che non si è arrivati ad un accordo in tempo per la chiusura del mercato. Con l’arrivo di Sampaoli, Vicente si è dovuto accomodare in panchina, guardando da lontano il capolavoro dell’allenatore argentino, ma sempre con la fascia da capitano tatuata sulla pelle. Perché capitani si diventa, non si nasce.

Iborra, chiamato a sostituire Pareja in una gara complicata come quella di Vigo, si è semplicemente alzato, si è collocato al suo posto ed ha giocato la sua partita; ancora più semplicemente, ha messo a segno una tripletta, la prima di tutta la sua carriera, e mentre il suo Sevilla portava a casa tre punti fondamentali, lui si portava a casa il pallone.

Il suo bottino stagionale recita già 5 gol in Liga; un hat-trick e mezzo quest’anno per Iborra, che nella pazza gara del Sevilla contro l’Osasuna, ha pensato bene di siglare due reti per i suoi ed una per gli avversari, che già esultavano per un vantaggio insperato contro la terza potenza spagnola; la gioia infatti è durata non più di 2 minuti, giusto il tempo per Vicente per risistemare le cose.

Vicente Iborra si è ripreso il suo Sevilla così come se lo era conquistato: saltando su ogni pallone, che sia per segnare o per evitare una rete, e facendo esplodere tutto il suo carisma, provocando un’onda d’urto di cui fanno le spese tutti gli avversari che lo incontrano. Venuto a Siviglia per spiccare il grande salto, è rimasto per sventolare ancora una volta sotto il cielo del Sánchez Pizjuán, come una delle bandiere che grazie a Dio ancora esistono.

 Indovina chi ha segnato di nuovo?

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