Iago Aspas: maestría y sutileza

Esistono calciatori che, senza un perché e all’improvviso, decidono di entrare nella storia.

Iago Aspas è uno di questi. Un trascinatore di poche parole, un attore non protagonista con un tocco di palla semplicemente delizioso. L’attaccante del Celta Vigo ha – senza dubbio – giocato la miglior stagione della sua carriera  e trascinato il club a risultati sorprendenti, considerando quelle che erano le aspettative ad agosto.

Il mancino nato a Moaña, cittadina della Galizia a pochi chilometri da Vigo (non il nome della pornostar), può vantarsi di aver portato il suo Celta in semifinale di Europa League e di Copa del Rey, oltre ad aver raggiunto un dignitosissimo tredicesimo posto in classifica dopo un anno non semplice in Liga.
Ma prima di parlare della stagione di Iago Aspas, riflettiamo un attimo su chi è diventato.

29 anni, pochi momenti da protagonista nelle sue precedenti esperienze a Liverpool e Siviglia, ha scelto di ricominciare da chi l’aveva cresciuto: dal 2008 al 2013 aveva già indossato la camiseta Celeste e, forse, non se l’era mai tolta completamente di dosso.

Non perde mai occasione, infatti, dopo un gol, per baciare la Cruz de Santiago sulla maglietta, il simbolo della sua Galizia. Dopo due stagioni lontano dalla sua terra, in cui ha lasciato ugualmente un ottimo ricordo, nel luglio dello scorso anno è tornato a Vigo e ha fatto la storia di questo club. È diventato il miglior marcatore spagnolo della Liga 2016/2017 con 19 reti, e il quarto di sempre della storia del Celta (88 marcature), superando l’amatissimo Pichi Lucas e portandosi a sole diciannove lunghezze dal leggendario Hermidita, primo nella graduatoria a 107 gol (una meta decisamente raggiungibile, vista l’età e la condizione di Aspas).

Un anno di record per l’umile Iago, ma non solo: grazie alla sua costanza, ai suoi tocchi da fuoriclasse e alla sua capacità di adattarsi pressoché a qualsiasi sistema di gioco, ha conquistato anche la nazionale spagnola: 4 presenze per lui quest’anno, condite da un gol meraviglioso all’esordio nel rocambolesco 2-2 contro l’Inghilterra a Wembley. Nel più grande stadio inglese ha indicato lo scudetto sul petto come a dire: occhio, ci sono anch’io. Poi un assist decisivo per Isco nella vittoria per 4-1 contro l’Israele, valida per le qualificazioni ai prossimi Mondiali.

Russia 2018: Iago Aspas ci sarà – si spera – e forse potrà presentarsi da Unsung hero per la sua Spagna.

Aspas è stato un appoggio per tutti i suoi compagni di squadra: in Europa League ogni suo minutaggio consistente ha portato a un gol, o quasi. Diciotto minuti gli sono bastati contro l’Ajax per confezionare una rete e un assist decisivo che quasi hanno permesso al Celta di rimontarne tre; una marcatura, fondamentale per la qualificazione, nel pareggio contro lo Standard Liegi; il rigore decisivo ai tempi supplementari nel difficilissimo campo di Donetsk, contro lo Shakhtar; due gol e un assist tra Krasnodar e Genk, prima di una splendida partita ad Old Trafford che, purtroppo, non ha permesso ai Célticos di approdare in finale. Insomma, un trascinatore speciale con il numero 10 sulle spalle.

Marchio di fabbrica è eufemismo per Aspas

Lo stile di gioco di Iago Aspas è unico nel suo genere: emblematici sono i suoi cucchiai, i suoi improvvisi tocchi deliziosi che molto spesso hanno fatto male alle grandi di Spagna. Spesso nell’esecuzione c’è un po’ di follia, un po’ di genio incompreso, quasi come se le sue conclusioni riuscissero in qualche modo ad ingannare le leggi della fisica.

In qualche modo, questo giocatore riesce a ricoprire più ruoli in campo durante un match: di frequente, infatti, si muove su tutto il fronte d’attacco creandosi spazi speciali. Non è strano vederlo allargarsi improvvisamente per facilitare il contropiede avversario. Rigori, punizioni, pallonetti, dribbling: Iago Aspas è un tuttofare con il pallone tra i piedi e, soprattutto, è molto estetico.

Qui c’è tutto il bello di Aspas, dalla scaltrezza alla follia

Per il percorso fatto e la grande professionalità dimostrata, avrebbe meritato un titolo: la via giusta sembrava quella della Copa del Rey. Purtroppo, dopo aver sconfitto meritatamente il Real Madrid, siglando anche un gol pesantissimo al Bernabeu, non è arrivato lo squillo contro l’Alavés: Iago non ha convinto in nessuno dei due match, anche se ci ha provato fino all’ultimo, e il Celta è stato eliminato dal gol di Edgar Méndez. Una stagione beffarda per il club e per Aspas, che probabilmente ha raggiunto il più alto livello di gioco in carriera. Ma una stagione in cui, finalmente, i più si sono resi conto di quanto effettivamente sia dotato questo genio incostante.

Un genio sottile, delicato e sopraffino che risponde al nome di Iago Aspas Juncal.

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