Greetings from Huddersfield

Diciamoci la verità: nessuno se lo aspettava. Nessuno si aspettava che una squadra come l’Huddersfield Town, non dotata certo di una grande storia calcistica alle spalle, riuscisse a salire in vetta alla Championship ed a rimanere lì per 11 giornate: una sorpresa, proprio come quelle che da piccoli trovavamo nell’uovo di pasqua, o dentro le buste delle merendine. Ciò che però, ora come ora, risulta razionalmente assurdo ma effettivamente reale è che i Terriers, arrivati ai playoff alla fine di una stagione indimenticabile, parteciperanno alla prossima Premier League. Quella dell’anno che verrà sarà la prima volta tra i grandi, tra i partecipanti del campionato più maschio e veloce del mondo; come detto dalle parole di uno dei commentatori di Sky Sports, l’ultima volta che l’Huddersfield Town aveva partecipato ad un torneo della top division, la televisione trasmetteva ancora in bianco e nero. Erano i primi anni ’70.

I tifosi dell'Huddersfield festeggiano, insieme a quelli del Barnsley, il mantenimento della categoria, avvenuto all'ultima giornata dello scorso anno.
I tifosi dell’Huddersfield festeggiano, insieme a quelli del Barnsley, il mantenimento della categoria, avvenuto all’ultima giornata dello scorso anno.

A poco tempo di distanza dalla magica cavalcata del Leicester ed al doblete messo a segno dal Crotone (vittoria della Serie B – salvezza in Serie A), ha preso forma, – anzi, visto che siamo in argomento, ha preso piede – dunque, un altro epilogo tanto bello quanto inaspettato. Nessun magnate thailandese sta, però, dietro al miracolo Huddersfield: la baracca è retta dal “lontano” 2009 da Dean Hoyle, proprietario di un’azienda che fattura quasi 400 milioni l’anno commerciando greeting cards, biglietti d’auguri; niente a che vedere con i miliardi che escono dalla King Power dell’impronunciabile Vichai Srivaddhanaprabha; e se non saranno Audi costosissime, come quelle regalate dal chairman delle Foxes in occasione della vittoria del campionato, magari saranno Aston Martin, perché si, l’inventore di una delle più belle macchine inglesi viene proprio dalla cittadina del West Yorkshire…e, quasi sicuramente, dei biglietti di congratulazioni.

Se analizziamo la situazione più a fondo, l’exploit dei biancoazzurri risulta ancora più incredibile se si prende in considerazione la stortissima annata occorsa la scorsa stagione, che si concluse con un 19° posto in classifica: appena sopra la zona retrocessione, per intenderci. Ad oggi la rosa della squadra è rimasta praticamente immutata: qualche acquisto c’è stato, si, ma niente di eclatante. Vedendo le rose di Sheffield Wednesday e Reading, le due squadre battute nei playoff, potremmo dire che, riguardo ai giocatori, sarebbe difficile fare un paragone che possa essere azzeccate. La verità dei fatti, però, ha detto che stavolta, a vincere, doveva essere il più debole.

Huddersfield campione dei playoff
Underdogs

La melodia tecnico-tattica è rimasta costante lungo le stressanti 46 giornate di campionato, ed è stata partorita dalla mente di David Wagner, che niente ha a che vedere con il compositore tedesco del 19° secolo ma che giostra la sua creatura come se fosse una vera e propria opera musicale. Wagner, arrivato in panchina a novembre del 2015 dalla squadra riserve del Borussia Dortmund, in pochissimo tempo è riuscito a plasmare una squadra che non aveva niente da invidiare alle grandi di Championship, riuscendo a stare in vetta per 11 giornate ed a non mollare quando ormai la stanchezza si era impossessata dei muscoli e delle menti dei giocatori. Tra gli highlander delle squadra c’è senza dubbio Aaron Mooy centrocampista di proprietà del Manchester City – e per questo con un passato nel Melbourne City, società satellite creata dallo sceicco Al Mubarak. Mooy sin dal primo momento è diventato il faro del centrocampo dei Terriers, un dispensatore di palloni a destra e a manca, incontrista e regista allo stesso tempo, ma soprattutto assist-man per gli attaccanti: in una sola stagione in A-League mandò in porta i compagni per 21 volte. Là davanti, i veri colpi estivi sono stati Elias Kachunga e Nahki Wells: il primo arrivato in prestito dall’Ingolstadt, il secondo trattenuto con i denti dopo i 17 gol della scorsa stagione e l’interesse di Norwich City e Derby County. Un toccasana è stato, a Gennaio, l’arrivo di Isaiah Brown in prestito dal Chelsea, un signor nessuno che Mourinho ha più volte elogiato lo scorso anno in diverse conferenze stampa. Il reparto difensivo è stato praticamente perfetto dall’inizio alla fine: Wagner ha saputo coniugare nella giusta maniera i nuovi Schindler e Lowe – aiutati anche dai trascorsi tedeschi del tecnico – e il senatore Smith, giovane ma con una vita passata nei Terriers tra giovanili e prima squadra. L’eroe di giornata, nella finale contro il Reading, è stato il portiere Danny Ward, che ha salvato più volte il risultato ed ha parato l’ultimo rigore degli avversari, dando il via alla festa, suggellata qualche istante dopo da Schindler. La storia del gallese è simile a quella dell’ex compagno Brad Jones, entrambi “riserve” del Liverpool e quest’anno entrambi vincitori di qualcosa: l’uno del campionato olandese, l’altro dei playoff di Championship. Scelte che si sono rivelate azzeccate, sarebbe il caso di osservare.

Jones ora al Feyernoord, Ward ora all'Huddersfield con Mignolet ai tempi del Liverpool
Ward alla destra e Jones alla sinistra di Mignolet: “Non c’è spazio per voi ad Anfield”

Huddersfield, per spolverare la bacheca dalla polvere, si dovrà accontentare di un titulo più “piccolo” rispetto alla coppa dei vincitori del campionato, ma non per questo scarico di significato. Finalmente, la città dello West Yorkshire ha dimostrato di poter essere conosciuta nel mondo non solo per le Aston Martin, ma anche per il football. Le rose nate ad inizio anno sono finalmente fiorite. I motori, da ora, avranno bisogno di nuova benzina.

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