Hakim Ziyech, mille e una notte

Hangjongeren. Tradotto dall’olandese colloquiale: “I ragazzi che stanno in giro.” Vale a dire quei giovani, provenienti dalle periferie, che scorazzano senza meta né sosta per i grigi viali dei propri quartieri.  Tale termine ha col tempo assunto connotati alquanto dispregiativi, palesando il sentimento di molti olandesi nei confronti degli immigrati. Hakim Ziyech era uno di quei giovani malvisti dalla rigida società dei Paesi Bassi, critica verso quella stragrande enclave marocchina disoccupata e tristemente ghettizzata in lugubri sobborghi. Eppure, oggi Ziyech è il rimpianto della Nazionale oranje che lui stesso ha rifiutato, scegliendo di vendicarsi di tutta la discriminazione subita.

Tifinagh

Hakim Ziyech ha forse subito ancor di più quel divario sociale che tuttora separa due culture agli antipodi, ma a volte coesistenti con qualche buon risultato. A differenza dei suoi compatrioti di Slotervaart, nell’hinterland di Amsterdam, Ziyech si è dovuto confrontare con una realtà provinciale. Si dice che ogni mondo è paese, e Dronten non fa eccezione. Situata su di un’isola artificiale, il bigottismo di tale cittadina non gli sorrise. A soli dieci anni, la scomparsa del padre inanellò una serie di ristrettezze economiche, dinanzi alle quali i fratelli maggiori dovettero far fronte scontrandosi persino con la galera; il talento restava l’unica via di fuga per sfuggire dall’abisso in cui si era precocemente ritrovato. Ironia della sorte, il primissimo club in cui il classe ’93 iniziò a giocare si chiamava Real Dronten; sarà sicuramente stato nei suoi sogni infantili affrontare quella squadra a cui la sua doveva parte del nome e che, tecnicamente guidata da un maghrebino europeo come lui, dominava in Champions League. Quante ruletas avrà tentato emulando Zidane, berbero d’origine e anch’egli scappato dalla miseria grazie alla classe cristallina. Ziyech si convinse di volerle vivere su un manto erboso le notti stellate invece che dal suo porticciolo.

Hakim Ziyech Real Dronten | Numerosette Magazine
Hakim Ziyech in tenuta Dronten.

Odi et amo

L’occasione per agguantare la sua ambizione arriva dall’Orgoglio del Nord, come amano definirsi a Heerenveen. Hakim Ziyech arriva in Frisia nel 2007, aggregandosi al settore giovanile. Effettivamente, non ha ancora un ruolo ben definito; ai nuovi allenatori balza subito all’occhio quel mancino vellutato con cui disegna traiettorie frutto del proprio background, una fusione fra i ricercati archi arabi e le ingegneristiche imprese nederlandesi. Ma non gli piace difendere, forse è l’ultima cosa che vorrebbe fare in campo; va detto che la corporatura esilmente longilinea lo rende inadatto a mansioni di copertura. Cominciano a provarlo in mezzo al campo, un’idea interessante, c’è solo un piccolo problema: Hakim Ziyech è un inguaribile dribblomane. Ciò non va però confuso con un apparente egoismo, ama servire elegantemente compagni, sempre con qualche geometrico schiaffo alla dignità degli avversari. In sostanza, impiega poco a dar prova del suo potenziale, i frisoni capiscono che questa furba volpe del deserto va fatta debuttare, poiché di similari, da lì, ne passeranno pochi. Il 2 agosto del 2012, Hakim Ziyech esordisce nei preliminari di Europa League, e appena una settimana dopo, in Eredivisie. Dopo una stagione iniziale di ambientamento tra i grandi Ziyech entra completamente nelle gerarchie del mister; forse denominare semplicemente così l’autore del gol più famoso della storia calcistica olandese, nonché icona della nostalgia milanista, sembrerebbe riduttivo. Marco van Basten resta stregato dal neomaggiorenne, e il Cigno di Utrecht vede in Ziyech l’unico abile palleggiatore in una squadra prettamente spartana. L’ex Pallone d’oro è stato un personaggio ambivalente nella carriera di Hakim, sia guida sia nemico giurato, in seguito. Ziyech è l’addetto a qualsivoglia calcio piazzato, trasformandone anche molti. La maturità del fantasista si riscontra in ambito realizzativo, prende confidenza con la rete, ed è un sensuale rapporto che lo intrigherà in crescendo. Segna e assiste, soprattutto lo fa contro l’Ajax, attirando l’attenzione dei Lancieri, i quali non lo perderanno mai di vista.

Ziyech punizione | Numerosette Magazine
Si scrive Hakim Ziyech, si legge specialista.

La responsabilità è il prezzo della grandezza

La doppia cifra raggiunta e gli screzi continui con l’allenatore lo portano, in estate, a Enschede. Al Twente si piazza prevalentemente dietro la punta, nel caso una nostra vecchia conoscenza, Luc Castaignos. L’importanza dell’esperienza allo stadio De Grolsch Veste sta nella sua disposizione in campo, nonostante conservi la duttilità, Ziyech s’idealizza in un dieci da calcio totale. Forse è l’unico calciatore attuale che sarebbe potuto essere utilizzato da Rinus Michels nel suo TotaalVoetbal, per capacità di adattare un innato estro a diverse zone, evitando danni leziosi. La responsabilità non l’ha mai intimorito, gli basta un’annata da 11 sigilli e 15 assist per diventare capitano del Twente. Le innumerevoli prodezze da punizioni gli valgono il paragone con Sneijder, comparativo che Ziyech rifiuta nella maniera più rabbiosa possibile. Ha disputato alcuni incontri con le selezioni under olandesi, e in una Nazionale prossima alla clamorosa esclusione dall’europeo francese, avrebbe sicuramente trovato spazio. Una figura chiave al macchinoso ricambio generazione dell’Olanda, senza considerare le oggettive possibilità di conquistare trofei internazionali. Le ferite nell’orgoglio di un nordafricano sanno essere molto profonde, e la risposta di Hakim Ziyech alla convocazione di Danny Blind è un no secco, alla quale il suo mentore passato, van Basten, gli risponderà definendolo uno stupido. D’un tratto, Ziyech vive un flashback che lo riporta alla fanciullezza, a toccare con mano il lontano Marocco vestendone la divisa, evadendo da un intero popolo avverso, mediante il genio. L’ultima stagione è un atto di riconoscenza unicamente verso il Twente, nell’impresa di salvare la formazione. Ci riesce, vincendo per la seconda volta consecutiva la classifica assist e concludendo con 17 gol; è giunta l’ora di ampliare gli orizzonti di Ziyech, ha bisogno di una compagine che lo preservi dal clima ostile generale.

Figlio delle stelle

Aveva impressionato l’Amsterdam Arena, all’Ajax lo vogliono a tutti i costi; bastano 11 milioni di euro a proiettarlo nella capitale, dove sarà la voce sportiva della folta minoranza marocchina. Gli Hangjongeren hanno un modello a cui aspirare ogni domenica. Ziyech svaria sul fronte da mezzala, falso nueve, infilando le retroguardie con filtranti al veleno, diventndo un prelibato tuttocampista dalla visione di gioco perfetta, toccando obiettivi come la finale di Europa League persa con lo United. La consacrazione continentale è arrivata lo scorso anno, con la conquista del premio come miglior giocatore del campionato e il primato assoluto di assistenze, 17. In verità, l’apice massimo è lontano da qualunque riconoscimento individuale, trattasi di un riscatto emotivo. Il successo sulla Costa d’Avorio porta lui e la nazionale marocchina a staccare il biglietto per un mondiale a distanza di un ventennio, mentre l’Olanda se ne assenterà. Vuoi il destino, vuoi il karma, vuoi la bravura, in Russia Hakim Ziyech ha superato le critiche della leggenda van Basten, in silenzio. In Europa il suo nome circola, Roma e Borussia tentano facoltose proposte; forse, la lungimiranza di Ziyech si estende pure aldifuori del gioco, trattenendosi all’Ajax esprime il desiderio di incidere eternamente. La versione 2018/19 è fantasmagorica per l’influenza nei gol che ha, talvolta da ala sinistra del moderno 4-3-3 di Erik ten Hag. Già 17 marcature e 15 assist all’attivo in 20 presente, tradotto con almeno una firma a partita.

Ziyech vs bayern | Numerosette Magazine
La sublime giocata di Ziyech ai danni del Bayern Monaco.

L’utopico progetto che covava, all’epoca di Dronten, di sfidare le Merengues, si è tramutato in realtà agli ottavi di finale. All’andata, il sinistro di Hakim ha cambiato lo scenario, dando una svolta fiabesca a quanto visto al Santiago Bernabeu. Sotto lo sguardo di chi il trofeo dalle grandi orecchie l’aveva alzato nel ’95, dei miti che avevano superato l’ultimo ottavo nel 2003, Ziyech è stato illuminato dalle stelle che immaginava da piccolo, inaugurando un ritorno al futuro, da Neeskens a Litmanen, passando per Seedorf, Kluivert e Rijkaard. Dalla sua parte, l’Ajax ha ripreso la sfida col Madrid così come aveva iniziato, con un sinistro piazzato dell’illusionista marocchino.

1-4, 14, la storia dell’Ajax, riportata sul celebre palcoscenico europeo da Hakim Ziyech.

Una notte leggendaria.

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