Guida alternativa alla Champions League

Alert: questa non è la consueta e distinta guida che vi spiega in maniera perfetta e maniacale svolgimento e risultato delle semifinali. E forse non è nemmeno una guida. Ci abbiamo pensato, ma forse non disponiamo di sufficienti mezzi per farlo: e poi, beh, ci pensa il calcio nella sua adorabile e strappaschedine follia a sovvertire ogni pronostico e calcolo. La Champions League non è adatta a chi si accontenta di un Chievo-Bologna senza stimoli, ma quegli stimoli li vuole ricercare in una notte leggendaria.

La metafora è una bugia beffarda al servizio della verità”

Una frase iconica introdotta nello spettacolo “Tel chi el Telun” da Aldo, Giovanni e Giacomo, che cerco spesso di riproporre, anche, per conferire un senso oppure un pizzico di vena artistica al lavoro. Stavolta proviamo a spiegare le semifinali di Champions League in maniera metaforica, inusuale, illogica. In perfetta linea con tutto ciò che abbiamo visto nei quarti di finale.

N.B: l’alternanza 1° persona singolare-plurale sembrerà casuale, ma rientrerà perfettamente nell’illogicità della situazione.

Come un fendente di Kolarov

Kolarov in Champions League vs Chelsea | numerosette.eu

Ci sono due cose che taglierebbero pure la nebbia: il tosaerba di Cruz e i pericolosissimi fendenti di Kolarov.

Quello visto col Chelsea rappresenta praticamente alla perfezione l’indice di pericolosità dell’opzione in serbo da parte del serbo – forse potevamo risparmiarcela – che proietta traiettorie insidiose tra difesa e portiere, le più temute da tutti. Anche la granitica difesa del Liverpool – almeno, in Europa – potrebbe patire questa soluzione che Klopp avrà sicuramente previsto.

Liverpool-Roma, stasera, si giocherà anche su questi piccoli dettagli. Di Francesco è un perfezionista e avrà sicuramente pensato a qualche schema interessante, come la combinazione Kolarov-Under in occasione del primo gol contro il Genoa: la complicità di un pigro Hiljemark non ha comunque macchiato i perfetti tempi con cui è avvenuto il tutto.

Insomma, Kolarov potrebbe essere una chiave per questa semifinale. Ma non l’unica.

Come la protezione di Dzeko

Almeno una volta, nella vita, vorrei sentirmi protetto come il pallone di Dzeko. Difficilmente sarai in pericolo.

La Roma dovrà ripartire da lui. Forse il punto fermo di questa Roma, il giocatore iconico a un passo – così dicevano – dall’addio, che decide di rimanere e trascinare i giallorossi verso un epilogo memorabile: sembra un copione perfetto, senza sbavature.

E di sbavature, non sembra averne. Un gol ogni 149 in Champions League, sei totali, e una quantità di palloni tenuti e passaggi dettati in profondità: lo scarico non sarà mai perfettamente riuscito senza un movimento ben riuscito.

Dzeko si riguarda, con sorriso, commozione, forse fierezza. Non abbiamo mai percepito sino ad ora una sensazione così tangibile di potenza, non solo fisica, ma anche mentale: il bosniaco è come lo schizzo d’onda che fuoriesce nel momento in cui s’infrange contro gli scogli: quando credi di averlo contrastato, arriva il getto a tradimento.

Dzeko in Champions League | numerosette.eu
Qui Dzeko ha già fatto gol prima di ricevere il pallone e tirare. Posizionamento perfetto alle spalle di Alba, che difficilmente può contrastare e impedire la conclusione in porta al bosniaco. Come lo fermi, ora?

Sono forse le due chiavi, Kolarov e Dzeko, che possono contrastare il Liverpool. Ma ripeto, questa guida di logico ha ben poco.

Come i recuperi di Firmino

Il recupero di Firmino è lo specchio della Champions League del Liverpool. Trasformare in oro le seconde palle rientra fra i diktat della squadra di Klopp, e il doppio confronto potrebbe anche giocarsi su quello: lo so, alla fine non si giocherà su quello. Quando cerco di pronosticare qualcosa, un connubio di forze oscure e misteriose complottano contro di me.

Su una cosa potrei mettere la firma: questa semifinale sarà davvero avvincente. E se dai qualcosa per scontato, un Firmino qualunque potrebbe soffiarti il pallone.

Ma soprattutto lascia il segno, in Champions League. Un giocatore totale, abile a calcare ogni zona del campo mantenendo comunque lucidità: la sua indole geneticamente predisposta al sacrificio lo costringe quasi ad aiutare i laterali nella fase di raddoppio, come spesso accaduto nel ritorno contro il City.

Quel che stupisce ancor di più sono i dati che lo dipingono quasi come una macchina: un gol ogni 98 minuti giocati in Champions, una buona media di 0.8 gol a partita in rapporto alla media di tiri effettuati (2.8). Non disperde efficacia neanche nei passaggi, esibendo una brillantissima media dell’84% tra andata e ritorno del quarto di finale, per un totale di 57 appoggi. Ok, per ora basta numeri, mi sento confuso come Guardiola quando incontra Klopp.

Tramortito, conscio di aver perso l’occasione di poter davvero svoltare la stagione. Klopp, invece, è sereno, serenissimo, come se stasera dovesse affrontare una partita di calcio a 7 amatoriale – vi assicuro che quelle sono sentite. Riesce pure a mettere a dura prova l’inteprete in sala stampa.

E per noi diventa sempre più difficile intepretare il Liverpool.

Come un clean-sheet

Ho sempre inquadrato il Liverpool in un’ottica autodistruttiva, della serie “creo tanto, poi mi rovino da solo con un errore difensivo”. Non poche volte li abbiamo visti rovinarsi.

Eppure i Reds hanno subito 7 gol in 9 partite europee.

Gabriel Jesus ha interrotto un’incantesimo, una porta blindata in Champions da ben quattro incontri. Pensate, ad Anfield due soli gol subiti, entrambi dal Siviglia. Dati indicativi, che certificano una crescita ormai lampante e sotto gli occhi di tutti: il Liverpool è una macchina perfetta, o almeno fa trasparire tale perfezione.

Van Dijk è un acquisto più ragionato e importante di quanto si creda, ne giova tutto il reparto nei posizionamenti: ma soprattutto, Klopp segue la filosofia della difesa collettiva, ad unisono.

Liverpool in Champions | numerosette.eu
Creare densità in area, questo sembra l’obiettivo del Liverpool. Non ci sono spazi.

Ok, siamo stati abbastanza egoisti, lasciando maggiore spazio a Roma e Liverpool. Che dire, è forse la semifinale più sentita da tutta Italia, quella più affascinante: i giallorossi che tornano tra le prime quattro dopo 34 anni, quando persero in finale proprio contro i Reds. Magico.

Naturalmente non ci siamo dimenticati di Momo Salah, l’indiziato numero 1, il grande ex pronto a colpire i suoi vecchi compagni e trascinare il Liverpool in finale: tutti attendono una sua mossa.

Ah, e non ci siamo dimenticati di Bayern e Real.

(Quasi) come una birra sgasata

Bayern – Real è ormai un classico. Se avete tempo, mettetevi comodi e gustatevi tutti i 20 gol in tutte le affascinanti e discusse sfide tra due superpotenze del calcio europeo e mondiale: l’impressione è che, quest’anno, abbia leggermente perso il fascino degli altri anni, un po’ come una birra sgasata, già stappata, conservata in frigo in attesa di finire un’altra bottiglia che non veniva sorseggiata e gustata da tanti anni. Forse siamo affascinati dalle novità, o forse l’epopea giallorossa ci ha distratto da un doppio incontro che dovrebbe trasudare fascino da ogni poro.

Il Bayern Monaco di Heynchess è pronto a giocarsi le ultime bollicine prima di sgasarsi completamente e ripartire con un nuovo ciclo manageriale, da Kovac; l’ultima volta che decise preventivamente di lasciare i bavaresi, vinse la Champions, contro il Borussia di Klopp – sarà un segno? – che eliminò il Real Madrid grazie ad un sensazionale poker di Lewandowski – altro segno? Poker che compie esattamente cinque anni.

Compie sei anni, invece, il 2-2 che permise al Chelsea di approdare in finale, all’Allianz, contro il Bayern Monaco. I tedeschi, invece, eliminarono proprio il Real Madrid: decisivi i calci di rigore, al Bernabeu.

La Champions League, come la vita, è fatta di segnali, piccoli o grandi che siano: sta a noi intepretarne grandezza e importanza. E la grandezza di queste due squadre non si può misurare, o meglio, è già visibile a occhio nudo.

Ribery vs Siviglia nei quarti di Champions League | numerosette.eu
Ed è visibile pure in questo caso: la palla di Ribery uccide la difesa del Siviglia e proietta già il Bayern in semifinale. Da sottolineare anche l’inserimento centrale di Muller che si trascina via l’uomo.

Va anche detto che, sotto la gestione Heynchess, il Bayern non ha ancora affrontato un avversario equiparabile al suo livello di forza.

Il Real, invece, non ha bisogno di ulteriori presentazioni. Finito nell’occhio del ciclone più per episodi arbitrali che per meriti o demeriti sportivi, ha corso un grandissimo rischio ponendosi in maniera del tutto errata contro la Juventus: aggrapparsi alla qualità dei singoli potrebbe risultare decisivo per il passaggio del turno, anzi, forse resta l’unica via percorribile per salvare una stagione meno brillante di quanto ci saremmo aspettati. Aggrapparsi quindi a Ronaldo, in sostanza: CR7 dovrebbe essere chiamato CR8, come i gol segnati ai bavaresi. Incute ancor più timore.

Sergio Ramos intercetta Dybala al tiro nell'andata dei quarti di Champions | numerosette.eu
E se il Bayern pregusta già di brindare alla vittoria, deve fare i conti con Sergio Ramos.

La completezza in ogni reparto rende i Blancos pericolosi in qualsiasi momento, e in una competizione fortemente episodica è la ricetta giusta per vincere.

I maggiori pericoli potrebbero arrivare dalle corsie esterne, dove Marcelo spazia su tutto il fronte offensivo concedendo qualche piccola sbavatura difensiva: decisivi potrebbero essere proprio i duelli, Ribery-Carvajal su tutti. E attenzione a James Rodriguez. Nel 4-1-4-1 disegnato dal tecnico tedesco, James funge da mezzala atipica propensa all’inserimento e, quando lo richiede, al palleggio che non perde di fluidità. Diviene così una sorta di regista dell’azione offensiva, abile a svariare a tutto campo entrando tra le linee avversarie.

James Rodriguez in Champions | numerosette.eu
La difesa del Siviglia si fa attrarre dall’inserimento di James, lesto a servire il libero Ribery.

Come se non bastasse, vuole fare uno scherzetto ai suoi ex compagni, a quel Real che sperava di far fruttare l’investimento. Lui, autore di un gol quasi pesantissimo: quasi, si, macchiato dalla 500° firma della Pulce che gelò il Bernabeu, quasi un anno fa – 23 aprile 2017.

Insomma, numeri e casualità a parte, se avete impegni tra stasera e domani sera, cancellateli. Ne vale davvero la pena.

Stavolta niente metafore, è la verità.

Bonus Track

Speriamo di esserci salvati così, proprio come ha fatto Bruno Peres.

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