Griezmann e Ronaldo: diversi ma non troppo

Così diversi, eppure così uguali. Uno, il portoghese bionico, ha vinto tutto quello che è umanamente possibile vincere e anche qualcosina in più. È il re incontrastato della Madrid in blanco e la scorsa estate si è tolto anche lo sfizio, e che sfizio, di vincere l’Europeo con la sua nazionale.

L’altro è il jefe dell’altra metà di Madrid, quella rojiblanca, che qualche anno fa si trovava anni luce distante dai cugini ma che adesso, a suon di Cholismo, può guardare il mostro merengue dritto negli occhi.

Stiamo parlando di Cristiano Ronaldo e Antoine Griezmann, due numeri sette, entrambi capaci di creare capolavori su un campo di calcio e di mandare in estasi una città che mai come in questi ultimi anni ha dominato il calcio europeo.

Fare un paragone tra i due sarebbe ingeneroso: Ronaldo ha vinto tutto e la sua bacheca, sia a livello individuale che a livello di squadra, farebbe impallidire chiunque; quella di Griezmann è, invece, miseramente vuota.

Anzi, a guardare bene è pienissima di rimpianti: quelli nati dopo la finale di Champions, dove Le Petit Diable ha sbagliato un calcio di rigore, e dopo la finale degli Europei, quando la tavola era apparecchiata per la vittoria dei Blues padroni di casa ma Eder decise di rovesciare i pronostici e portare il trofeo in Portogallo.

In quel caso Ronaldo si infortunò subito ma riuscì, in modo insolito, a prendersi ugualmente la scena, guidando i suoi dalla panchina. Nel totale imbarazzo di coach Fernando Santos.

  “Questa mi mancava!”

Ronaldo è dunque un vincente, e Griezmann è un perdente di successo.

Questo è stato il verdetto del campo, non netto ma chiaro. Andarci vicino conta solo a bocce, recita un vecchio adagio popolare, con buona pace dei tifosi di Atletico Madrid, Francia e dello stesso Griezmann. Ma definire inutili le reti e le giocate del francese sarebbe ingiusto e ingeneroso: rimanendo in Italia, possiamo forse definire fallimentari le esperienze di Batistuta con la Fiorentina o di Signori con la Lazio, solo perché i loro gol sono valsi una coppa Italia e una Supercoppa Italiana (conquistata dal bomber argentino), e nulla più? Assolutamente no: il calcio è anche emozione e le reti e le giocate di Griezmann hanno fatto emozionare, gioire e piangere i suoi tifosi, divisi tra baguettes e paella.

Però in cuor suo il francesino, che ha abbandonato l’improbabile cresta di qualche anno fa per un taglio molto più sobrio, sa che i soli gol non possono bastare se non vuole ritrovarsi tra cinquant’anni a fissare il vuoto pensando a cosa sarebbe potuto essere della sua carriera.

Ecco, guardare alla carriera di Ronaldo potrebbe aiutarlo. Già, perché anche CR7, che ha vinto tutto, ha vissuto delusioni terribili sulla propria pelle, da cui si è rialzato più forte e affamato di prima.

Non possiamo dimenticare la finale di Euro 2004 quando un Ronaldo ancora diciannovenne pianse lacrime amare in diretta mondiale: il suo Portogallo, padrone di casa, si inchinò alla sorprendente Grecia di Otto Rehhagel, che con un gol della meteora Angelos Charisteas sconvolse il mondo del calcio con un’impresa assolutamente fuori da ogni pronostico. Una caduta clamorosa, da cui però il portoghese seppe rialzarsi, traendo rabbia e motivazioni su cui avrebbe costruito una carriera mostruosa.

 Le lacrime di Ronaldo (dev’essere il nome, che dite?)

Sempre loro, i simboli di Madrid, si ritroveranno l’uno di fronte all’altro sabato sera, quando gli occhi di tutto il mondo saranno sul Vicente Calderón, nell’ennesimo capitolo di questa infinita epopea. Certo, Ronaldo la scorsa stagione ha vinto due guerre, ma siamo certi che al biondo Antoine non dispiacerebbe decidere l’esito di una battaglia, come del resto ha già fatto lo scorso anno al Bernabeu.

“Un gol PESANTISSIMO” sussurrò Stefano Borghi

Due rivali che si rispettano senza astio, una rivalità più soft rispetto a quella tra Ronaldo e Messi. Griezmann non manca di rendere omaggio al suo alter ego madridista (e alla Pulga blaugrana), rifiutando di essere messo già adesso sullo stesso piano dei due campionissimi che hanno monopolizzato il calcio mondiale negli ultimi anni:

“Ronaldo e Messi sono 2 mostri, 2 leggende. Fra 10 anni il mondo dirà che nessuno sarà in grado di eguagliarli. Io cercherò di avvicinarmi a loro il più possibile e di continuare ad accrescere il mio livello ogni anno per diventare il miglior giocatore possibile”

Ronaldo invece si è addirittura scusato con Griezmann nel corso della premiazione dell’ UEFA Best Player in Europe Award per avergli fatto perdere due finali. Anche se ciò ha suscitato ilarità tra il pubblico presente e un ghigno amaro sul volto dello stesso Griezmann, le scuse del portoghese erano assolutamente sincere: avrà ricordato la delusione subita nella finale di Euro 2004, e avrà immaginato cosa vuol dire perderne due in un mese. E anche in campo, CR7, è stato un gentiluomo nei confronti del suo rivale.

Ronaldo e Griezmann, così diversi: potenza, fisico e tecnica il campione di Funchal, furbizia, estro e creatività il Piccolo Diavolo di Mâcon. Diversi, come le loro bacheche e i loro trofei vinti: tutto contro niente. Eppure così uguali: due leader, due esempi e due trascinatori, simboli delle due metà di quella che è indiscutibilmente da qualche anno la capitale del calcio mondiale.

Dunque non possiamo far altro che gustarci l’ennesima battaglia, in attesa della prossima guerra che metterà in palio un nuovo trofeo. Perché “Non c’è due senza tre”, penserà Ronaldo; secondo Griezmann, invece, “La vendetta è un piatto che va servito freddo”. Sono solo proverbi, ma che ben descrivono lo stato d’animo di questi due splendidi numeri sette nell’avvicinarsi al derby. E il futbol, intanto, ringrazia per l’ennesimo duello che si preannuncia epico.

E noi, di numerosette.eu, saremo in prima fila per assistere allo spettacolo. Perché in fondo, il nostro nome, mica l’abbiamo scelto a caso.

 La foto sembra annunciarci che il derby di sabato sarà un testa a testa durissimo…

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