Guida ai gironi di Champions League 2018/2019

Gironi Di Champions League.
Trentadue Squadre, Quindici Paesi, Otto Gruppi, Una Data: 1 Giugno 2019 Madrid, Wanda Metropolitano.

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Siete pronti per la nostra guida ai gironi di Champions League 2018/2019?

Stasera incomincia la sessantaquattresima edizione, la ventisettesima con la formula attuale, la prima dopo la riforma del 2016 che prevede partite su due turni (18.55 e 21) con le prime 4 squadre delle prime 4 federazioni direttamente qualificate alla fase a gironi di Champions League. Anche l’Italia, grazie a questa novità, presenta 4 club (Juventus, Napoli, Roma e Inter) e non accadeva dalla stagione 2009/2010 quando l’Inter di Mourinho sovvertì ogni pronostico e sconfisse il Barcellona apocalittico di Guardiola, centrando lo storico Triplete ai danni del Bayern Monaco di van Gaal. Che sia di buono auspicio?

Guida ai gironi di Champions League

Nelle prossime righe Paolo De AngelisFrancesco Saverio SimonettiCorrado Tesauro vi faranno compagnia, interrogandosi, tramite sette domande, sulle tematiche più importanti dei prossimi mesi europei. Ci chiederemo quali sono le reali aspettative delle italiane, chi sarà il giocatore rivelazione, quale squadra ci deluderà, e proveremo a indicare fin da oggi una finalista, solo per dirvi ve l’avevamo detto. Vi proporremo anche un tour, scegliendo il girone più fascinoso da visitare per farvi schiodare dal vostro caldo divano contrastato da una buona birra fredda.

Fine degli indugi, partiamo.

1. I gironi delle italiane

Che cosa dobbiamo aspettarci da Juventus, Napoli, Roma e Inter?

Paolo: Torna la Champions, tornano quattro squadre italiane: c’è grande attesa per questi gironi di Champions League. Il Napoli arriverà agli Ottavi ma dovrà far leva sull’esperienza di Ancelotti, su quel salto di qualità in termini di maturità e capacità di adattarsi a situazioni tattiche differenti. L’Inter, invece, riassapora le grandi notti dopo otto anni, ma rischia di non passare i gironi; conteranno le motivazioni, le insicurezze di un Spalletti che non sembra trasmettere la fiducia giusta alla squadra. Quella stessa fiducia che contraddistingue la Juventus, pronta a cicatrizzare le scorie di una maledizione che CR7 può scacciare. E la Roma? Beh, sarebbe capace di vincere al Bernabeu e di perdere col CSKA.

Francesco: In questa fase a gironi di Champions League la dea bendata ha premiato Roma e Juventus. Le due squadre che meglio hanno fatto in Europa negli ultimi 5 anni possono superare agilmente il girone, consentendo alle due squadre (soprattutto alla Roma) di trovare con calma la propria quadratura in campionato. Lo United da una parte e il CSKA dall’altra, però, sono avversari che proveranno a minare le rispettive certezze delle italiane. Napoli e Inter, invece, sono chiamate a superare i propri limiti. Se l’Inter non poteva sperare in un girone molto più semplice, partendo dalla quarta fascia (complice 7 anni di esclusione dalla Champions), al Napoli poteva girare decisamente meglio. Eppure la Roma dell’anno scorso ha insegnato che in Europa alcuni limiti strutturali in campionato possono diventare pregi in Europa e dare nuova linfa in Italia. Chissà, magari Spalletti starà leggendo.

Corrado: A Napoli la chiamano ciorta, che è traducibile con sorte e può essere sia buona che cattiva. Per quanto riguarda i gironi di Champions League tanto passa anche da questa magica parola e dagli abbinamenti. Se la Juventus, che è anche la più attrezzata ad arrivare fino in fondo, e la Roma sono capitate in gironi che difficilmente le vedranno fuori dalle prime due, non si può dire lo stesso per il Napoli e per l’Inter. Tra queste due sono sicuramente gli azzurri quelli con più chances di passare, guidati dall’esperienza europea di Ancelotti. Altri problemi, invece, si hanno a Torino: non arrivare almeno in Semifinale sarebbe evidentemente un fallimento. Vero, Cristiano?

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2. Icardi

Il capitano dell’Inter debutto in Champions League. Quale sarà il suo impatto?

Corrado: Giocare la prima Champions della propria carriera a 25 anni da capitano dell’Inter e con già più di 100 gol in Serie A può voler dire arrivare pronti per un appuntamento così importante. Vuol dire, però, anche dover sopportare la pressione. Questa stagione sarà abbastanza decisiva per Icardi per capire che giocatore essere e, se sulla semi-infallibilità in area di rigore credo che nessuno nutra dubbi, bisogna vedere come reagirà caratterialmente alle notti europee. Il destino suo e dell’Inter tutta sono legati come non mai, ma il talento di Mauro non si discute. Perciò dico: 4 gol nella fase a gironi di Champions League.

Paolo: Per Icardi sarà la prima volta. La prima volta di quella magica musichetta che spera di sentire ancora a lungo, chissà per quanto: i gironi di Champions League non sorridono all’Inter, ma guai a sottovalutare i nerrazzurri. Mai sottovalutare Icardi, uno da notti importanti, uno che può segnare triplette nei derby quando serve: può anche sbagliare gol a porta vuota, rendendosi abulico nella manovra. Questo è Mauro Icardi, in fondo, e sono sicuro che sarà un fattore determinante. Anche perché gli argentini nerrazzuri, in Champions, sanno colpire.

Francesco: Vorrei andare in contro tendenza e dire che Icardi steccherà a priori. Ma non ce la faccio. La sua poca partecipazione alla manovra non è necessariamente un problema, come spiegavo qui. Il problema principale è capire come l’Inter si vuole esprimersi offensivamente. La sensazione è che fatica e faticherà ancora per un paio di mesi, ma se riuscisse a esprimere un gioco migliore sfruttando l’intero perimetro del campo in ampiezza e profondità, a quel punto Icardi potrebbe diventare letale: basta effettuare cross tagliati in area di rigori. Poi ci pensa lui.

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3. Matrix

Qual è il girone più indecifrabile?

FrancescoGirone E. Escludendo il Bayern Monaco, il gruppo è estremamente equilibrato. Andare a giocare all’Olimpico di Atene sarà difficile per tutti e l’AEK ha grossa fama di rivalsa, ci ritorneremo. L’esperienza del Benfica in ambito europeo, tuttavia, è fuori discussione e ha giocatori più esperti delle altre pretendenti, come gli eterni Luisao e Jonas, con Pizzi sempre più giocatore europeizzato. Poi c’è l’Ajax. L’Olanda vive un momento buio con la propria Nazionale (simile al nostro) e il rilancio passa dalla capacità di fare bene in Europa con i club. I lancieri quest’anno non hanno smantellato, confermando i gioielli (de Ligt, de Jong, Ziyech e Dolberg), i veterani (Huntelaar e Schone), e riportando a casa Blind e Tadic (ex Twente) più maturi. Molto si deciderà nelle prime 3 partite.

Corrado: Le ultime edizioni della Champions League ci hanno presentato una competizione estremamente episodica, che ruota molto attorno alle giocate dei singoli, soprattutto nella fase a eliminazione diretta. Il girone B, con Inter, Barcellona, Tottenham e PSV, seguirà molto probabilmente questa tendenza. Le gerarchie vedono inevitabilmente i blaugrana più avanti, seguiti dai londinesi e poi dai nerazzurri, con il PSV ultimo. Una differenza di valori in campo c’è, quindi, ma non è così ampia da non poter lasciare spazio a sorprese neanche poi troppo clamorose, spesso dovute allo stato momentaneo di forma. Quindi aspettiamoci di tutto, anche dal talento di Lozano e compagni.

Paolo: Il girone F mi sembra indecifrabile. Non tanto per l’incertezza quanto per il reale valore delle squadre: va bene, il City probabilmente arriverà primo, ma difficilmente passeggerà. Sarà la prima volta di Nagelsmann in Champions, l’allenatore prodigio che non ha paura di presentarsi al Grande Ballo con Belfodil centravanti; il coraggio è il suo mestiere. Proverà a contrastare lo Shaktar dei brasiliani, la principale candidata per il secondo posto, e il Lione dell’eterna promessa Depay. Già, lui, uno dei peggiori numeri 7 nella storia del Manchester United. Rovina la nostra reputazione.

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No, Memphis, devi ascoltarci!

4. Outsider

Quale squadra ci sorprenderà in questi gironi di Champions League?

FrancescoL’AEK Atene parte ipoteticamente all’ultimo posto nel girone E composto da Bayern Monaco, Benfica e Ajax. Ma potrebbe avere qualcosa in più da dare emotivamente. I gialloneri tornano dopo 12 stagioni in Champions, ma soprattutto ritornano dal fallimento che nel 2013 li ha condotti in terza divisione. L’anno scorso si sono imposti vincendo il campionato dopo 14 anni, spezzando l’egemonia dell’Olympiacos che durava da 7 anni e battendo all’ultimo colpo il PAOK con l’invasione di campo armata del presidente. Insomma, l’AEK si è sporcata le mani in questi anni e lo Stadio Olimpico Spyros Louīs, con oltre 70 mila posti, è nato pronto per la battaglia. Non sarà una passeggiata per nessuno andare ad Atene.

Paolo: Tadic, Huntelaar, Zyiech. Non vi sale l’hype solo a leggere il tridente dell’Ajax? I lancieri vogliono sfruttare la benevola urna di Nyon per accaparrarsi un secondo posto più che fattibile e un Ottavo di Finale che manca dal 2005/06; in quella stagione il capocannoniere era proprio Klaas-Jan Huntelaar, il cacciatore più temuto dai difensori europei. È un evergreen potenziato e decisamente più forte di Ciccio Caputo, uno di quegli attaccanti che senti nominare da quando leggevi Calcio 2000 e tentavi di scambiare un doppione di Giallombardo. Ma occhio anche a Onana, il portiere che ha costretto Krul ad abbandonare i lancieri per cercare più spazio. Da seguire, come l’Ajax.

Corrado: Il 2004 è lontano e l’immagine di un Josè Mourinho con la coppa e dei capelli ancora più neri che grigi è solo un vecchio ricordo. Il Porto, però, ha tutto per dire la sua. Innanzitutto non è mancata una discreta dose di ciorta – sì, quella di prima – che ha consegnato ai Portoghesi uno dei gironi di Champions League più abbordabili. A questo si aggiunge una rosa che vede talento ed esperienza combinarsi perfettamente e trovare piena realizzazione nel leader tecnico della squadra: Hector Herrera. Il Messicano viene da un mondiale giocato ad altissimo livello e una Champions da protagonista potrebbe lanciarlo tra le braccia di una grande. E se, a proposito di 2004, il Porto percorresse le orme del Monaco di due anni fa?

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Il ragazzo può dire la sua.

Intermezzo: Interrail

Il girone da visitare.

Corrado: Si parte dai vicoli del centro storico di Napoli, con una visita al bar che espone come reliquia un capello di Maradona; ci si sposta a Liverpool, precisamente a Penny Lane, per capire se effettivamente c’è nell’aria qualcosa che stimola il genio; poi Belgrado, per toccare con mano un mondo caduto ma che rimane unico, e infine Parigi, ma non nelle sue zone più caotiche, bensì al cimitero monumentale di Père Lachaise, dove poeti e pittori sono sepolti vicini. È un interrail della poesia, dell’irrazionale e dell’unicità in quattro dei posti più mistici d’Europa. Questo ci offre il girone C.

Paolo: Non sarà il tour più bello della nostra vita. Dovremmo essere puntuali come la Zytglogge, la torre dell’Orologio che scocca a ogni ora su Berna, che intanto si sposterà allo Stade de Suisse per la sfida contro lo United. Ci andremo poi a Manchester, nel celebre The Bishop Blaize, a Chester Road, cuore pulsante di un amore per i Red Devils che scorre nelle vene alla stessa velocità con cui i baristi versano bicchieri di birra. Quella birra così leggera ed economica – detto da un genovese poi – che inonda le calle di Valencia; transitare nel Bar Mestalla sarebbe riduttivo, ci perderemmo l’atmosfera inebriante là fuori, dovunque. Poi si sa, gli spagnoli entrano all’ultimo allo stadio, passando per il vomitorio. Da lì stravolgiamo tutto e ci immergiamo nella regalità dello Juventus Stadium, un gioiello che nelle mie trasferte da genoano associo sempre a una sconfitta con zero tiri in porta. Ma questa è un’altra storia.

Francesco: Al di là del livello competitivo, ma che belli i gironi di Champions League! Questa è (anche) l’Europa. E da europei proviamo a ragionare, perdendoci nelle meraviglie che ogni città porta con sé, con la propria tradizione che si unisce ai nostri sguardi. Quest’anno il girone E mi è particolarmente gradito, e lì vi ci porto. Partiamo domani per Amsterdam, da Piazza Spui, sotto la statuetta del monello, dove i giovani olandesi anticipavano nel 1967 la rivoluzione culturale del ’68, mentre insegnavano il calcio totale; il 2 ottobre siamo a Monaco di Baviera, in pieno Oktoberfest; il 7 novembre ci immergiamo nel silenzio di Lisbona, tra azulejos e strade in salita nel quartiere storico di Alfama, dove vi accoglierà Titinha con il suo ristorante alla mano; infine è il tempo di Atene, il luogo per eccellenza: il 27 novembre fa un po’ freddino, ma sedetevi ai piedi dell’Acropoli e ammirate il bianco dei tetti, di una città al suo interno viva di colori e sfaccettature, che non vede l’ora di rinascere.

Sfruttare i gironi di Champions League può essere un bel modo per girare l'Europa (fotografia di Francesco Saverio Simonetti) | Numerosette Magazine
fotografia di Francesco Saverio Simonetti

5. La rivelazione

Di quale giocatore ci innamoreremo definitivamente in questi gironi di Champions League?

Corrado: Non ha ancora debuttato in campionato con la nuova squadra, ma il talento mostrato al mondiale e il prezzo pagato dal Monaco per aggiudicarsi il suo cartellino tracciano un cerchio attorno al nome di Golovin con l’evidenziatore dal tratto più doppio. Il Russo è sicuramente tra i giovani più interessanti di questa edizione ma, nonostante l’età, ha già 18 presenze alle spalle nella competizione, senza però ancora nessun gol. Il suo talento servirà al Monaco se vorrà superare la fase a gironi di Champions League. In ogni caso godiamoci uno dei giocatori più belli da vedere.

Francesco: Non ho dubbi, in questi gironi di Champions League ci innamoreremo definitivamente di Rodrigo. A Valencia la concorrenza in attacco è come al solito alta, ma il brasiliano naturalizzato spagnolo ha la cazzimma delle notti europee, per imporsi e sfondare porte. Juventus avvisata.

Paolo: E se vi dicessi Christian Pulisic? Forse mi prenderete per pazzo, ma l’americano ha tutto per sfondare. Non l’ha ancora fatto in Europa – solo 1 gol e 3 assist in 15 presenze – ma nei gironi di Champions League potrebbe scatenarsi la sua consacrazione; con il Brugge è in dubbio per un problema fisico, e questo rende ancora più improbabile la mia predizione. Ma più che predizione la definirei azzardo, convinzione, consapevolezza che anche Pulisic deve avere dei suoi enormi mezzi. Non ha potuto sfruttare i Mondiali per mettersi in mostra, questa è l’occasione migliore per strappare l’etichetta di promessa.

Pulisic rivelazione ai gironi di Champions League? | Numerosette Magazine
La grinta per tenere botta non gli manca.

6. Flop

Quale squadra ci deluderà nei gironi di Champions League?

Paolo: Roma, rispetto all’anno scorso. Non sarà flop totale, ma le aspettative createsi dopo l’ultima cavalcata sono troppo alte per essere confermate, e si sa quanto sia dura e spinosa la conferma; come se non bastasse, l’integralismo di Di Francesco è uno dei peggiori nemici. La chiave potrebbe essere l’elasticità, oltre alla giusta posizione per uno dei top di questa Roma, Javier Pastore. Attenzione alle insidie in questa fase a gironi di Champions League.

Corrado: Si può ritenere un flop una squadra che parte con aspettative elevate, ma che non raggiunge i risultati che si era prefissata. Le cause possono essere tante: un gioco non proprio esaltante, giocatori non sempre funzionali al contesto, la mancanza di una leadership assoluta o tensioni interne allo spogliatoio. Come dite? Il Manchester United ha tutti questi problemi? Beh, sì, ma Josè Mourinho non è abituato alle mezze misure e, tra le liti con Pogba e sfuriate in conferenza stampa, non sembra essere la sua annata fortunata. Non passare i gironi di Champions League, specialmente con queste rivali, segnerebbe la fine di Mou a Manchester?

FrancescoDal girone C a priori uscirà un flop. Liverpool, PSG e Napoli sono tra le migliori 16 della competizione e non passare il turno sarebbe una sconfitta. Se questo è vero, è anche vero che il Napoli si ritrova in un girone al di sopra delle proprie possibilità, basti pensare anche solo all’ultima stagione. Eppure gli uomini di Ancelotti hanno dimostrato già in campionato di possedere una connotazione camaleontica che potrebbe conferire alla squadra quella capacità di sovvertire il pronostico, partendo da una posizione più leggera mediaticamente, come accadde l’anno scorso alla Roma. Il flop, quindi, potrebbe essere cercato altrove. E il PSG, al netto di un attacco spaziale, continua ad avere problemi nella propria metà campo che in Europa ha sempre pagato. Che si possa confermare questo trend?

7. Top

Una sola monetina: la squadra che attendiamo in finale. 

Corrado: Sarà pure scontato, ma non vedo attualmente squadre più pronte del Manchester City per la vittoria finale. Il che, in realtà, è anche abbastanza sorprendente visto che stiamo parlando di una squadra che al massimo ha raggiunto la Semifinale. L’anno scorso i Citizens hanno dominato la Premier e quest’anno sono partiti come meglio non si poteva, ma in Europa si erano schiantati ai Quarti contro un Liverpool inarrestabile e poi finalista. Un anno in più con Guardiola, però, può solo perfezionare quella macchina quasi perfetta, soprattutto considerata la giovane età di molti giocatori chiave. Poi, magari, per quel discorso di De Bruyne pallone d’oro.

PaoloLiverpool. Sì, l’avete ormai capito che ho le scimmie urlatrici come Aldo Baglio al posto del cervello, ma non demordo. Nemmeno i Reds, capaci di migliorarsi sempre più grazie ad una campagna acquisti ragionata e impostata per eludere i pochi punti deboli; il Liverpool formato Champions si era rivelato più granitico e devastante di quel che si pensi, e l’acquisto di Allison non fa che fortificare una delle probabili migliori difese, fin dai gironi di Champions League. E chissà, se arriverà questa maledetta Coppa.

Francesco: Simeone deve lasciare l’Atletico Madrid da almeno 4 stagioni. Da quando il ciclo miracoloso sembrava concluso dopo aver vinto Europa League, Coppa del Re e Liga, e perso ai supplementari la finale di Champions contro il Real. Il KO ai rigori nella finale di Milano, ancora contro il Real, sembrava poi preludere l’addio definitivo del tecnico, e con lui di Griezmann che sparacchiò dagli 11 metri. Oggi i due sono ancora là, più vincenti. E non c’è squadra più definita dell’Atletico e del concetto di Griezmann come uomo anarchico nel cholismo. Il Real e la Juventus stanno mutando tecnicamente, il Barcellona ha dato l’addio a Iniesta, il Bayern continua a cambiare allenatore, per Guardiola la Coppa fuori Barcellona sembra stregata. La vittoria nell’ultima Europa League potrebbe aver dato nuova linfa ai colchoneros per tentare l’ennesimo ultimo assalto. Nella propria nuova casa. Quale occasione migliore?

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Non vediamo l’ora che questi gironi di Champions League siano già conclusi per pregustarci le sfide più belle che il calcio possa offrire.

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