Storie: Germania, un passo falso di troppo

I tedeschi, un popolo coriaceo, combattivo, arcigno. In ogni cosa mettono sempre il loro tocco di concretezza e forza di volontà. E il calcio non fa eccezione, anzi, ne rende l’idea come il più efficace degli emblemi. L’ultima semifinale però, oltre a sancirne l’eliminazione da Euro 2016, denota un fatto: Griezmann con la sua storica doppietta (che ha permesso ai Bleus di conquistare la vittoria che mancava dal 1958 nei confronti coi teutonici) mostra come la Germania, testarda quanto costante, spesso e volentieri si sciolga come neve al sole nelle occasioni importanti. E allora diventa evidente come la nazionale tedesca presenti nella sua storia numerosi successi ma anche diverse debacle, molte passate alla storia. Vero è che per perderle, le partite importanti vanno giocate. E in questo nessuno è al livello dei tedeschi: ben 8 finali mondiali disputate, 6 agli Europei, con il 50% di successi (e quindi il 50% di sconfitte) in entrambe le competizioni. Ed è record. Al quale si accompagna un altro primato, quello dell’arrivo tra le prime quanto tra competizioni continentali (9) e iridate (13). Tuttavia, ciò che distingue i vincitori dai vincenti è il trovare futili scuse per i propri insuccessi. Per cui non si possono dimenticare situazioni in cui la Germania ha deluso le attese, quelle in cui è arrivata a un passo dal traguardo per poi veder svanire il sogno proprio sul più bello. E come tutti sappiamo, spesso a infrangere quelle fantasie di un intero popolo, c’erano 11 giocatori vestiti di azzurro.

wembley tor
Wembley Tor

Ma è giusto andare per ordine cronologico. Nel 1934 la nazionale di calcio tedesca partecipa al suo primo Mondiale, e stecca al primo appuntamento importante: perde 3-1 in semifinale contro la Cecoslovacchia (trascinata dal capocannoniere del torneo Nejedlý), finendo poi per accontentarsi del 3° posto. Si ritroverà giù dal podio nel 1958, dopo aver perso 3-1 (pur trovandosi momentaneamente in vantaggio) la semifinale contro la Svezia (i giocatori scandinavi pagarono il pegno di una scommessa e dopo la vittoria si rasero a zero).
Nel mondiale 1966, svoltosi in Inghilterra, i tedeschi si contesero il titolo coi padroni di casa. Dopo che i tempi regolamentari si conclusero sul 2-2 col pareggio agguantato all’ultimo dalla Germania grazie al gol di Weber (discusso per un presunto fallo di mano di un compagno), nei supplementari la nazionale dei 3 leoni ebbe la meglio. A spaccare il match fu il Wembley tor, il gol-non gol di Geoff Hurst che l’arbitro Dienst e l’assistente (che riuscirono a comunicare solo tramite gesti) convalidarono. Quella finale si chiuse con un altro gol di Hurst. Un  4-2 che valse all’Inghilterra quello che è tuttora l’unico titolo della sua storia. Nell’edizione successiva, quella del 1970, ha origine, invece, una delle rivalità più avvincenti del storia calcio: Italia vs Germania.

Facchetti e Seeler scambiano i gagliardetti in quella che passerà alla storia come la Jahrhundertspiel, la partita del secolo

Imprevedibilità, estro e creatività contro costanza, ordine e disciplina. Un conflitto che travalica i campi di calcio, uno scontro imperituro che permane con lo stesso fascino indipendentemente dall’epoca. Non può che nascerne un match straordinario. E questo si rivelerà la semifinale che avrà luogo nello stadio Atzeca. Gli stessi tedeschi la definiranno Jahrhundertspiel, la partita del secolo. Dopo che i 90’ si conclusero sull’1-1 (con Schnellinger che in extremis riagguantò l’iniziale vantaggio di Boninsegna), nei supplementari trionfò la suspense agonistica, a scapito però del lato tecnico. Alla fine la spuntò l’Italia per 4-3, con un guizzo finale di Rivera che rese inutile la doppietta di Gerd Müller. I tifosi messicani furono così entusiasti per lo spettacolo cui poterono assistere che vollero porre una lapide all’esterno dello stadio per ricordare un match dai contorni sudamericani per tenacia e fantasia. L’Italia passò il turno, per poi essere travolta da un Brasile trascinato da Pelé. Onore delle armi per i tedeschi, ancora una volta, ma avevano mancato un altro appuntamento.
Con Beckenbauer capitano, oltre all’onore arriverà anche la gloria, con la conquista del primo titolo continentale (1972 con 3-0 sull’Unione Sovietica) e del secondo titolo iridato (1974, con la vittoria 2-1 in rimonta sull’Olanda del “calcio totale” di Cruijff). Ma se vincere è facile, il difficile sta nel confermarsi. E la Germania dimostra come bissare sia una sfida ardua per tutti. Nel 1976 giunse in finale dell’Europeo, arrendendosi solo di fronte alla Cecoslovacchia (il penalty decisivo lo segnò Panenka con un cucchiaio).

cucchiaio di panenka
Il cucchiaio di Panenka a Sepp Maier

Non andò certo meglio il tentativo di confermarsi sul tetto del mondo calcistico. Nei mondiali del 1978 fu eliminata al secondo turno dall’Austria. Ma le sconfitte più dolorose, si sa, sono quelle subite quando sei a un passo dal successo finale. Ed è quanto proverà l’intero popolo tedesco nel 1982. Ai mondiali spagnoli, la Nazionale allora allenata da Jupp Derwall giunse alla finale di Madrid, carica di entusiasmo e buone speranze. A separarla dal titolo solo 90’ e quelli che ormai sono i rivali storici, gli italiani, ma ancora una volta, come 12 anni prima, saranno gli Azzurri ad avere la meglio. L’11 luglio 1982, Rossi, Tardelli e Altobelli regalano al presidente della Repubblica Sandro Pertini e a tutto il popolo italiano un successo insperato quanto emozionante, sofferto quanto meritato. Neanche il gol di Breitner serve a concedere ai tedeschi un minimo di consolazione, il 3-1 e l’urlo di Tardelli risuonano nella mente del popolo teutonico in loop continuo. Colpo duro, ma la forza di un pugile si misura anche da come incassa i colpi.

L’urlo di Tardelli

E così 4 anni dopo, ancora in Messico (primo e finora unico paese a ospitare per 2 volte la coppa del Mondo, per forfait all’ultimo momento della Colombia) la Germania si ripresenta in finale, ancora più agguerrita e più affamata di vittoria che a Madrid. Eliminata in semifinale la Francia (proprio come nell’edizione precedente), l’avversario da battere questa volta è l’Argentina di Maradona. L’Albiceleste farà il bello e il cattivo tempo: sopra di 2 gol, si farà rimontare sul 2-2, per poi chiudere i giochi sul 3-2, conquistando il 2° titolo della sua storia. Il Pibe de oro verrà nominato miglior giocatore del torneo. Una maledizione, quella che sembrò abbattersi sulla Germania. Capace di grandi percorsi, ma carente di lucidità e di un minimo di killer instinct. Come un maratoneta cui manca il fiato per la volata. E come senza il guizzo finale il maratoneta non vince medaglie, senza la concretezza una squadra non può vincere titoli nel calcio.

Ma ogni male, anche il peggiore, ha una sua fine. Il “mal di finale” tedesco termina nel mondiale del ’90. Caso vuole che il digiuno da trofei si plachi proprio in casa dei rivali più acerrimi, in Italia. Di fronte, l’Argentina campione in carica, in quello che può a tutti gli effetti essere considerato un remake della finale di 4 anni prima. L’Albiceleste è ancora guidata in campo da Maradona, che questa volta deve abdicare in onore dei tedeschi, in una partita più nervosa che tecnica, decisa da Brehme nel finale su calcio di rigore.

Il popolo tedesco potrà avere tanti difetti, per lo più dettati da luoghi comuni, ma gli va riconosciuta la leadership in una dote non trascurabile: la costanza. Negli anni successivi alla caduta del muro di Berlino (9 novembre 1989) e alla conseguente riunificazione tedesca, in una tale situazione a livello sociale, la Nazionale di calcio ha sempre dimostrato una continuità impressionante. A Euro ’92 la Germania giunge un’altra volta in finale, ad attenderli la grande sorpresa Danimarca. La compagine allora allenata dal CT Berti Vogts però non ha fatto i conti col destino, lo stesso che fece ripescare la Danimarca al posto dell’Unione Sovietica (esclusa a causa della guerra nei Balcani). La nazionale danese completerà una delle più grandi imprese calcistiche a livello europeo, portando a termine un cammino da favola con il finale migliore, un 2-0 che lascerà l’amaro in bocca ai tedeschi. Per l’ennesima volta. Delusione che si ripercuoterà sui Mondiali che si disputeranno 2 anni dopo, in cui la Germania, sconfitta ai quarti di finale 2-1 dalla Bulgaria, non centrerà le semifinali per la 1° volta dal 1978.

danimarca germania
Kim Vilfort al tiro

La nazionale tedesca non cambierà regime nemmeno con l’avvento del nuovo millennio. Sempre la solita imbarazzante continuità di risultati per arrivare fino in fondo, salvo poi cedere proprio sul più bello. Nel 2002, i mondiali si svolgono in Giappone e Corea del Sud. In Italia il ricordo vola subito allo scellerato arbitro Byron Moreno, che pose prematuramente fine alle ambizioni azzurre. In Germania invece il ricordo è più felice, se si esclude il finale. La cavalcata questa volta (la prima nella storia delle”Aquile”) è partita dai playoff per qualificarsi al torneo iridato. Formalità che ha dato slancio alla selezione sotto la guida di Christoph Daum, che intraprese un percorso che la proiettò dritto alla finale. Di contro il Brasile, che vanta un ruolino di marcia netto, fatto di 7 vittorie in altrettanti match. A decidere la partita fu Ronaldo, che con una doppietta si instaurò in cima alla classifica dei migliori marcatori di sempre nella storia dei Mondiali e rese la sua Nazionale la prima (e finora l’unica) pentacampione.

ronaldo 2002
O Fenomeno festeggia nella finale iridata del 2002

4 anni dopo, la Germania prova il colpaccio in casa. Alla guida della nazionale vi è l’ex attaccante di Inter e Samp Jürgen Klinsmann. Partita questa volta con un basso profilo, la compagine allenata dall’attuale CT statunitense si fece artefice di una entusiasmante avventura. Un percorso che creò molte aspettative e che fu impreziosito da sfide ancora vive nella memoria degli appassionati. Tra queste non può mancare la semifinale di Dortmund. In un Westfalenstadion gremito, andò in scena l’ennesimo capitolo della saga infinita, di cui il destino si prende tutti i diritti d’autore. Italia- Germania. Un’altra partita da consegnare ai posteri. La Germania, sospinta dal tifo dei suoi tifosi gioca una partita intelligente, non disdegnando giocate di pura fantasia. L’Italia si difende, riparte quando può, rischia poco. Si può dire che la Germania fa l’Italia e l’Italia fa la Germania. Ma se alla distanza il panzer teutonico perde colpi, la 500 italiana fa valere tutta la benzina prima risparmiata. Il CT Marcello Lippi porta la squadra in avanti e nei supplementari (dopo i tempi regolamentari chiusi a reti inviolate) inserisce via via ogni attaccante di cui può disporre. Tuttavia, è un difensore a sbloccare il match, quando ormai i rigori sembrano profilarsi all’orizzonte. Il suo nome è Fabio Grosso. Il suo urlo, la sua corsa per il campo, ricordano l’esultanza tardelliana di 24 anni prima. Alex Del Piero, un minuto più tardi, non farà che blindare una vittoria storica. L’Italia andrà a Berlino a prendersi la coppa, la Germania si accontenterà del 3° posto strappato al Portogallo, esito agrodolce di un cammino partito in sordina ma giocato pur sempre nei propri confini.

Grosso esulta con Pirlo dopo il vantaggio italiano

Cambia il CT ma non cambia la solfa. A Klinsmann succede Joachim Löw, che porta subito la Germania in finale di Euro 2008. Di contro la Spagna del “saggio” Luis Aragonés. Una Nazionale innovativa, permeata sui valori del tiki taka. Un’innovazione che colse impreparata anche la corazzata tedesca, costretta a soccombere ancora una volta sul più bello: 1-0 il risultato, con gol vittoria firmato dal Niño Torres. Rete che regalerà agli spagnoli il primo successo dopo 44 anni di astinenza. Non andrà meglio nel 2010. Questa volta la competizione è il Mondiale, la cornice è quella del Sudafrica, resa unica dal suono assordante delle Vuvuzelas. Dopo aver superato agevolmente i gironi, la Germania affronta una fase a eliminazione diretta dai contorni storici, in un percorso in cui ogni partita avrebbe potuto essere la finale. E se la cava egregiamente. Agli ottavi elimina l’Inghilterra con un secco 4-1. Stessa sorte tocca all’Argentina ai quarti, 4-0 e saluti a Messi e compagnia. Si giunge alla semifinale, dove l’avversario è di nuovo la Spagna. E proprio come nella finale del precedente europeo, saranno le Furie Rosse a prevalere di misura: ancora 1-0, stavolta firmato Puyol. La Spagna completerà poi la sua cavalcata trionfando in finale ai supplementari sull’Olanda grazie a un gol di Andrés Iniesta, centrando uno storico double tra Europei e Mondiali.

La testardaggine teutonica nel perseguire un trionfo non verrà scalfita neanche da questa cocente, ennesima delusione. A Euro 2012 la Germania è ancora in semifinale, in un altro scontro fatale con l’Italia. Gli azzurri sono guidati in panchina da Cesare Prandelli, in campo da Mario Balotelli. Sarà proprio SuperMario a far piangere la Merkel e il popolo tedesco intero, con una doppietta storica. Come storica sarà la sua esultanza in occasione del secondo gol, senza maglia in posa come una statua. Il rigore di Bastian Schweinsteiger sarà solo l’amara consolazione per l’ennesima delusione.

Germania-Italia Balotelli
La posa marmorea di Balotelli

Ma non in quella dell’altra sera. La Francia padrone di casa non ha concesso sconti, nemmeno nel finale, e le disattenzioni sono costate care ai tedeschi. Tedeschi che, ne siamo sicuri, torneranno più forti di prima, già dal 2018 in Russia.

Perché, come diceva Einstein: “Solo due cose sono infinite: l’universo e la voglia di vincere della Germania. E della prima non sono del tutto sicuro”

 

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