Eredità

La Fiorentina di Pioli è senza dubbio una delle squadre che destano più interesse del nostro campionato, anche se il rendimento non è sempre all’altezza delle aspettative. Una squadra decisamente altalenante, ma che ha già messo in mostra alcuni gioielli su cui investire per il futuro: come Germán Pezzella, forse non l’uomo copertina di questo gruppo, ma sicuramente uno degli elementi fondamentali.

L’argentino è la base ideale su cui costruire una squadra giovane, ma che con lui guadagna una inaspettata compattezza. Il valore di Germán non è limitato al campo, è tutto ciò di cui aveva bisogno la Firenze calcistica, soprattutto dopo quanto successo lo scorso marzo: un leader nato, quella figura a cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà, un nuovo e decisamente degno capitano.

Pezzella è un giocatore affascinante che lascia tutto sul campo e del quale è giusto sapere di più, per capire quale sia stato il percorso che ha portato in serie A l’ennesimo difensore e uomo argentino di ottimo livello.

L’essenza calcistica di Germán è divisa in due componenti fondamentali: da una parte quella emotiva o mentale e dall’altra quella prettamente tecnica-tattica, cresciute parallelamente una all’altra nel corso della sua carriera e che presentano tanti punti di contatto tra di loro.
Gli ambienti delle varie tappe del suo percorso hanno plasmato questi due aspetti, fino ad arrivare ad uno dei più rocciosi e solidi difensori del nostro campionato.

Saper aspettare

Nasce a Bahia Blanca – città che ha dato i natali anche a Manu Ginobili, uno che qualcosina di importante deve aver fatto nel suo sport -, ma è di fatto a Buenos Aires che muove i primi importanti passi nel mondo dei grandi: entra a 14 anni nel vivaio del River, eterna e romantica fucina di talenti.

In nessuna delle stagioni passate con i Millionarios è l’astro più brillante dell’enorme firmamento di stelle di cui dispongono i suoi, e infatti il suo è un percorso decisamente più tortuoso di quanto ci si aspettasse.
Gioca poco e non è praticamente mai un titolare fisso, ma crescere in un ambiente simile, così trasudante di storia e tradizione, non può che plasmare ugualmente un carattere forte. German infatti, pur mettendosi poco in mostra sul campo di gioco, impara ad avere pazienza e a trarre il meglio possibile da questo periodo: aspetta il momenti giusto e sfrutta al meglio le occasioni che gli capitano, risultando spesso un fattore in entrambe le fasi di gioco.

Sa come e quando farsi trovare pronto e riesce anche a togliersi qualche soddisfazioni, come un goal in un Superclasico.

Pezzella, in questa prima fase dalle sua carriera, dimostra di essere un grande studente del gioco: assimila al meglio tutto ciò che accade attorno a lui, anche il minimo particolare assume così un’importanze chiave. Anche se vede poco il campo migliora col tempo nelle letture, nel posizionamento difensivo ed è bravissimo a mischiare il tutto con un ottimo atletismo di base.

Nonostante tutto, Buenos Aires si rivela un’ottima rampa di lancio: il River lo ha preso ragazzino e lo ha fatto diventare uomo. Il calcio argentino consegna così al resto del mondo un centrale non totalmente esploso da un punto di vista del gioco, ma incredibilmente maturo per quanto riguarda il carattere.

Sbocciare finalmente

La Siviglia verdebianca è a tutti gli effetti il primo turning point di questo suo viaggio. Per la prima volta è parte integrante e fondamentale di un progetto, finalmente ha a disposizione un palcoscenico per mettere in pratica tutto il potenziale rimasto inespresso.
Il Betis in cui si ritrova, quello di Gustavo Poyet, è molto lontano da un punto di vista estetico del gioco e per quanto riguarda i risultati dalla squadra spumeggiante che incanta la Liga da 2 stagioni a questa parte: questa è una squadra devota al sacrificio, che raramente prova a ragionare palla a terra e improntata ad un gioco decisamente più cauto. Una situazione simile è però tutto quello che serviva a Germán, allenante al punto giusto, per capire a che punto fosse la sua crescita.

In Spagna predomina lo sviluppo della componente tecnica e tattica di Germán, al di là dei risultati della squadra lui gioca con una costanza incredibile ed il rendimento migliora di partita in partita con un andamento quasi esponenziale. Le caratteristiche che si erano intraviste al River qua esplodono totalmente: un centrale adatto al calcio moderno per fisicità, velocità e abilità nell’impostare, ma anche legato profondamente alla grande tradizione dei centrali argentini e sudamericani – quella del caudillo, tanto per intenderci.

Dalla sua terra natale mantiene anche la capacità di incidere nella metà campo avversaria, in fase di possesso ma anche e soprattutto sui calci piazzati. Ha un tempismo veramente interessante: esattamente come quando difende, anticipa con enorme facilità l’avversario.Pezzella ai tempi del Betis | Numerosette Magazine

Il calcio spagnolo funge quindi da tramite tra il mondo calcistico sudamericano e quello europeo. L’impatto con il vecchio continente non è stato drastico e, anzi, lo ha portato ad uno stadio di crescita successivo.
I due anni passati in Andalusia lo proiettano verso nuovi orizzonti, è diventato un giocatore che fa gola a parecchie società europee. Nell’agosto 2017, una Fiorentina in piena ricostruzione sceglie lui come uno dei primi tasselli con cui ripartire col nuovo progetto.

Affermarsi

Il primo anno Firenze è un mix allucinante di alti e bassi, una vera e propria prova del 9 per Germán. Questo è anche il momento in cui, per necessità, il lato mentale e quello tecnico del suo gioco devono diventare un tutt’uno: il suo carattere, che gli ha permesso di superare il periodo in cui non vedeva il campo al River, permette al suo stile di gioco di migliorare e superare gli ostacoli di questa prima stagione.

La Fiorentina passa, nel giro di pochi mesi, dalla contestazione di inizio campionato ad un periodo di prestazioni anonime, fino ad arrivare al tragico marzo 2018, alla scomparsa di Astori. Questo è sicuramente un evento spartiacque per questo gruppo: il colpo subito è veramente forte, ma tutti i giocatori reagiscono nel miglior modo possibile, caricandosi sulle spalle la responsabilità di onorare il loro capitano fin in fondo.
Anche Pezzella risente di questo cambiamento ed è proprio qui che esce allo scoperto il suo essere leader: non si limita ad essere parte di un gruppo, ora si sente come in dovere di guidarlo fuori dalla tempesta che gli ha travolti.

Pezzalla con la maglia della Fiorentina | Numerosette Magazine

Se da un punto di vista emotivo è diventato importante per i suoi compagni, la sua importanza nella difesa viola si è fatta fondamentale nel tempo. Potremmo definirlo come un floor-raiser per il suo reparto: quel tipo di giocatore in grado di far rendere al meglio chi gli sta vicino.
Pioli ha pensato di costruire in squadra basata su un palleggio molto insistito e che agisca soprattutto in verticale, per giocare in questo modo avere un centrale come Pezzella è fondamentale: ha il passo e il fisico per marcare a uomo praticamente chiunque, ma anche l’intelligenza tattica necessaria per gestire una difesa spesso e volentieri molto alta. In una squadra così giovane e spavalda, un leader del genere permette di sentirsi più tranquilli e di concedersi qualche licenza offensiva in più rispetto alla norma.

Germán Pezzella non è e probabilmente non sarà mai un fenomeno o uno dei primi 4/5 difensori al mondo, ma è indubbiamente un giocatore che sa rendersi fondamentale ovunque approdi. Le sue doti tecniche, unite ad un atteggiamento e un linguaggio del corpo che sa sempre trasmettere le emozioni giuste al momento giusto, sono valori che possono servire a qualsiasi squadra di qualsiasi livello.
Un giocatore che trasmette tanto a chi gli sta attorno e al campo di gioco, uno di quelli che vorresti sempre avere al tuo fianco soprattutto nei momenti di difficoltà.

La Fiorentina proseguirà il suo progetto tecnico alla ricerca di una maturità definita, con mille incertezze e risultati altalenanti ma con una solidissima certezza: il suo capitano, la sua guida e leader, Germán Alejo Pezzella.

 

 

 

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