Gennaro Tutino continua a danzare

Ormai parecchi anni fa, c’era un famoso coro che riecheggiava negli stadi d’Italia e non solo le cui parole facevano così:

Non è brasiliano però che goal che fa…

No, non stiamo parlando di Shevchenko ma di un ventiduenne di Napoli che ha il cuore partenopeo e la casacca rosso-blu del Cosenza: Gennaro Tutino.

Perché il richiamo al Brasile dite voi? Lo ammetto, ero quasi convinto che Tutino fosse almeno di origine verdeoro. Il cognome inganna, c’è poco da fare. Soprattutto perché settimana scorsa, coincidenza abbastanza curiosa, dopo la terza birra era partito il comizio calcistico temutissimo dai profani del pallone (e dalle fidanzate).

Si parla di calcio giocato, di vecchie glorie e di indimenticabili meteore. Ed ecco che, improvvisamente, viene fatto il nome di Tuta, mitologica figura in forza al Venezia sul crepuscolo dei gloriosi anni novanta.

Tuta, brasiliano e Tutino, italiano. Verrebbe da chiedersi chi dei due abbia avuto qualche problema all’anagrafe ma non è quello di cui parleremo oggi.

L’italiano classe 1996 con una carriera tutta da costruire – l’augurio e la speranza è che sia migliore di quella di Tuta – si sta rivelando uno dei talenti più interessanti messi in vetrina dal campionato cadetto.

Ultras Cosenza |Numerosette Magazine
I tifosi cosentini al Gigi Marulla

Una passione per la danza

L’infanzia di Tutino stride con la passione che più tardi, all’età di 11 anni, scoprirà essere la sua vera vocazione.

Attratto fin da piccolo dal mondo del calcio, tra i suoi desideri di adolescente si era materializzato anche quello di fare il ballerino. Il sogno era quello di trionfare sul palco di Amici e, per alcuni anni, il giovane attaccante è riuscito a conciliare i due impegni.

Posto innanzi al bivio su quale strada intraprendere, la scelta è ricaduta, senza mai pentirsene, su quel mondo del calcio che già all’epoca lo tacciava come un predestinato:

Ho fatto danza classica per tre anni, esibendomi anche in tre saggi al San Carlo; da piccolo amavo particolarmente la danza e ballavo con passione. All’età di 11 anni ho dovuto scegliere tra il ballo e il calcio e ho scelto il secondo, perché era il mio amore più grande e non me ne pento sicuramente.

L’anno dopo, come a voler ricompensare un nuovo adepto, devoto al pagano culto del dio del calcio, ecco che arriva la chiamata del Napoli e l’approdo nelle giovanili della compagine partenopea.

Un talento cristallino

La scelta di dedicarsi totalmente al calcio si rivelerà essere la più azzeccata. Considerato che all’interno della sua famiglia il calcio era – ed è – il tema più discusso a tavola, mamma, sorella e zii compresi, col senno di poi la scelta di seguire quella strada si circondava di un alone di inevitabilità abbastanza palese.

Numerosi goal e prestazioni sontuose lanciano sul palcoscenico giovanile il giovanissimo Tutino, già sul taccuino di molte big di casa ed estere. Con la primavera azzurra lo vediamo spesso giocare sull’ala, destra preferibilmente, e sfornare goal e assist con una impressionante continuità.

Tutino con la maglia del Napoli |Numerosette Magazine
Tutino aggregato alla prima squadra del Napoli nell’estate 2014

Con le giovanili 63 presenze condite da 27 reti.

Il torneo che lo consacrerà a giovane, anzi giovanissima promessa sarà la Uefa Youth League giocata nella stagione 2013-2014. Segnerà 5 goal in 6 partite contro le giovanili di Borussia Dortmund, Marsiglia e Arsenal che garantiranno ai partenopei l’accesso agli ottavi di finale.

Le prodezze a ripetizione gli valgono l’interesse di Juventus, Inter – che aveva proposto a Tutino di portare la famiglia sotto il Duomo – il Manchester United e il Manchester City.

Chi non sarebbe tentato direte voi? Tutti probabilmente aggiungo io, ma non Tutino.

Un amore viscerale per i colori azzurri e il sogno di poter esordire in quel antico tempio che ribolle di storia e passione quale è il San Paolo non lo fanno tentennare neanche per un secondo. Resto a Napoli dice ai dirigenti e agli amici.

Gli anni a Napoli sono stati fondamentali, mi hanno fatto crescere tantissimo, sia umanamente sia calcisticamente. Ricordo in particolare le mie tre più importanti guide: Gennaro Sorano, Nicola Liguori e Giampaolo Saurini. Nel corso degli anni, molti mister hanno contribuito alla mia crescita, ma loro tre sono stati essenziali e li ricordo con grande affetto.

Perdersi

Come dice il grandissimo Guccini:

a vent’anni si è stupidi davvero…

Sarebbe troppo facile se in qualsiasi https://www.instagram.com/p/Bu4D5m6F4J2/?utm_source=ig_share_sheet&igshid=mmdogqmxsbks

cosa, non solo nel calcio, bastasse il talento che si possiede dalla nascita per riuscire ad emergere e risaltare. Il talento, se abbandonato a se stesso, è come uno specchio. Ti vedi, ti ammiri, riflette quello che sei fornendo l’immagine che tu vorresti creare di te stesso. È una trappola edonistica che non lascia scampo a tutti coloro che vedono le proprie abilità innate come un punto di arrivo e non di partenza. Aggiungiamoci il fattore età, che impedisce alcune volte di prendere le decisioni più sensate, ed ecco trovata la ricetta per buttare a mare una carriera in rampa di lancio.

Tutino segna per il Cosenza contro il Siena nella finale Play-off |Numerosette Magazine
Tutino esulta per il goal in finale Play-Off contro il Siena

Tutino ha fatto questo o meglio, ha seriamente rischiato di vedere i suoi sogni andare in frantumi. Scarsa voglia di allenarsi, colpi di testa che nulla avevano a che fare con il campo da gioco, atteggiamento indolente e da primo della classe che hanno contribuito a ritagliarli il poco lusinghiero soprannome di testa calda.

Nell’estate del 2014, sia per allontanarlo da un ambiente fin troppo permissivo sia per fargli fare gavetta, viene ceduto in prestito al Vicenza (all’epoca in Serie B).

Neanche il tempo di cambiarsi e vestire la casacca bianco-rossa che, all’esordio assoluto con i vicentini in Coppa Italia, il fato gli riserva una gran brutta sorpresa: rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro e sei mesi di stop.

Sembra quasi un monito, un ultimo avvertimento come a ricordare al calciatore di non abusare della fortuna che ha avuto in dono.

Il baratro e la rinascita

La partita d’esordio con il Vicenza coinciderà, per Tutino, con l’ultima giocata con la compagine bianco-rossa. A gennaio sarà ceduto in prestito al Gubbio (Lega Pro) dove collezionerà solo 11 presenze ed 1 goal.

È probabilmente il momento più difficile per la giovane promessa. Lontano da casa, dalla famiglia e dai suoi mentori nelle giovanili del Napoli la sua stella si sta affievolendo sempre di più. Sparisce dai radar delle big che fino all’anno prima avrebbero fatto follie per ottenere il suo cartellino e finisce in una sorta di limbo.

Da un lato la consapevolezza del proprio talento, dall’altro la convinzione che siano gli altri che debbano mettersi al suo servizio e non viceversa. Il fondo viene toccato durante la stagione 2015-2016 con il suo trasferimento in Irpinia per giocare con l’Avellino. In sei mesi, come tesserato dei “Lupi”, collezionerà 1 sola presenza tra primavera e prima squadra. L’impressione tra gli addetti ai lavori è che se non riuscirà in pochissimo tempo a mettere la testa a posto, il suo talento potrà esprimerlo nei campi impolverati delle categorie inferiori.

Lo stesso Tutino darà uno spaccato eloquente della sua esperienza in Irpinia:

L’esperienza ad Avellino è uno dei miei più grandi rimpianti. La colpa è stata mia, ero giovane, pensavo che tutto fosse facile e non avevo ancora la serietà e la maturità necessarie per entrare a far parte del mondo dei grandi. Dopo quella esperienza, ho capito che devo faticare e impegnarmi costantemente per far bene e guadagnarmi un posto in campo, con tanto lavoro e spirito di sacrificio. 

Quando tocchi il fondo, non resta che risalire. Non è una mia citazione e non voglio farla mia, ma devo dire che non mi ricordo di chi sia la paternità dell’aforisma.

Tutino e l'amore viscerale per i colori rosso-blu |Numerosette Magazine
Tutino esulta sotto la Curva dei sostenitori del Cosenza

La rinascita

La seconda parte di stagione vede Tutino passare al Bari. E qui, finalmente, qualcosa nella mente del ragazzo cambia. Cresce la consapevolezze che fare la guerra al mondo non porterà altro che negatività attorno alla sua figura. La cultura del lavoro si sostituisce ad una fastidiosa boria che contraddistingueva il suo carattere, perfino l’alimentazione, col tempo, diventerà un fattore imprescindibile per il giovane centravanti. (on mangia nemmeno la pizza, lui che è napoletano! Lavoro, sacrificio e dedizione lo portano a raccogliere i primi frutti.

Prima non curavo questi aspetti, ora sono diventato molto pignolo in questo. L’alimentazione è uno degli aspetti di quell’essere professionista a cui prima non ero attento. Un professionista se vuole rendere al massimo deve curarsi, deve stare bene fisicamente e l’alimentazione insieme al riposo è la cosa più importante. 

Con la primavera del Bari collezionerà 7 presenze e 6 reti e riuscirà ad esordire, con i galletti, contro il Perugia in Serie B.

Dopo una parentesi in chiaro-scuro con la maglia della Carrarese, in Lega Pro, arriva la chiamata del Cosenza nella stagione 2017-2018.

L’ultimo treno a tinte rosso-blu

Forte dell’entusiasmo ritrovato Tutino non ci pensa due volte e accetta di essere ceduto in prestito al Cosenza, in Lega Pro, nell’estate del 2017.

Il Cosenza festeggia la promozione in Serie B |Numerosette Magazine
Cosenza in Serie B dopo 15 anni

Non va però immediatamente come sperato. La fama di bad boy lo precede e, il Cosenza, non ha alcuna intenzione di aspettare che il ragazzo faccia il definitivo salto di qualità a livello di atteggiamento. Nonostante le difficoltà ambientali e uno scarso minutaggio, Tutino non si perde d’animo e continua ad allenarsi con la rabbia (positiva) e il furore di colui che ha capito che non ha più tempo da perdere.

Anche fuori dal campo il giovane attaccante trova stabilità. Fondamentale è l’entrata in scena di Arianna. Giovane studentessa, conosciuta nel 2012 e la quale lo seguirà a Cosenza, diventerà in poco tempo la figura di riferimento alla quale appoggiarsi nei momenti di difficoltà.

Il duro lavoro e la perseveranza sono ripagati dal fiducia che il Mister comincia a riporre in Tutino. Inoltre il cambio di ruolo imposto da Braglia, al suo gioiello, lo vede giocare ora seconda o prima punta a seconda delle esigenze tattiche e di formazione. Mai scelta fu più azzeccata, sia per le sorti del Cosenza sia per quelle personali di Tutino.

Al termine della stagione realizzerà 7 goal in 27 presenze in campionato e 4 goal e 4 assist in 9 presenze ai play off che vedranno, il Cosenza, conquistare la Serie B nella finalissima di Pescara contro il Siena. Il Cosenza mancava dalla Serie B da 15 anni e Tutino viene consacrato dai tifosi durante i festeggiamenti promozione.

Durante il giro in città con il pullman ho pianto perché è stata una emozione troppo forte…

Il ritorno a Cosenza

Nonostante il cartellino sia di proprietà del Napoli il prestito al Cosenza viene rinnovato di un altro anno per l’immensa felicità di Tutino.

Potrà continuare a giocare al Gigi-Marulla dove è diventato l’idolo del popolo rosso-blu e stare contemporaneamente vicino alla sua compagna che, nel frattempo, le ha riferito di essere in dolce attesa di una bambina.

Arrivati alla 27 giornata del campionato cadetto il tabellino recita 24 presenze e 7 reti condite da 3 assist. Grazie alle sue prestazioni il Cosenza naviga a metà classifica, a ridosso della zona Play-off, con il sogno di poter entrare nelle prime otto per giocarsi le sue chance di andare in Serie A.

Classe e fantasia al potere

Tutino è un giocatore estremamente eclettico. Oltre al ruolo naturale di ala destra, ricoperto fin dai tempi delle giovanili del Napoli, è in grado di giocare anche prima o seconda punta. Grazie ai suggerimenti di una vecchia volpe come Braglia ha così imparato a ricoprire egregiamente svariati ruoli offensivi.

Nonostante presenti una corporatura salda, spalle larghe e gambe potenti non mi sentirei di definirlo un centravanti “pesante”. I suoi 177 cm per 70 kg non fanno di lui un panzer dell’area di rigore. Poco importa in realtà, anche perché “Jenny”, come lo chiamano gli amici, predilige “partire da lontano” per poi puntare la porta avversaria in progressioni devastanti volte a “spezzare” in due la squadra avversaria.

Destro naturale a sua detta uno degli aspetti che deve migliorare è il calciare col piede mancino.

Il pezzo forte delle sue skills è sicuramente l’imprevedibilità unita ad una tecnica sopraffina. Il controllo di palla in progressione è sicuramente uno dei suoi pezzi forti uniti ad una notevole facilità di calcio che gli consente di provare a sorprendere i portieri dalla lunga distanza.

Risulta inoltre essere un discreto colpitore di testa, avendo un buon senso della posizione a discapito di una giocata che non è tra le sue preferite.

…Perché a vent’anni è tutto ancora intero
perché a vent’anni è tutto chi lo sa
a vent’anni si è stupidi davvero
quante balle si ha in testa a quell’eta…

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