Galattici

Siamo davanti a un’evidenza storica: il Real Madrid, in Europa, fa quello che vuole. La squadra di Zidane ricorda il regno spagnolo del Quattro-Cinquecento: sfarzoso, onnipotente, invincibile. Con la sua rosa di campioni, il Real si è potuto permettere di considerare come normale l’obiettivo più ambizioso di tutti: la vittoria europea.

Dall’altra parte, invece, il Liverpool. A giudicare dalle reazioni sui social, la maggioranza del popolo calcistico tifava per i Reds. E come dar loro torto? È la legge più vecchia del calcio, che ci porta a simpatizzare per i gli outsiders. E tra la città proletaria per eccellenza e la capitale sfarzosa del barocco spagnolo, è chiaro che molti avrebbero voluto un trionfo di Klopp e compagnia.

Il Real Madrid in trionfo | numerosette.eu
Triplice fischio: Casemiro scoppia in lacrime, mentre Bale guarda i compagni consapevole di aver vinto una finale praticamente da solo.

Mitologia bianca

Ma, si sa, il calcio è imprevedibile. Abbiamo assistito a una delle finali più controverse degli ultimi anni, che ha coronato a sua volta una delle edizioni più episodiche della Champions League. Mai come quest’anno sono giunte in finale due squadre ciniche, capaci di sfruttare al meglio ogni evoluzione improvvisa dei match. Il Liverpool (ma anche la Roma) ha dimostrato che quando si capitalizza con il massimo rendimento, si può arrivare davvero lontano.

Ma il Real?

blancos, ormai, sono così forti da sembrare persino indescrivibili. I giocatori di Zidane hanno dato l’impressione di essere sempre a loro agio, anche nei momenti più difficili. Che il Real Madrid avrebbe vinto la Champions lo avevamo forse capito contro la Juve, quando una gara straordinaria dei bianconeri non bastò a rimediare al 3-0 di Torino.

Eppure, il 3-1 rifilato al Liverpool è un risultato ben poco scontato. Perché le cose potevano andare molto diversamente.

Real Madrid vs Liverpool | numerosette.eu
Scontro aereo tra Ronaldo e Milner, le due anime di Real Madrid e Liverpool.

Giano bifronte

Sì, perché fino all’infortunio di Salah il Liverpool aveva dato l’impressione di potersela giocare ad armi pari. Poi, l’incantesimo di Klopp si è rotto. Sergio Ramos, con il suo intervento (molto) al limite sul campione egiziano, ha dimostrato che la magia alchemica del Liverpool poteva essere vanificata in un sol colpo.

Prima dell’infortunio di Salah, il Liverpool aveva avuto un ottimo possesso palla ed era riuscito a neutralizzare tutti i contropiedi del Real Madrid. Indicativo il fatto che Kroos, uno coi piedi piuttosto raffinati, abbia sbagliato il passaggio chiave in un paio di ripartenze. Zidane sembrava così preoccupato dalla triade Salah-Mané-Firmino da curare molto bene la fase difensiva (mai visto Marcelo, ad esempio, così attento nelle scalate) e da lasciare la fase offensiva piuttosto improvvisata.

Ramos su Salah: Real Madrid - Liverpool si è decisa anche qui | numerosette.eu
Ecco il momento incriminante. Sergio Ramos commette un normale fallo di gioco, ma ai più maliziosi la posizione del suo braccio sinistro lascia intendere una buona dose di intenzionalità. La spalla di Salah rimane schiacciata dal peso di entrambi, e fa crack.

Poi, come sappiamo, l’infortunio di Salah ha fatto cominciare una nuova finale. Il calcio è fatto di momenti, e il Real, per ora, è la squadra che meglio si adatta al cambiamento di stato della partita. Zidane ha trasformato una banda di campioni in un organismo capace di sopravvivere, quasi darwinianamente, a tutte le minacce dei novanta minuti.

Contro gli dei

Vedere Salah in lacrime è stato sicuramente il momento più triste della finale. Colpisce soprattutto per il fatto che l’11 egiziano è un uomo molto religioso, e ha dovuto sospendere il Ramadàn per arrivare in uno stato fisico adeguato alla partita più importante della sua carriera.

Chissà se Momo Salah, uscendo, non abbia pensato di peccare di hybris, quel vecchio sentimento che colpì Ulisse quando decise di varcare le colonne d’Ercole. Il suo infortunio, volenti o no, è stato uno dei quattro momenti chiave della partita. Una partita che da quel preciso istante ha smesso di essere tattica, e si è trasformata in una vera e propria teoria dei giochi, con le due squadre sempre pronte a far accadere qualcosa di inatteso.

La fine di Prometeo

Ne sa qualcosa Karius, il portiere del Liverpool, che probabilmente non dormirà per un’altra settimana e che sta vivendo un vero e proprio dramma sportivo. Un portiere buonissimo, certo, ma non fenomenale; proprio come Keylor Navas, che però con un intervento magistrale su Alexander-Arnold ha salvato il risultato sullo 0-0.

A Karius, invece, è andata decisamente peggio. La sua prestazione rimarrà negli annali della Champions, perché difficilmente rivedremo due errori simili in una partita così importante. Sono complicati persino da spiegare, razionalmente; attimi di pura follia, di blackout psicofisico, che tormenteranno i tifosi del Liverpool (e soprattutto il loro portiere) per molti anni.

A fine partita, Karius ha ricordato a tutti noi quanto sia difficile fare il goalkeeper. Abbandonato dai suoi compagni – difficile essere solidali, in questo caso – Karius aveva in volto la disperazione di Prometeo. Sì, lo stesso Prometeo che portò il fuoco agli uomini, ma finì la sua vita incatenato in un monte del Caucaso, col fegato divorato ogni santo giorno da un’aquila affamata. Caucaso e Kiev non sono poi così distanti, agli occhi di Karius. Che rimarrà per sempre incatenato nello stadio maledetto dove ha commesso i due errori più grossolani della sua carriera.

Achille nel football

Ormai i paragoni con la mitologia ci stanno affascinando, e abbiamo deciso di portarli fino alla fine.

Il Real, dopo aver sofferto per almeno quaranta minuti, si è ritrovato improvvisamente in vantaggio senza aver fatto quasi nulla per meritarlo. La rete improvvisa di Benzema ha ricordato a tutti quanti che, da quando Zidane allena i blancos, gli dei del calcio stravedono per lui.

Eppure il Liverpool l’aveva rimessa in piedi, in modo altrettanto inaspettato: su un calcio piazzato – non proprio il piatto forte del tridente dei Reds, con all’attivo novanta gol in stagione – Mané aveva riportato tutto all’equilibrio di partenza. Poi, però, Zidane, da novello Agamennone, ha scelto di mandare in campo il suo Achille.

Ce l’avete presente l’Iliade, no? O perlomeno il film hollywoodiano, che tra mille inesattezze storiche ha trasformato la prima grande guerra dell’umanità in una faccenda da superstar oliate? Ecco, ad un certo punto Agamennone, comandante dell’esercito greco, manda a chiamare Achille, che per i soliti motivi dell’eroe vanitoso si rifiutava di combattere. Quando Achille scende in campo, è la fine dei troiani.

A Kiev, Gareth Bale si è trasformato nell’uomo della provvidenza. Mister 100 milioni ha chiuso una stagione a dir poco altalenante segnando uno dei gol più belli della storia delle finali della Champions League, regalando al suo allenatore una prodezza che, per difficoltà ed esecuzione, ricorda proprio il capolavoro di Zidane in un altra finale storica.

La rete di Bale è così bella che non va neppure commentata e, curiosamente, arriva al 63′, come quella di Ronaldo contro la Juventus (della quale avevamo parlato qui). È il gioco beffardo delle coincidenze.

La fine

Noi, che siamo imbevuti di civiltà cristiana, fatichiamo a concepire una divinità cattiva. E vedere la seconda papera di Karius ci ha fatto capire che il calcio sa essere uno sport a dir poco crudele.

Gli errori del Liverpool, però, non devono sminuire la prova eccezionale del Real Madrid. Una squadra che ha avuto la lungimiranza di puntare tutto sulla Champions League quando le cose, in campionato, si stavano mettendo piuttosto male (Zidane ha comunque fatto il record negativo di punti nell’era Florentino Perez), e ha fatto qualsiasi cosa per portare a casa il trofeo. Inclusi i sette falli subiti da Salah nella mezz’oretta che ha giocato.

Come molto spesso accade, poi, nelle finali prevalgono le azioni dei singoli sulla manovra collettiva. Questo è il limite strutturale di Klopp, che fonda tutta la sua filosofia calcistica sulla democrazia tattica, in cui anche il più grande campione, sin dai tempi del Borussia, si deve sacrificare per tutta la squadra. E così, mentre il meccanismo perfetto del Liverpool si è inceppato, il Real Madrid ha giocato la sua solita finale, lasciando tranquillamente che fosse uno dei suoi tanti fenomeni a decidere la sfida.

Le conseguenze

Ora, ci pare chiaro che gli dei del calcio amino il Real Madrid. Almeno fino ad oggi. Il dominio dei blancos in Europa è qualcosa di eccezionale, oltre ad essere l’emblema più visibile della schiacciante superiorità spagnola nelle coppe internazionali.

Resta da chiedersi chi mai potrà fermare questi anni d’oro del Real, che hanno ben poco di romantico e molto di regolare e complesso. Non ce l’ha fatta la meteora Liverpool; non ci sono riusciti Bayern e Juventus, le campionesse dei rispettivi club. In una Champions League sempre più episodica, Zidane ha dimostrato che bisogna esser darwiniani, e certe volte inseguire la partita (invece che cercare di dominarla) può portare a risultati migliori.

E se l’intoppo al meccanismo perfetto il Real lo avesse proprio in casa?

Sì, sapete di chi stiamo parlando, è proprio lui: Cristiano Ronaldo. Grande “assente” della finale, si è potuto permettere un relativo anonimato. Dopotutto, sappiamo che CR7 ha il lusso di non doversi caricare sempre la squadra sulle spalle. Con la quinta Champions in bacheca, il fuoriclasse portoghese ha fatto sapere che è stato bello giocare nel Real, lasciando intendere che il suo futuro sarà altrove. La sua eventuale partenza basterà a interrompere il dominio del Real Madrid?

Un invasore di campo durante Real Madrid - Liverpool | numerosette.eu
Unico momento veramente saliente della partita di Cristiano: il dribbling ai danni di un invasore di campo. Anche qui, date un’occhiata alla prossemica di Karius. Mai vista una rappresentazione corporea meglio riuscita di questa per indicare il termine “Tragedia”.

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