From London to Manchester

Qualche volta ti capita di avere dei vicini rumorosi. E non puoi farci nulla.

A distanza di anni possiamo dire che Sir Alex Ferguson, uno degli allenatori più vincenti della storia del Manchester United, non ci aveva per niente visto lungo su quei cugini tanto rumorosi e caotici da riuscire un giorno a usurpare il suo grande trono. Tutti però avrebbero chiaramente previsto una nuova ascesa così grandiosa della città di Manchester, capitanata in questa stagione da un City straripante, più simile a un’infallibile macchina da guerra che a una semplice squadra di calcio: è così che Guardiola è riuscito a tenersi ben saldo il primo posto anche dopo la stancante trasferta di Napoli archiviando senza troppi problemi la pratica Arsenal, rispedendo con soli tre reti Wenger nell’uragano di critiche e polemiche.

Ma se la parte rossa della capitale versa più lacrime del tipico cielo londinese, in quella blu portata alla ribalta da Antonio Conte splende un sole luminoso tipicamente italiano grazie a un giocatore che proprio in Italia ha trovato la rampa di lancio giusta per diventare grande: basta un timbro di Morata per stendere lo United e impedire a Manchester di diventare a tutti gli effetti la città simbolo di questa Premier League.

Manchester is sky blue

Possiamo finalmente dirlo: con otto punti di distacco dal secondo posto è il Manchester City la squadra più accreditata per la vittoria del titolo, a discapito di tutte le altre big della Premier League che sembravano pronte al grande salto di qualità in questa stagione. Dopo anni di predominio rosso, Manchester si tinge di sky blue e abbandona il tipico accento inglese a favore di quello ispanico di Guardiola, Aguero e Gabriel Jesus, tre degli artefici più importanti di questa vincente cavalcata che, assieme al belga De Bruyne, sono riusciti a far sognare mezza città dopo anni di sconfitte. Quella contro l’Arsenal è soltanto l’ennesima bellissima vittoria dei Citizens in questa stagione da urlo: anche senza l’accoppiata Aguero-Gabriel Jesus (il brasiliano è subentrato a gara in corso proprio al bomber argentino) il City è una squadra praticamente perfetta che subisce pochissimo e crea tantissime occasioni lungo tutto l’arco della partita grazie anche a una panchina che non ha nulla da invidiare alla squadra titolare.

Poco importa se i Gunners si trovano nel miglior periodo della stagione fino ad ora: neanche le grandi prestazioni di Ozil (corteggiato tra l’altro dall’altra di Manchester) e la rete di Lacazette riescono a mettere i bastoni fra le ruote a un Manchester City sempre più lanciato verso la vetta, che sa bilanciare le forze a meraviglia riuscendo ad avere la meglio praticamente su ogni fronte. Il consolidatissimo 4-3-3 è diventato ormai uno dei punti di forza di Guardiola che, dopo un anno di assestamento nel nuovo campionato, è riuscito a domare anche gli inglesi con il suo gioco ipnotico e spettacolare, capace di imbrigliarti con la sua fitta rete di passaggi e bloccarti al momento opportuno con una difesa che cresce esponenzialmente di qualità partita dopo partita.

La rivincita di Londra

Se contro il City apparentemente non c’è storia, ci pensa il Chelsea a regalare la rivincita alla città di Londra, umiliata da Guardiola prima e portata alla ribalta poi dal solito Antonio Conte, sempre sul piede di partenza ma pronto ogni volta a smentire la dirigenza con imprese che diventano possibili soltanto a un guerriero come lui. Certo, avere la meglio su questo Manchester United non è davvero impossibile (vedi Huddersfield) ma la batosta di Roma poteva influire negativamente sui Blues che sono finalmente tornati in corsa dopo un periodo buio: a illuminare la parte blu di Londra ci pensa come al solito Alvaro Morata, trascinatore dell’attacco chiamato al difficile compito di non far rimpiangere uno come Diego Costa, ormai diventato solo un dolce ricordo dalle parti di Sramford Bridge grazie alle grandi gesta dello spagnolo.

È bastata proprio una sua rete per mettere KO Mourinho, sempre secondo in classifica ma distante ormai soltanto una lunghezza: 7 punti in cinque giornate sono il sintomo lampante di una squadra che non riesce a tenere il passo delle grandi nonostante una rosa stratosferica, che sta pagando forse più del dovuto l’assenza in mezzo al campo di uno come Paul Pogba, elemento essenziale per il gioco più fisico che spettacolare del Manchester United: la sosta permetterà di trovare il modo di ripartire a mille all’ora e scacciare i fantasmi del fallimento prima di essere risucchiato dalle sue inseguitrici?

 

From London to Manchester

Pari e patta dunque fra Londra e Manchester, due delle città storicamente più importanti del calcio inglese assolute protagoniste di questa stagione meravigliosa: tutto è in equilibrio su questo sottilissimo filo rosso (e blu) dove grandi armate e vicini rumorosi si sfidano senza esclusione di colpi fra polemiche, smentite e grande calcio.

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