Il fotografo dei Mondiali

Yuri Cortez è il fotografo dei mondiali che è stato travolto dai giocatori croati dopo il gol di Mandžukić, il gol che ha eliminato al 120’ l’Inghilterra e che ha proiettato la Croazia alla prima finale dei mondiali della sua storia, che si disputerà domenica 15 luglio (ore 17 italiane) contro la Francia, nello Stadio Lužniki di Mosca.

Yuri Cortez, sommerso, ha protetto la sua Nikon e ha continuato a scattare: le sue foto hanno fatto il giro del mondo. E i giocatori croati lo hanno assurto a parte integrante della propria Selezione.

Il salvadoregno che lavora in Messico per l’AFP – l’Agence France-Presse che sta rivoluzionando la fotografia sportiva con le istantanee dall’alto – in poco tempo è diventato parte della grande narrazione, un personaggio puramente manzoniano che, prima di questi Mondiali, è stato solitamente coinvolto nelle intricate guerre di mezzo del Medio Oriente e dell’America Latina come è possibile leggere nella sua breve biografia su twitter, e scrollando nel suo profilo cinguettante.

L’intervista a Fox Sports Latinoamerica

Per Yuri Cortez, di fatto, questo Mondiale è un momento alternativo della sua vita quotidiana, un momento più gioioso, lontano dai fatti politici che mettono in pericolo ogni giorno gli uomini che vivono quelle porzioni di campo regolate da leggi senza istituzioni, in cui il proprio habitus storico – per dirla con Bourdieu – viene costantemente rimodellato in relazione alle situazioni, e viceversa in un circolo virtuoso. Un campo completamente opposto, quello della Russia introiettata dal pallone, e che ha restituito a Yuri Cortez l’appellativo di fotografo dei mondiali entrando nelle case di milioni di persone con le fotografie di Mandzukic, e quindi con il suo sorriso spontaneo sotto dei baffi pieni, i capelli ricci e uno sguardo tipicamente latino.

Ammaliato, così, dagli scatti incredibili di Yuri Cortez sono andato a indagare sull’immenso internet e sui social del fotografo dei mondiali.

7 Scatti Mondiali

Le migliori istantanee di Yuri Cortez, il fotografo dei mondiali

Ho quindi scelto i 7 scatti che più mi hanno colpito, oltre a quelli che lo hanno reso, forse, il fotografo dei mondiali più famoso in epoca recente.

Procederò, quindi, in una personale classifica, lasciandovi la facoltà di ammirare tutte le fotografie sui suoi social network di riferimento, twitter e instagram, il cui nickname è YuryYurisky assonante all’idioma russo. Non so se sia, di fatto, una scelta momentanea quella del nickname, ma rimane curioso come Yuri Cortez abbia aperto il suo profilo instagram proprio in occasione dei Mondiali russi.

Scorretele tutte dal suo profilo perché sono già storia.

7° El Salvador

e l’appartenenza

El Salvador ha avuto la chance di partecipare al Mondiale in Russia perché fa parte del globo e quindi ha diritto a qualificarsi. Ovviamente non sono riusciti nell’impresa. Quella che ha centrato appieno, ad esempio, il Panama.

Nel riquadro in basso a sinistra, tuttavia, potete vedere dei tifosi salvadoregni che assistono alla partita tra Belgio e Tunisia, conclusa 5-2 per i belgi. Non c’entrano niente. Eppure il Mondiale è questo: infatti abbiamo potuto ascoltare i canti argentini e il gyser sound per molti mathc, nonostante le eliminazioni premature di Argentina e Islanda.

Non è una foto così particolare questa, ma è una scelta simbolica, in cui mi immagino lo stupore di Yuri Cortez, salvadoregno e fotografo dei mondiali in Russia, nel vedere dei propri connazionali sugli spalti.

6° Messi

e lo scoramento 

Non è stato il Mondiale dell’Argentina, non è stato il Mondiale di Messi. E lo si è capito da subito. Dal pareggio contro l’Islanda con il rigore sbagliato dal numero 10.

Quella scattata da Yuri Cortez è una di quelle istantanee che ogni fotografo dei mondiali non ha potuto non immortalare. Quante versioni ci saranno di questa foto?

5° Neymar

e l’arte di ritolarsi

Le simulazioni roteanti di Neymar sono parte della narrazione del Mondiale russo, e anche Yuri Cortez non ha potuto esimersi dall’immortalarle. Sul suo profilo twitter, il fotografo dei mondiali ha anche ritwittato uno dei tanti video che hanno scatenato la rete.

Tuttavia c’è un’altra foto che è molto in voga, e ritrae Neymar con una smorfia durante l’inno. L’ha scattata sempre Yuri Cortez.

4° El Chicharito

e la battaglia

Se scorrete potete trovare l’esultanza di Lozano, altra foto che è circolata molto in questo Mondiale.

Similmente a quel principio d’appartenenza prima spiegato – quell’habitus per tornare ai paragrafi introduttivi – l’impresa del Messico di Osorio contro la Germania sarà stato uno dei momenti più suggestivi per un fotografo dei mondiali che lavora in Messico. Tra le molteplici foto scattate, l’istantanea del Chicharito, a terra fra le gambe tedesche, restituisce quel clima di battaglia che i messicani hanno offerto sull’erba, strappando un 1-0 imprevedibile contro la Germania campione in carica. La prima vera sorpresa del Mondiale.

3° Valderamma

e la Calavera Catrina

Il 29 giugno è stato il primo giorno di riposo dei Mondiali. Un giorno anonimo per molti – mai per un fotografo dei mondiali – estremamente noiosi per chi si era abituato al ritmo di 3 o 4 partite giornaliere. Dai, non ditemi che non le avete seguite quasi tutte. Io, facendo un calcolo, non ho guardato 13 partite sulle 62 finora disputate: non ne ho persa neanche una dagli Ottavi. Sono sicuro che c’è sicuramente chi ha fatto meglio di me.

Il 29 giugno, tuttavia, è anche il Giorno dei Morti per i messicani, e la Calavera Catrina – teschio elegante – è la rappresentazione della Morte, insita nel folklore messicano dal 1900, quando il litografo José Gudalupe Posada fornì una sua visione dei nativi messicani che avevano l’ambizione di portare le tradizioni aristocratiche europee nell’epoca della pre-rivoluzione. Da quel giorno, il cappello di donna è il simbolo di Morte.

Ad arricchire la foto è la folta chioma sempre bionda di Valderrama dipinta sulla palla posta nella Piazza Rossa, che crea una sorta di assonanza formale con il cappello della donna catrina in primo piano sfocata, mentre maneggia lo smartphone. Anche le effigi dei morti hanno bisogno di interagire in digitale.

2° Colombiani

e le lacrime

Il Calcio indossa spesso i panni sacri, sostituendosi al Teatro: la rappresentazione umana dell’umano per eccellenza, nel dramma la sua forma più compiuta e ripetuta. Gli attori camminano sul palcoscenico dell’irrequieto e rompono la quarta barriera, diventa solo a quel punto meta-teatro, l’esperienza si fa mistica, catartica, quindi salvifica nell’unione.

L’Inghilterra batte la Colombia ai rigori in una partita eclatante, e un Mina stoico che trova il terzo gol consecutivo al Mondiale, all’ultimo minuto regolamentare da infortunato. I colombiani sugli spalti piangono come i propri giocatori, ma si uniranno nei canti per rialzarsi e gioire. Perché il calcio non è solo un gioco, ma è pur sempre un gioco. La vita prosegue. E ce lo insegna proprio Yuri Cortez, per un mese fotografo dei mondiali, per anni fotografo di frontiera.

1° Dietro le quinte

e la macchina perfetta

Non esiste il concetto di grande senza il concetto di piccolo. A scrivere il vero, è proprio forviante considerare una cosa grande che per natura non esiste. Scomporre e de-costruire. La molecola dietro l’uomo, l’inserviente dietro una conferenza stampa del Mondiale. Quella della Francia prima del Quarto di Finale contro l’Uruguay.

Una foto pazzesca che mi ha piantato sul laptop per minuti e minuti. Un fermo-immagine che un fotografo di frontiera prestato ai mondiali non poteva non fissare con la sua Nikon che l’accompagna nella vita di tutti i giorni: è un richiamo alla sua genesi professionale di fotografo, una sorta di determinismo della propria visione culturale.

In questo senso, accogliete fuori classifica queste altre due foto splendide, di schiena.

Yuri Cortez, fotografo di frontiera, per un mese fotografo dei mondiali.

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