Football Troubles

Ci sono tre versioni della storia d’Irlanda: quella repubblicana, quella lealista e quella britannica. Io opto per la versione semplice, la mia: otto secoli, o quattro se preferite, di sangue versato in un susseguirsi di lotte tra irlandesi ed altri irlandesi.

Nel romanzo “Eureka street“, Robert McLiam Wilson usa queste parole per descrivere la sua visione sulle lotte intestine che hanno caratterizzato la Repubblica d’Irlanda prima e, soprattutto, l’Irlanda del Nord poi.
Una descrizione perfetta, se pensiamo che la grande maggioranza dei 1841 civili nordirlandesi morti durante i cosiddetti Troubles sia caduta per mano di compatrioti con, diciamo così, diverse idee sulla questione dell’indipendenza.
Il libro, forse proprio perché scritto qualche anno prima rispetto all’accordo del Venerdì Santo che ha messo un freno alle ostilità, restituisce molto bene il clima di angoscia respirato nell’unica città occidentale che abbia vissuto una vera e propria guerra dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Una Belfast divisa dalle drammatiche lotte tra cattolici-repubblicani e protestanti-unionisti.

La storia della capitale dell’Irlanda del Nord è intrisa di violenze settarie tra le due parti, si può quasi dire che sia nata da esse. Un vortice che trascina dentro tutto quello che si trova a quelle latitudini, compreso ovviamente il calcio.
C’è però una sostanziale differenza rispetto ad altri simili contesti: se da altre parti il calcio rappresentava la sublimazione dei concetti di rivalità e differenza, qui è semplicemente uno dei modi per colpirsi, per schiacciare e sottomettere l’avversario.

Gli albori e il primo Bloody Sunday

Per capire come il calcio sia entrato nella spirale della violenza settaria nordirlandese è necessario però tornare indietro di parecchi anni. E spostarci anche un po’ più giù, a Dublino, perché alla fine nasce tutto da lì.
La violenza mista al calcio in Irlanda nasce infatti nella capitale di quella che sarebbe poi diventata la Repubblica d’Irlanda, il 21 novembre del 1920. Quel giorno infatti, come rappresaglia per l’uccisione di alcuni agenti segreti inglesi, l’esercito britannico aprì il fuoco sulla folla nello stadio di Croke Park, durante una partita di calcio gaelico fra le contee di Dublino e Tipperary, uccidendo 14 spettatori e un giocatore del Tipperary, Michael Hogan, a cui ora è dedicata una tribuna di quello stadio simbolo degli sport gaelici. In quella tragica occasione venne anche coniato il termine “Bloody Sunday, divenuto poi tristemente noto per i fatti del 30 gennaio 1972 a Derry.

Sì, il termine utilizzato che ha dato il titolo ad una delle canzoni più belle e drammatiche degli U2 è nato incircostanze calcistiche (gaeliche)”.

Sebbene centri fino ad uno certo punto con la nostra storia, era opportuno citare l’episodio, perché si tratta del predecessore di qualsiasi altro episodio di violenza calcistica settaria in terra d’Irlanda, nonché uno degli atti decisivi che porteranno nel 1922 all’indipendenza.

Linfield vs Belfast Celtic

In un contesto esplosivo come quello che vi stiamo descrivendo, è normale che le opposte ideologie trovino vita facile all’interno delle tifoserie delle squadre nel panorama calcistico nordirlandese.
Con un piccolo particolare però: la rivalità ancora oggi più sentita è scomparsa nel 1949.
Linfield contro Belfast Celtic era la trasposizione sul rettangolo verde delle parti che lottavano nella vita di tutti i giorni.
Da una parte il Linfield, unionista, praticante di una politica fortemente settaria che vietava il tesseramento di cattolici, nonché storico alleato, per il periodo dei Troubles, dell’UDA, l’Ulster Defence Association, e dell’ordine di Orange, roccaforte del pensiero unionista-protestante ai cui incontri andava anche il padre di George Best.
Dall’altra il Belfast Celtic, cattolico e repubblicano, vicino all’IRA, con una politica più aperta su temi religiosi e che, come avrete sicuramente intuito, si rifaceva al più famoso Celtic Glasgow, club fondato proprio da immigrati cattolici irlandesi in Scozia. Proprio all’esatto opposto del Linfield, che già dal blu della maglia richiama l’altra parte di Glasgow, quella protestante dei Rangers.
La loro diversità è rivendicata persino nei nomi degli stadi, da una parte il Celtic Park – ormai demolito – dall’altra Windsor Park, inequivocabile riferimento alla corona britannica.

Le strade dei due club si sono scontrate, più che incontrate, fino al 1948, ultimo anno nel massimo campionato nazionale del Belfast Celtic prima della scomparsa.
Ironia della sorte, sarà proprio una partita tra le due acerrime nemiche, in quel momento dominatrici del calcio nell’Irlanda del Nord e conquistatrici di tutti i titoli nazionali dal 1931, a determinare la morte dei Belfast Celtic.
La loro sfida nel Boxing Day del 1948 rappresenta perfettamente tutto ciò che abbiamo detto finora.
Un incontro teso, in una città cupa e socialmente lacerata, in cui la gara – terminata 1 a 1 – passa in secondo piano rispetto a ciò che combinano i tifosi del Linfield che invadono il campo prendendo di mira tutti, tifosi avversari e calciatori. Uno di questi ultimi, il centravanti ventenne Jimmy Jones ne uscì addirittura con una gamba rotta. Non a caso andrebbe aggiunto, perché lui, stella in rapida ascesa dei Celts, era un traditore, essendo protestante.
Questi fatti, uniti alla mano leggera nella squalifica di Windsor Park per il Linfield (un mese), porteranno al ritiro dei biancoverdi dal campionato prima e alla cancellazione della squadra qualche mese dopo.

Da allora, quelli che furono i tifosi del Belfast Celtic hanno provato ad identificarsi con altre squadre, chi nel Cliftonville e chi nel Donegal Celtic, nato nel 1970 per riprendere la mistica del Belfast Celtic. Ovviamente però, niente è stato più come prima.

Gli anni dei Troubles

Fermiamoci un secondo.
Forse finora con il termine “Troubles” abbiamo creato un po’ di confusione, usandolo per indicare genericamente i vari conflitti in Irlanda del Nord.
In realtà, la nomea “Troubles” identifica un periodo storico preciso, quello dal 1968 al 1998, gli anni in cui il conflitto divenne particolarmente cruento, arrivando ad uccidere 472 persone nel solo 1972.
Durante questo periodo, spesso i campi da calcio furono teatri di scontri violenti, specie tra i tifosi del Linfield e quelli delle squadre che avevano preso il posto del Belfast Celtic nei piani alti del campionato nazionale, il Glentoran e il Cliftonville.

Un piccolo assaggio della violenza degli hooligans in Irlanda del Nord.

Attenti però, perché queste immagini, risalenti alla finale di Coppa nazionale del 1983 tra Linfield e Glentoran e tipiche nel mondo calcistico anglosassone degli anni ’70-’80, potrebbero trarvi in inganno. Anche qui, le differenze col mondo inglese sono molte.
Se infatti per gli hooligans inglesi il tifo per la propria squadra era una sorta di privilegio da difendere combattendo, per quelli nordirlandesi rappresentava solamente un mero pretesto.
Il calcio nazionale da quelle parti è sempre stato poco seguito e tifato, si è sempre preferito guardare all’estero, alle già citate due squadre di Glasgow e alle inglesi; lo stesso George Best tifava per il Wolverhampton.

Le partite, in quei famigerati anni, erano solamente l’ennesimo campo di battaglia in cui colpire gli avversari, distinto dalle strade solo per il colore della superficie.
Una situazione violenta, che mostrava agli occhi di un mondo gioioso, quale è solitamente quello calcistico, quanto aberrante e cruda potesse essere la realtà di una società rigidamente spaccata in due, senza possibilità di commistione.

Una realtà in cui, in base a dove nascevi eri già marchiato, in cui persino due ex compagni di squadra ai tempi della scuola potevano arrivare a lottare uno contro l’altro per la rispettiva causa.
Proprio come accadde a Michael Atcheson e a Bobby Sands, il primo membro dell’Ulster Volunteer Force, il secondo storico membro di spicco dell’Irish Republican Army, che con il suo diario ha ispirato una generazione di irlandesi.
Come ciò sia stato possibile è spiegato molto bene all’interno del seguente documentario, dove a parlare sono i loro vecchi compagni di squadra, protagonisti di lancinanti testimonianze.
E, se pensate che i nostri toni siano esagerati, basterebbe che consideraste che, nella descrizione del video, i membri della squadra intervistati vengono definiti “survivors“, “sopravvissuti“.

Ne vale la pena. È in inglese ma decisamente accessibile.

Tempi moderni

Dopo l’Accordo del Venerdì Santo nel 1998, è però tutto migliorato progressivamente. Le squadre hanno cambiato policy e hanno iniziato a spendersi per la cessazione delle ostilità tra le fazioni.
Lo stesso Linfield, forse la più legata delle squadre ad una delle parti, ha iniziato a collaborare attivamente per la fine del settarismo religioso, con diverse campagne, non sempre apprezzate dal tifo più estremo.

Nel tifo è appunto ancora radicato una sorta di estremismo. Un estremismo che arrivò a minacciare di morte Neil Lennon reo di aver ereditato, da cattolico e bandiera del Celtic, la fascia di capitano dell’Irlanda del Nord.
Minacce che vennero interpretate come serie, tant’è che il futuro allenatore di Celtic e Hibernian diede immediatamente l’addio alla Nazionale.

Oggi, la questione tiene banco soprattutto grazie alle gesta di James McClean, il giocatore che, ad ogni Remembrance Day si rifiuta di indossare il Poppy per ricordare i militari britannici caduti in guerra.
McClean, figlio di quella Derry protagonista di molti tristi episodi durante i Troubles e ex giocatore del Derry City, unica squadra nordirlandese a giocare nel campionato d’Irlanda, non ha mai mostrato remore nell’esprimere le sue convinzioni repubblicane, a costo delle molte critiche e minacce ricevute.

Ah sì, ha scelto anche di giocare per l’Irlanda.

Tutti questi strascichi non fanno altro che evidenziare come sia difficile lasciarsi quegli anni alle spalle per Belfast e l’Irlanda del Nord. Un luogo storicamente violento e rancoroso, in cui il calcio e il tifo non potevano che crescere nel peggiore dei modi.
Un posto in cui si nasceva, e per certi versi si nasce ancora, con un marchio addosso che non si poteva più togliere. Un qualcosa che determinava tutto: la religione, gli amici, gli amori, la squadra per cui tifare.
La stessa vecchia storia dal 1916, quella di un popolo che si è combattuto per moltissime anni sulle sue strade, uccidendosi in nome di ideologie inculcate, più o meno sensate, radicate nella testa dei ragazzi. Uomini e donne accecate a tal punto da perdere spesso la loro umanità, quasi fossero Zombie.

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