Agli ordini di Inzaghi

Un “traghettatore” fino alla conclusione della stagione. Questa è la condizione con cui è partita la vera carriera da allenatore per Simone Inzaghi. Dopo l’ennesimo crollo, per di più nel derby romano, e il conseguente licenziamento per Stefano Pioli, la società sceglie “Inzaghino” per finire dignitosamente il campionato che, di dignitoso, ha avuto ben poco. Le aspettative erano alte dopo il terzo posto dell’anno scorso e un preliminare di Champions League da disputare. Non un nome altisonante dunque per la panchina biancoceleste, ma allora perché proprio Inzaghi? Lotito ha deciso stavolta di puntare sull’orgoglio, o meglio su una persona che sa, conosce sulla propria pelle il significato della lazialità, elemento che scarseggia nella attuale rosa.

Si parte per Norcia, località umbra, con un obiettivo ben preciso: ricompattare l’ambiente. Inzaghi ha un doppio compito: non deve solo comandare l’allenamento, anzi, vuole prima confrontarsi con la squadra, capire i vari malumori e per questo chiama in disparte i senatori della squadra quali Candreva, Biglia, Klose e altri. Il nuovo Mister vuole ripartire da loro, dalle colonne portanti, alle quali intende aggregare diversi elementi della Primavera che ha allenato negli ultimi due anni. Non avrà esperienza Inzaghi, ma è innegabile la sua incredibile gavetta per arrivare ad allenare una squadra di Serie A. Parte dal basso, comincia nel 2010 rescindendo il contratto da calciatore ma rimanendo nell’ambiente capitolino allenando gli Allievi Regionali, con i quali vince a fine stagione la Coppa Lazio. I miglioramenti si vedono ed il fratello di Pippo sale nelle gerarchie allenando gli Allievi Nazionali biancocelesti. La vera promozione avviene nel mese di gennaio 2014, quando viene chiamato in sostituzione di Alberto Bollini nella Primavera campione d’Italia.  Ma i risultati non sono inferiori alle grandi attese, tutt’altro: Il 9 aprile successivo, vince la Coppa Italia Primavera ai danni della Fiorentina, trofeo che mancava alle giovani aquile da 35 anni.  Il 1º ottobre vince la prima Supercoppa Primavera della storia della Lazio, battendo la formazione pari età del Chievo per 1-0. La stagione successiva prevede altre soddisfazioni per il neo tecnico laziale: il 1º maggio 2015 vince il derby contro la Roma in finale di Coppa Italia per 0-2, conquistando il trofeo nonostante la sconfitta per 1-0 dell’andata. Dopo aver vinto anche il derby della semifinale di campionato ai supplementari, il 16 giugno perde ai rigori la finale contro il Torino per la lotta scudetto. Ora per Simone è arrivato il tanto atteso momento di rivivere quel grande calcio, che più volte ha vissuto da giocatore, e iniziare con un 3-0 fuori casa non è per niente male. Questa è la grande chance per il tecnico piacentino, il tempo dirà se verrà confermato anche l’anno prossimo.

Sono bastati i novanta minuti della sfida col Palermo per scrivere il suo nome in una classifica speciale: Simone Inzaghi è l’allenatore che ha ottenuto il miglior risultato all’esordio nell’era Lotito. Un 3-0 che non ha precedenti, complice anche il livello della squadra di Novellino. Ma non era comunque facile dopo il ritiro e la contestazione reagire in questo modo, con questa rabbia. A sette giorni di distanza la squadra è tornata a credere nell’obiettivo sesto posto. Una partita non può stabilire il futuro del tecnico emiliano, ma chi ben comincia è a metà dell’opera: vediamo cosa si è visto nella nuova Lazio inzaghiana.

MIROSLAV KLOSE

Primo ma non per importanza. Primo per nonnismo, per valore in attacco e per le lezioni che riesce a dare non appena tocca il pallone. La prima rete è un bagno di umiltà per la difesa palermitana: in un “marco non marco” nei confronti del tedesco, che stranamente si era posizionato al limite dell’area, ecco che la palla gli finisce – non casualmente – sui piedi. Lesto e agile come un ragazzino fa 1-0, ma Inzaghi o meno l’idea di non catapultarsi sul pallone ma aspettarlo al varco può dare i suoi frutti. Con una difesa allo sbando poi, basta mettersi lì con tanta pazienza e il gioco è fatto.

"Voce del verbo aspettare"
“Voce del verbo aspettare”

 

IL RITORNO DI KEITA

La classica serpentina di Keità, bravissimo e rapidissimo a portarsi sull'out di destra prima di provare a bucare le mani di Sorrentino; palla respinta e sul tap-in indovinate chi arriva? Sempre lui, Miro Klose
La classica serpentina di Keita, bravissimo e rapidissimo a portarsi sull’out di destra prima di provare a bucare le mani di Sorrentino; palla respinta e sul tap-in indovinate chi arriva? Sempre lui, Miro Klose.

 

CANDREVA E ANDERSON: LA COPPIA CHE SCOPPIA

Antonio Candreva non pare più il gemello scarso di quello visto negli ultimi anni biancocelesti; capitolo a parte per Felipe Anderson, fenomeno ad intermittenza che non riesce davvero a prendersi sulle spalle una squadra già leggerissima in difesa.

Ieri sera, però, i due talenti biancocelesti sono sembrati nuovamente ispirati, magari non come ai vecchi tempi ma sicuramente meglio delle ultime uscite da mani nei capelli. Un passo avanti, ora serve iniziare a correre.

CORRERE

Correre verso Empoli e Sampdoria che faranno da cuscinetto alle due uscite quasi proibitive di Torino prima – contro i bianconeri – e all’Olimpico con l’Inter, in un revival del 5 maggio probabilmente senza nulla in palio. O forse no, perché la zona Europa è vero che dista più di 10 punti, ma con 6 partite da giocare può ancora accadere l’impensabile.

18 punti con conseguenti vittorie storiche proietterebbero comunque vada la Lazio in un’orbita di positività nei confronti di una stagione avvenire, probabilmente nel segno di un nuovo allenatore ma perché no anche con la riconferma di Super Simone.

Magari no, forse si. Inzaghi potrebbe avere la risposta fra i capelli.

"E non voltarti indietro mai"
“E non voltarti indietro mai”

 

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