Feyenoord, lavoro e sogni

Olanda. Paese della leggerezza, paese dove i limiti iniziano quando termina la fantasia, dove i confini delle proprie possibilità si tracciano autonomamente. Patria del bello come culto, del prevalere della forma sulla sostanza. Così nella società, così nella cultura. E così, immancabilmente, anche nel calcio.

Gli ‘Orange’, fautori del “calcio totale”, non possono essere che l’emblema del calcio bello ma difficilmente concreto e cinico. Una nazionale che ha come simboli giocatori del calibro di Cruijff e Van Basten, porta i tratti distintivi dell’eleganza e della leggerezza. Caratteristiche che però confluiscono in una mancanza di risultati che ne fa una delle più affascinanti fra le realtà incompiute nella storia del calcio.

La sfida del successo si riversa quindi a livello di club. La mancanza di trionfi con le nazionali rende la lotta per il titolo della Eredivisie ancora più accesa, come una sorta di valvola di sfogo. Il calcio tra i propri confini come medicina per i mali internazionali. Su questo palcoscenico sono solitamente 3 i protagonisti principali: Ajax di Amsterdam, Psv di Eindhoven e Feyenoord di Rotterdam. Protagoniste incontrastate da tempo le prime due, mentre l’ultima ha mantenuto il fascino della nobile decaduta viste le difficoltà nel recente passato. Ma il vento sembra essere cambiato.

Con 14 campionati olandesi, 12 coppe d’Olanda e 2 supercoppe nazionali, il Feyernoord sfoggia un palmarès di tutto rispetto, una bacheca ulteriormente arricchita se si considerano i trionfi internazionali: ben due in quella che una volta era la Coppa Uefa ma, soprattutto, uno in coppa dei Campioni e un altro persino nella Coppa Intercontinentale. In entrambi i casi si è trattato di una prima volta assoluta per una squadra olandese. Ma in ogni campo, la tua grandezza non è sancita solo dai tuoi trionfi. Il tuo blasone va di pari passo con quello dei tuoi avversari più acerrimi, con cui si instaura una rivalità che nel calcio assume i contorni di una battaglia stoica. Anche, o forse soprattutto, nella dolce Olanda.

Nel paese dei tulipani, il Feyenoord conta un numero invidiabile di rivali. In ambito cittadino, gli scontri con Sparta Rotterdam e Excelsior si rivelano sempre carichi di un furore agonistico unico. Ma la vera faida, calcistica e non, è quella con l’Ajax, il Klassieker. Una sfida che va oltre i numeri, oltre alle 82 vittorie dei lancieri contro le sole 58 della squadra di Rotterdam. Nel match più sentito d’Olanda infatti sul campo non scendono solo 22 giocatori. Sul prato verde si sfidano anche valori, culture e usi dai contenuti diametralmente opposti. Scontro ideologico che ha le sue radici negli anni della Seconda Guerra Mondiale. Nella peggior pagina della storia dell’umanità, anche Rotterdam vede i suoi momenti peggiori: bombardata dai nazifascisti, si ritrova cumuli di macerie e sogni a perdita d’occhio. Ma la grandezza di questa città e dei suoi cittadini è stata nel non perdersi d’animo, nel ricostruire case e futuro usando cemento e speranza come antidoto alla distruzione. A Rotterdam si crea una etica del lavoro dai contorni romantici e dai risultati concreti. Di contro Amsterdam, città della cultura, della trasgressione, che ha dato voce e risalto ad attori e artisti. La presunzione contro la concretezza, l’estro contro il cinismo. In Olanda, soprattutto dalle parti di Rotterdam, circola un detto famoso: “Mentre Amsterdam sogna, Rotterdam lavora.”

Va bene, a volte si sogna anche laggiù.

Una rivalità che non può non portare a partite dall’alto carico emozionale, che troppe volte è sfociato fuori dal terreno di gioco. Cose che non fanno bene al calcio, cose che si spera di non dover di nuovo documentare. Perché ora il Feyenoord  sembra essere tornato ai fasti di un tempo. In panchina ora siede un volto giovane, ma che conosce bene l’ambiente: Giovanni Van Bronckhorst, ex terzino proprio della squadra biancorossa, oltre che del Barcellona e della nazionale olandese. In campo il condottiero è l’esperto Dirk Kuyt, con fedele scudiero quell’Eljero Elia che dopo lo scotto del campionato italiano ora vive una seconda giovinezza in patria. Un mix di prime volte e ultime danze che sta regalando al Feyenoord la testa dell’Eredivisie, con un percorso netto di 8 vittorie su 8 partite disputate, con 5 punti sulla seconda. Che, neanche a dirlo, è l’Ajax. Sembra di fare un tuffo nel passato, negli indimenticabili anni ’70, che vedevano i due club fare la voce grossa in patria e in Europa. A distanza di numerosi lustri la storia potrebbe ripetersi, senza commettere gli stessi errori del passato e chissà, magari per far finalmente trionfare il calcio orange.

 

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