L’anno di Bernardeschi

Alcuni mazzi da gioco contengono carte speciali che possono assumere un valore qualsiasi, a scelta del giocatore.  Tali carte, come è noto, vengono chiamate Jolly.

Sono sempre di più le squadre che cercano di avere un Jolly ovvero qualcuno bravo a ricoprire diverse posizioni in mezzo al campo: Federico Bernardeschi è, nella nostra Serie A, colui che rappresenta al meglio la categoria nel reparto offensivo. Può essere impiegato in moltissime zone del campo, e infatti in questo campionato è stato centrocampista di destra, seconda punta, ala destra, ala sinistra e, più compiutamente, trequartista.

Per pochi altri giocatori offensivi la definizione di Jolly è altrettanto appropriata.

Il punto di svolta

Dopo aver superato un avvio di stagione non privo di difficoltà, sul finire di Ottobre inizia per Bernardeschi un periodo di autentico splendore, durante il quale tutto ciò che tocca si trasforma in oro.  La sua esplosione sembra compiersi nella trasferta di Cagliari, vinta dalla Fiorentina per 5-3:  dopo che nelle precedenti partite aveva svariato su più ruoli, con esiti non sempre positivi, Paulo Sousa prova infatti a spostarlo in una posizione più centrale, permettendogli di agire maggiormente nella zona di attacco.  In questo incontro Bernardeschi fornisce una prestazione eccellente, comprovata da un assist vincente e dalla prima doppietta in Serie A.

Il punto più alto

Almeno fino alla sosta natalizia, Bernardeschi è senza dubbio il giocatore più decisivo della Fiorentina.  Durante questo periodo arriva anche a indossare per la prima volta la fascia da capitano, nel match perso 3-1 in trasferta contro la Lazio.  Dalla trasferta di Cagliari in avanti realizza 8 gol in 12 partite, fornendo inoltre 2 assist vincenti, e proprio nell’ultima partita del 2016 sfoggia la sua migliore performance del campionato, nella sfida pareggiata 3-3 contro il Napoli.  Le sue giocate mettono in costante crisi la difesa partenopea e gli fruttano a fine partita anche i complimenti da parte di Maurizio Sarri.

Al termine del 2016, Bernardeschi è 6° nella classifica dei marcatori (dietro a Icardi, Dzeko, Belotti, Mertens e Higuain) e ha segnato più di molti altri attaccanti del campionato, compreso il suo compagno di squadra Kalinic.

Il punto più basso

In tutta la seconda parte di stagione le prestazioni di Bernardeschi si mantengono, nel complesso, su uno standard più basso rispetto a quanto si è potuto ammirato durante il girone di andata.  Ad accompagnare questo calo di forma, dovuto in parte a un infortunio alla caviglia subìto nel mese di Febbraio, ci sono anche le insistenti voci di mercato e la problematica trattativa per il rinnovo del contratto.  In mezzo ad alcune prestazioni incolori, si giunge, nella gara di ritorno contro l’Inter, al punto più basso della stagione di Bernardeschi: nonostante la vittoria dei Viola per 5-4, giunta al termine di una partita pazzesca, risulta essere il peggiore in campo.

Il rigore passato ad Handanovic, con la Fiorentina ancora in situazione di svantaggio, è l’immagine simbolo di una serata storta, durante la quale girovaga poco convinto per il campo e non si rende mai pericoloso.  Quando viene sostituito, al minuto 58, esce dal campo accompagnato dalla pioggia di fischi dei suoi tifosi, reazione forse esagerata, ma che rispecchia in maniera perfetta una nottata orribile. Bernardeschi capisce e chiede scusa ai tifosi.

L’anno di Bernardeschi in una foto

L’immagine di Bernardeschi, però, si rafforza sempre di più anche all’esterno del campo di gioco. Lo testimonia la scelta dallo staff organizzativo della Viareggio Cup di fargli leggere il “Giuramento” che, da tradizione, accompagna l’inizio dello storico torneo internazionale, al quale lui stesso ha preso parte nel 2012 e 2013 con la Primavera della Fiorentina.

Colpisce l’immagine di un ragazzo ancora ventitreenne che si presta senza timore a diventare un esempio per i più piccoli, e che non ha timore di assumersi grandi responsabilità.  Cosa che del resto non ha mai fatto, fin da quando ha deciso di indossare la maglia n°10.

Perché è l’anno di Bernardeschi

La crescita di Bernardeschi rispetto alla stagione passata è stata evidente.  Gli capitava spesso di correre a vuoto e di interpretare male alcune situazioni di gioco.  Ha ammesso queste difficoltà e ha lavorato per colmarle, con grandissimi progressi dal punto di vista dell’interpretazione della gara che gli hanno permesso di essere sempre più centrale nella manovra della Fiorentina.  È diventato anche più lucido nel chiudere l’azione, come dimostrano le 11 marcature stagionali, che lo eleggono come il centrocampista più prolifico del campionato alla pari di Nainggolan.

Il processo di miglioramento del ragazzo, va detto, non è ancora concluso.  Lui stesso dovrà impegnarsi innanzitutto per mantenere la stessa costanza per tutto l’arco della stagione, ed evitare gli alti e bassi che hanno contraddistinto quest’ultima annata, ad ogni modo positiva.  Sarà anche necessario che il suo prossimo allenatore (Pioli o chi per lui) gli trovasse una posizione definitiva, nella quale possa esprimersi al meglio.  Perché è vero che Bernardeschi è un Jolly, che sa ricoprire molti ruoli e che spesso lo fa benissimo, ma è altrettanto vero che potrebbe non essere più in grado di capire qual è il ruolo più adatto per lui.  Insomma, il Jolly dovrà prima o poi depositare il berretto a sonagli e capire quale carta vorrà diventare da grande.

Io mi adatto a ogni ruolo in ogni allenamento e partita, gli schemi li decide il mister. Il calciatore deve adattarsi. Tatticamente penso di rendere al top sull’esterno destro, ma in futuro vorrei fare il trequartista.

Federico Bernardeschi

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