Favoriti

Questo Mondiale ci ha sicuramente insegnato a non dare nulla per scontato. Dopo l’eliminazione di Germania e Spagna – e delle squadre con i due migliori giocatori, Portogallo e Argentina – il Brasile doveva dimostrare, sul campo, di poter essere la vera favorita per la vittoria finale della manifestazione. Il 2 a 0 contro il Messico ha affermato la superiorità degli uomini di Tite, che certamente possono essere considerati la squadra più equilibrata e capace di adattarsi a diverse situazioni di gioco. L’isteria collettiva che aveva caratterizzato il Mondiale casalingo sembra aver lasciato spazio ad una nuova consapevolezza.

La solidità difensiva del Brasile

Partiamo da un dato di fatto. Il Brasile è la squadra ad aver subito meno reti nella manifestazione insieme con l’Uruguay (1 goal subito per entrambe). Ma se la vocazione difensiva degli uomini di Tabarez era preventivabile e comporta una notevole diminuzione della pericolosità offensiva – affidata principalmente alla superba intesa tra Cavani e Suarez – il Brasile riesce ad abbinare al meglio la solidità della sua difesa e la classe dei propri attaccanti. Basti pensare che per numero di tiri tentati i verdeoro si trovano in vetta alla classifica a pari merito con il Belgio (77 tiri tentati).

Nell’ottavo di finale contro il Messico, Tite ha scelto per i suoi uomini il classico 4-2-3-1, dovendo però rinunciare alla spinta di Marcelo sulla fascia sinistra per via di un problema fisico. La coppia centrale composta da Miranda e Thiago Silva assicura qualità in fase di impostazione, soprattutto da parte del centrale del Paris Saint Germain, spesso schermato dal Chicharito Hernandez proprio per evitare rapide verticalizzazioni; la fascia destra è invece occupata da Fagner, bravo ad offrire soluzioni anche in attacco con le sue sovrapposizioni.

La solidità difensiva del Brasile | numerosette.eu
Questa la mappa dei tiri concessi dal Brasile nella partita di ieri. Nessuna conclusione particolarmente pericolosa, complici le scelte sbagliate dei giocatori messicani.

Nei primi trenta minuti i giocatori brasiliani hanno sofferto il ritmo imposto dal Messico, bravo a pressare sin dalla prima costruzione la manovra avversaria. un pressing ultra offensivo che aveva già pagato i suoi dividendi nel match inaugurale contro la Germania: l’obiettivo di Osorio probabilmente era di sbloccare la partita nel momento di massimo sforzo offensivo dei suoi uomini per poi provare a colpire in contropiede, affidandosi anche alle parate di Ochoa, primo in classifica per numero di salvataggi, 25.

Il Brasile non si è però scomposto ed ha accettato la momentanea superiorità degli avversari, dimostrando attitudine difensiva e capacità di resistere alle letali transizioni del Messico affidate ai piedi di Lozano e Vela. La scelta di un approccio ultra offensivo è dimostrato anche dall’atteggiamento del Messico sui calci d’angolo avversari.

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La scelta di marcare in area in parità numerica è sicuramente singolare ma permette di avere uno sviluppo rapido una volta riconquistato il pallone. In questa occasione Vela servirà Lozano dall’altro lato del campo, ma l’azione si chiuderà con la respinta di Filipe Luís. Tutta la retroguardia brasiliana è stata infatti abile nel limitare il potenziale pericolo, chiudendo con tempismo.

Il piano di isolare Vela e Lozano sulla fascia per poi convergere verso il centro perde però efficacia con il passare dei minuti. Soprattutto dal lato sinistro, in cui il raddoppio di Casemiro sull’esterno del PSV Eindhoven è particolarmente efficace. A fine partita il centrocampista del Real Madrid è il giocatore con più contrasti completati, ben sei su otto tentativi, confermandosi leader in questa speciale classifica tra i giocatori rimasti in corsa con 4,3 contrasti vinti a partita. La sua assenza contro il Belgio nei quarti di finale potrebbe essere un problema per Tite: Paulinho è infatti lasciato libero di inserirsi sul fronte d’attacco e Fernandinho non ha le stesse caratteristiche difensive del numero 5.

Veloce come il vento

Mentre tutti aspettano Neymar, il vero MVP della partita è senza dubbio Willian. L’esterno del Chelsea è stato infatti l’uomo in più, capace di cambiare marcia nel secondo tempo quando la struttura difensiva del Messico è crollata sotto i colpi delle sue accelerazioni.

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Come si può vedere in questa azione, la sua abilità palla al piede è sufficiente per trasformare l’azione da difensiva in offensiva, costringendo Herrera al fallo – ed all’ammonizione – per fermare la sua corsa verso la porta. I dribbling completati a fine partita sono ben sette su nove tentativi ma non raccontano fino in fondo la sua influenza sulla seconda parte di gara. Almeno per tre volte Willian ha puntato la difesa palla al piede, riuscendo sempre a creare superiorità numerica. Due i suoi tiri verso lo specchio: soltanto un intervento straordinario di Ochoa gli ha impedito di trovare la rete. Il ballottaggio con Douglas Costa in vista dei quarti sembrerebbe essere nettamente a suo vantaggio, visti anche i problemi fisici dell’esterno bianconero.

Come sta Neymar?

Dopo le incertezze – soprattutto fisiche dovute al lungo stop – delle prime partite, il numero 10 brasiliano sembra essere tornato ai suoi livelli nel momento più importante. La prima rete porta infatti la sua firma non solo per il tocco decisivo sul cross di Willian, ma soprattutto per l’influenza che la sua sola presenza palla al piede esercita sulla difesa messicana. In tre infatti seguono le sue mosse ed il colpo di tacco per liberare il compagno coglie di sorpresa l’intera retroguardia. Con le dovute proporzioni (e cambiando completamente terreno di gioco), ricorda da vicino un canestro segnato da Michael Jordan contro Cleveland, con ben tre uomini ad inseguire His Airness.

La posizione tenuta da O’Ney assomiglia più a quella di una punta che a quella di un esterno, come dimostra il grafico elaborato da 11tegen11. In fase di non possesso infatti Tite gli chiede di affiancarsi a Gabriel Jesus, formando un 4-4-2, mentre con la palla tra i piedi il numero 10 è libero di accentrarsi e di inventare, cercando spesso la combinazione nello stretto con Coutinho, anche lui deputato ad occupare il “mezzo spazio” di sinistra. La sua posizione è addirittura più avanzata rispetto a quella di Gabriel Jesus.

La sua condizione fisica è certamente cresciuta con il passare delle partite. Dal primo match contro la Svizzera in cui il numero 10 risultava essere sostanzialmente anonimo, il contributo alla manovra brasiliana è aumentato esponenzialmente. Neymar è infatti il secondo giocatore per numero di tocchi (70), dietro soltanto a Willian (73). Inoltre la sua maggiore efficacia è dimostrata dal numero di dribbling riusciti e tentati. Infatti, nella partita inaugurale contro la Svizzera l’esterno brasiliano ha completato cinque dribbling, tentandone però ben dodici, mentre nella sfida contro la Serbia ben nove dei suoi 14 tentativi sono andati a buon fine. Contro il Messico si è limitato a due (su sette tentativi), entrambi però completati in area avversaria, liberandosi al tiro in un’occasione.

Neymar mette lo zampino anche nell’azione che porterà al due a zero di Firmino: suo infatti il tiro respinto da Ochoa sui piedi dell’attaccante del Liverpool.

La prestazione di Neymar è dunque incoraggiante in vista dei quarti di finale. Ciò che però non cambia è il suo atteggiamento sui contatti subiti, come dimostra quanto accaduto nel contrasto con Layun a bordo campo nei minuti finali. Un’attitudine di cui il brasiliano sembra essere ormai prigioniero e che di certo non lo aiuta agli occhi dei suoi detrattori.

Permette però di creare simpatici video.

La parabola del Messico

Come detto, il Messico ha messo in mostra le sue armi migliori soprattutto nel primo tempo con un pressing asfissiante a tutto campo che agevolava anche il recupero delle “seconde palle“. Con il passare dei minuti però il Brasile è riuscito ad imporre il proprio ritmo, complice un comprensibile calo dell’intensità fisica degli avversari. Nel secondo tempo gli uomini di Osorio hanno spesso corso a vuoto, non riuscendo a muoversi in maniera ordinata sul campo. Difensori e centrocampisti messicani si sono trovati a rincorrere avversari imprendibili come Willian e Neymar con tanto campo da coprire alle spalle. Eppure il Messico ha creato qualche potenziale occasione per riaprire la partita, compiendo però sempre la scelta sbagliata. Come sintetizza ironicamente questo tweet.

Diverse volte infatti con un lancio lungo un giocatore messicano si è trovato senza pressione a puntare la porta avversaria, scegliendo però sempre di tirare verso la porta invece di servire un compagno in posizione migliore. Due esempi.

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In quest’occasione – con il punteggio ancora fermo sullo 0 a 0 – Gallardo, liberato da un lancio della difesa, invece di servire Lozano completamente solo sul lato sinistro decide di calciare in porta senza però inquadrare lo specchio.

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In quest’altra circostanza invece Lozano – forse memore del trattamento a lui riservato – dopo essersi liberato con un buon movimento per eludere il fuorigioco non allarga sul lato dell’accorrente Vela, preferendo la soluzione più difficile. Sugli sviluppi dell’azione possiamo poi notare l’unico tiro in porta concesso dal Brasile.

La partita giocata dal Tricolor può essere particolarmente rappresentativa del suo Mondiale. Partita con entusiasmo dopo la sorprendente vittoria contro la Germania (che ha poi dimostrato di avere poche idee in questa manifestazione) il livello delle prestazioni è poi andato in calando fino alla netta sconfitta rimediata contro la Svezia. Contro il Brasile ad un inizio di alto livello è poi seguito un netto crollo, figlio forse dell’impossibilità di reggere il ritmo imposto alla prima frazione di gara. La maledizione messicana continua.

Dove può arrivare il Brasile?

Arrivati a questo punto della competizione è lecito chiedersi se il Brasile ha davvero le carte in regola per puntare alla vittoria finale. Il quarto di finale contro il Belgio proporrà la sfida tra il miglior attacco della competizione e la miglior difesa, anche se gli uomini di Roberto Martinez hanno dimostrato di andare in difficoltà sulle ripartenze veloci – e con due clienti come Willian e Douglas Costa potrebbe non essere una buona notizia.

Il Brasile costruito da Tite sembra essere la giusta fusione tra pragmatismo ed estro dei suoi interpreti. Questa frase è stata usata anche nei confronti delle precedenti versioni della Selecao, soprattutto riferendosi alla versione 2014. Bisogna infatti ricordare la vittoria in Confederation Cup nel 2013 in cui gli uomini di Scolari distrussero (sportivamente parlando) la Spagna. Ciò che mancava però a quel gruppo era la capacità di sopportare la pressione di un popolo già pronto a far festa e, dunque, di impedire la tragedia sportiva. Ci sarà un motivo se i brasiliani non sono mai riusciti a vincere in casa e le loro sconfitte vengono ricordate come vere e proprie debacle storiche.

Da questo punto di vista la squadra sembra ormai matura e pronta soprattutto psicologicamente. Nel confronto con le altre favorite, il Brasile può contare come detto sia sulla solidità difensiva sia sulla capacità di adattarsi a diverse situazioni di gioco. Carte che potrebbero risultare fondamentali nelle prossime sfide.

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