Essere Pogba

Finalmente Pogba

Mentre mi accingo a scrivere questo pezzo, una coincidenza mi dà ragione nell’aver scelto Paul Pogba come protagonista dell’articolo: il Manchester United batte fuori casa il Chelsea di Maurizio Sarri per due reti a zero e si qualifica per il prossimo turno di Fa Cup, con una grande prestazione dell’asso francese. I Red Devils mettono a segno l’undicesima vittoria in dodici gare sotto la guida di Solskjaer, un traghettatore “alla Gattuso” che però ha sorpreso tutti e accantonato definitivamente Josè Mourinho. Tra il campione del mondo e il portoghese non c’è mai stato buon sangue e, di conseguenza, tutto l’ambiente ne ha risentito pesantemente. Il vero Pogba era scomparso, un giocatore disorientato e sempre poco incisivo in campo. Come testimonianza del pessimo rapporto con Mourinho c’è stato il suo presunto malcontento a Manchester  la scorsa estate e il fantasma della Juventus lì a ripresentarsi in ogni occasione. Poi, ad aumentare il peso delle aspettative sul Francese, ci sono quei 100 milioni spesi per riportarlo alla casa madre dopo averlo lasciato a zero proprio ai bianconeri.

“Il trasferimento più oneroso della storia del calcio”  è sempre stata un’arma a doppio taglio, un lato positivo e uno negativo. Tutti quei soldi spesi – una cifra da capogiro – significavano il ritornare sui propri passi da parte dello United dopo aver lasciato andar via un talento di casa propria senza motivo valido. In poco più di tre anni, Pogba si era imposto alla Juventus come pedina inamovibile di Conte ed era maturato tecnicamente e tatticamente. Letteralmente, da 0 a 100. Con il ritorno all’Old Trafford, d’altro canto, si è sempre preteso, giustamente, che Pogba fosse l’ago della bilancia per riportare i fasti dei tempi più belli. Un ragazzo di 23 anni caricato di tutte le responsabilità economiche e tecniche, che ad ogni gara doveva dimostrare di essere il fenomeno del momento. E così non è stato.

L'affiatamento tra Martial e Pogba | Numerosette Magazine
Pogba e Martial, i protagonisti dello 0-3 rifilato ai danni del Fulham: due dei rinati con Solskjaer.

Le due facce di Pogba

A questo punto, è facile dedurre che per una squadra in ricostruzione avere due figure di personalità completamente opposta ed in continua discussione, crea solo problemi. Ma proprio questi conflitti interni hanno fatto voltare pagina alla carriera di Pogba e distinto le due facce della medaglia: il Pogba pre-Solskjaer e il Pogba post-Mourinho.

Il 2018 di Pogba ha visto la conquista del Mondiale con la sua Francia, giocando da assoluto protagonista nel centrocampo di Didier Deschamps che si era espresso cosi nell’elogiarlo:

Ogni volta che doveva parlare ed esprimersi era sempre molto positivo. Sono le parole che usa e l’atmosfera e il sentimento che incontra. Non è l’unico, ma è uno dei leader che ha preso su di sé i suoi compagni perché il gruppo ne aveva bisogno. Sul campo ha fatto anche quello che doveva essere fatto.

Paul Pogba è sempre stato una figura continuamente presente sui social media, soprattutto su Instagram in cui ama mettere in mostra una persona innamorata del calcio, legata fortemente alla famiglia e sempre attenta alle nuove tendenze fashion. In questo modo, è facile travisare o farsi un’immagine diversa da chi è veramente il Francese campione del Mondo e sono stati proprio i social ad incrinare definitivamente il suo rapporto con Mourinho. Un tweet del 24 settembre scorso di Pogba chiarisce che si è arrivati ai ferri corti e, due giorni dopo, appare un video in cui il francese arriva all’allenamento tranquillo ma appena saluta il suo allenatore, si nota una conversazione che toglie il sorriso dal volto di Pogba.  Il motivo? Aver postato una story irriverente su Instagram mentre era in tribuna ad osservare i suoi compagni che vengono eliminati dalla Carabao Cup dal Derby County e con Mou che non ha preso affatto bene la cosa. Con il Portoghese, il rapporto burrascoso non aveva che accentuato la sua lenta – e ad un tratto quasi mancata – maturazione come leader nel Manchester United.

Orgoglio Nazionale

Oltre l’imponente contributo tecnico, la sua leadership nello spogliatoio della Nazionale aveva reso la squadra completamente affiatata e consapevole dei propri mezzi, con il discorso nello spogliatoio prima della finale contro la Croazia che rimarrà nella storia.  Qualche tempo fa, l’ex-bianconero era semplicemente visto come un ragazzo dalle grandi prospettive, di grande talento e niente più. Il calcio moderno ci ha insegnato che essere bravi sul campo non basta per trasformarsi in dei campioni vincenti.  Ciò sottolinea la crescita di personalità da parte del Francese, che si è reso conto di poter essere il punto di riferimento per i suoi compagni e per il futuro. L’inizio di questa stagione in Premier League, però, vedeva un altro giocatore opposto a quello decisivo nei Mondiali. I risultati dei Red Devils sono stati disastrosi e il ko contro il Liverpool aveva fatto saltare la panchina di Mourinho, “il demone” che sembrava aver spezzato l’incantesimo nel momento d’oro di Pogba. Il regalo di Natale più bello che potesse desiderare.

Chi è davvero Paul?

Dall’arrivo del norvegese, il francese è tornato il giocatore che ormai sembrava un lontano ricordo. Un paio di assist contro il Cardiff City sono stati seguiti da un paio di gol contro l’Huddersfield nel Boxing Day e poi, in casa contro Bournemouth, Pogba ne ha segnati altri due. Solskjaer gli ha dato quella libertà per giostrare in campo ed esprimere al meglio le sue incredibili leve. Soprattutto gli ha dato fiducia, l’aspetto più importante per un giocatore ad alti livelli. Lo abbiamo rivisto tornare ad essere quel fantasista incisivo nella fase di impostazione e nel rifinire le conclusioni in porta. Con quest’ultima doppietta al Fulham, sono 8 le reti nelle ultime 9 gare a cui vanno aggiunti i 5 assist.

Intanto sul web si parla già di una vera e propria trasformazione di Pogba. Era impossibile non accorgersene e la sua vera essenza è venuta fuori. Un giocatore elegante, forte fisicamente e qualità tecniche cristalline. Il grande merito di Solskjaer è stato di essere riuscito a ricompattare uno spogliatoio senza fiducia, quasi ingabbiata dall’alta tensione sempre presente. Paul è stato quello che ne ha risentito maggiormente e a ruota, tutto lo spogliatoio. Ora, basta confrontare una gara di inizio stagione con Mourinho e una con il norvegese: la differenza? La voglia di lottare e di mettersi a disposizione della squadra.

Nei minuti finali della gara vinta contro il Leicester, Pogba si è esibito in un’azione personale partita da centrocampo e superando cinque avversari, prima di ricevere la punizione. Segnali di grande carisma, di un possibile futuro capitano United. Il francese è un ragazzo estroso, creativo ma bisognoso di una guida che lo imbocchi sul sentiero giusto e con la giusta personalità. Con il norvegese, Pogba sta perfezionando il suo ruolo di esterno a centrocampo ma, soprattutto, sta tornando quell’incursore offensivo devastante che avevamo ammirato in Italia.  Per l’appunto, l’immagine sottostante conferma il suo stato di totale fiducia: aggressivo, presente su tutti i palloni e con un gioco fluido.

 

L'azione di Pogba contro il Leicester | Numerosette Magazine
In pochi secondi, Pogba ha messo in evidenza il suo skill-set calcistico unico: eleganza, fisicità e gestione della palla.

Pogba sarà

L’obiettivo principale per Pogba, ora, è continuare a confermarsi come ha sempre fatto e non concedersi, come spesso fa, un semplice periodo di gloria dopo continue incomprensioni. Solskjaer gli ha fatto capire esplicitamente di voler costruire la corazzata del futuro attorno alla sua figura. Per l’appunto, per splendere al massimo, avrà bisogno di compagni che siano al suo stesso livello. La Juventus di Conte ne è la dimostrazione: corridori centometristi, registi perfetti e quasi attaccanti aggiunti e difesa impenetrabile. La società dello United farà di tutto per arrivare a nomi di spessore, ma il ruolo di Paul non spetta a nessun’altro se non a lui. Dovrà concentrarsi sul campo e fuori per essere il fenomeno che i tifosi Red Devils sognano di vedere galoppare ad ogni partita. La macchia dell’espulsione contro il Psg in una partita così importante, ci dice che ci sono ancora alcune pecche sulla fiducia posta nella sua futuribile leadership di una maglia così gloriosa.

Pogba ha sempre sottolineato come per lui il calcio sia libertà d’espressione e ciò che veramente lo fa stare bene. Lo stiamo vedendo ora: è felice e si diverte. Il suo essere sempre con il sorriso in faccia, sia sui social che sul campo, lo ha reso un ragazzo ammirato e preso d’esempio da tanti giovani. Questo stato di tranquillità gli permette di giocare con consapevolezza e abilità.

Questo è il Paul che conosco, il Paul che conosco da quando era nelle riserve e nella squadra giovanile con me […] È sempre stato un ragazzo felice, ha sempre avuto un grande sorriso sulla sua faccia.

Il norvegese, con queste parole, dimostra di aver capito subito che il talento di Pogba non può essere ingabbiato in alcun reumatismo tattico ma deve essere libero di poter giocare come solo lui sa fare, cioè seguendo l’istinto creativo della sua anima fanciullesca. E l’Old Trafford è pronto a vedere risorgere dalle ceneri la sua fenice.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *