Blue is the Italia

Chelsea Italia” è un gruppo di supporters italiani del famoso club di Londra.

Stefano Frantz, ideatore fondatore dello stesso, si è gentilmente concesso ai nostri “microfoni”, consentendoci di andare alla scoperta di aneddoti, curiosità, punti di vista e storia di una delle “branches” più famose d’Italia.

 

Come mai il Chelsea, cosa rappresenta per te il club e come, quando e da cosa nasce “Chelsea Italia”.

Nasce tutto per caso, durante un viaggio a Londra, nel 1985. I miei genitori che conoscendo la mia passione per il calcio mi dicono “Se troviamo qualche biglietto andiamo a vedere una partita”. Fortuna ha voluto che l’hotel fosse a 300 metri dallo Stamford Bridge. Squadra in seconda serie. Stadio “old style”. Li, in quel giorno, in quegli attimi, è nato l’amore.
Nei primi anni era difficile rimanere informati sui risultati. Per fortuna c’era il Guerrin Sportivo, che ogni settimana pubblicava delle pagine con i risultati dei campionati esteri, tra i quali c’era anche la seconda (e poi la Premiership) inglese.
Chelsea Italia nasce ufficialmente nel 1996: Un gruppo di 8-9 amici che decide di “fare le cose a modo” e da quel primo gruppo di amici si arriva agli oltre 400 soci degli ultimi anni…

Prerogativa di tutto ciò che è calcio, a maggior ragione se inglese o britannico, è la passione per la maglia, per i colori tifati, nella buona e nella cattiva sorte, mi verrebbe da dire “finchè morte non vi separi”, tanto per sottolineare lo spessore quasi “coniugale” del rapporto fra il tifoso ed il club da lui tifato.
Per quanto ho avuto modo di vedere, specie in un momento delicato come quello attualmente attraversato dai blues londinesi, è proprio su quanto sopracitato che “Chelsea Italia” pone parte delle sue solide basi, dico bene? Quali valori poi, consolidano ulteriormente il club ed il rapporto fra i suoi numerosi membri?

In questi 20 anni Chelsea Italia ha potuto contare, fin da subito, su uno “zoccolo duro” disinteressato dai risultati, dalla classifica, dai trofei. Il collante era la maglia, il riuscire ad organizzare trasferte, soprattutto quelle nei campi piiù particolari, come ad esempio a Millwall (per forti di cuore) e Oldham in FA Cup, nel gennaio 1999 (se la memoria non mi tradisce).
Ci sono state vere e proprie invasioni a Londra, ma anche in Europa, in momenti in cui sapevi ancor prima di partire che la squadra avrebbe preso delle legnate sul campo, ma sugli spalti non ci sarebbe stata storia, Chelsea Italia avrebbe cantato dal primo all’ultimo minuto, anche sotto di 2-3 gol.
Al giorno d’oggi il gruppo è cresciuto moltissimo,  fisiologico trovare soci che mettono in primo piano il risultato, il mercato ecc.. A tanti altri però. quello che interessa è lo stare insieme, proprio “nella buona e nella cattiva sorte, finchè morte non ci separi”.

Come il City, anche il Chelsea deve molto ai petrol dollari, non qatariani, bensi Russi, di Abramovich.
Sebbene però molti italiani si siano avvicinati al club durante gli anni del magico trio nostrano, composto da Vialli, Zola e Di Matteo, molti ragazzi, giovani, hanno iniziato a seguire la società recentemente, forti proprio dei tanti successi nazionali ed internazionali.
In virtù di quanto appena trascritto, pensi che quest’ultimi siano a conoscenza dello spessore storico del club o, superficialmente, si soffermano alle apparenze mediatiche degli ultimi anni?
Non a caso ho scelto il termine “apparenze mediatiche” in quanto spesso e volentieri, grazie o meno, ai media, si tende a snaturare l’essenza storica dei club d’oltremanica, dimenticando
quanto si fosse faticosamente fatto in passato.

La presenza di molti “italiani” ha certamente contribuito ad una maggiore conoscenza del club qui in Italia: non solo i tre da te citati, ma anche Ranieri, Amcelotti, Casiraghi, Cudicini, Borini e Della Bona. E lo stesso si può dire per il numero di trofei conquistati nell’ “era Roman”, in fin dei conti prima c’era soltanto una Premier vinta qualche decennio fa, una FA Cup e poco altro..
Se nomini Osgood, Bonetti, ma anche in tempi più recenti Cascarino, Kharin, Jones, Dixon, ti guardano come se parlassi di alieni. Non ne facciamo una colpa a nessuno, solo che a noi “vecchietti” piace pensare anche alla storia non troppo recente, oltre ai “bei tempi” degli Headhunters.

A proposito di passato, ti andrebbe di raccontarci un episodio che ti lega particolarmente al tuo Chelsea? Un aneddoto, un particolare che mai riusciresti a dimenticare?
C’è poi, secondo te, nell’intera storia dei blues, un calciatore o un personaggio che più di tutti reincarni lo spirito del club? Ci racconti poi qualcosa sul tifo storico del Chelsea?

Episodio indimenticabile? Certo. Stadio Menti, Vicenza. Andata della sfida di Coppa delle Coppe. Per tutta la partita (ero vicino al divisorio con i distinti, nel settore ospiti) un tipo mi ha insultato in dialetto. A pochi minuti dalla fine mi giro verso di lui e gli grido “oh, vecio, ti me g’ spac’ i cojoni” Lui c’è rimasto parecchio male!
Per quanto riguarda un giocatore che ha sempre rappresentato lo spirito del Chelsea “battagliero”, quello è  sicuramente Dennis Wise. Tutto grinta e nervi. Rabbia e sudore. E ricordarlo in quell’annata in cui fece coppia con Vinnie Jones (bella coppia di personaggi tranquilli) fa tornare il sorriso…

Ricollegandoci invece ai personaggi storici, cosa mi dici riguardo Jose Mourinho? A detta mia e non solo, oggettivamente fra i migliori allenatori al mondo. Pare che queste, siano ore calde per il tecnico di Setubal, a causa proprio dei risultati e del gioco che tardano ad arrivare. Credi che questo difficile momento dipenda esclusivamente dallo stesso Mou o, siano forse altre le motivazioni causanti tutte le difficoltà fino ad ora incontrate (mercato, organizzazione, crisi interna, ecc..).

Mourinho, Mourinho. Si ama o si odia. Personalmente preferisco non entrare in meriti tecnici o di competenza esclusiva della proprietà. E’ palese il fatto che ci sia qualcosa che non quadra, si ha spesso l’impressione che i giocatori si sentano appagati e non ci mettano l’anima fino all’ultimo minuto. Se Mou saprà capirne le cause, la squadra tornerà ai suoi livelli. Altrimenti, il nostro compito  comunque quello di sostenere i colori che amiamo, in qualsiasi serie.

Concludo ponendoti due domande:

(1 Da uomo “vissuto” di calcio inglese, quale sei, esistono realmente tutte queste differenze, calcistiche ed organizzative, fra Inghilterra ed Italia? Se si, pensi che quest’ultime possano essere colmate da qui a breve? Sulla scia di quanto fatto dalla Juventus, si è mossa anche l’Udinese, pensi che tutto ciò possa anch’esso snaturare in parte l’essenza calcistica creando un prodotto
esclusivamente di marketing a livello internazionale o, al contrario, pensi che mosse del genere possano fare esclusivamente bene ad una società come l’Udinese? O, magari, pensi che
la verità stia nel mezzo?

Ho messo piede nel nuovo stadio solo domenica, e sono rimasto a bocca aperta. Veramente a misura di tifoso, che può diventare il 12 uomo in campo. Di contorno, però, ci sono tanti, troppi “lustrini”: hostess con il tacco 12, salottini per i Vip che sponsorizzano la squadra, ho avuto l’impressione che, esclusa la curva, si fosse nelle condizioni di essere pi in un teatro che in uno stadio. Ho paura che il business prevarrà sulla passione. E questo il calcio che non fa per me…

(2 Dove pensi possa arrivare questo Chelsea, una volta ripresosi dal momento attuale? Auspici invece per Chelsea Italia?

Il Chelsea saprà tornare tra le prime quattro a fine stagione. Chelsea Italia? Non lo so, spero che rimanga quello che era all’inizio, 20 anni fa: un gruppo di veri amici.

 

Numerosette.eu conclude ringraziando per la disponibilità dimostrataci e per il tempo concessoci, l’amico Stefano Frantz e tutto l’affiatato gruppo di Chelsea Italia, vietando poi categoricamente, la riproduzione di contenuti, se non a seguito di previo accordo.

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