Claudio Onofri: “Ecco perché ho scelto Genova”

Quando la diversità unisce.

In questa breve intervista esclusiva ad una delle colonne portanti del Genoa dal 1976 al 1985 abbiamo capito tante cose, soprattutto abbiamo provato a comprendere quali siano le ragioni della sua fedeltà e passione per una città ed una squadra distanti 500km da casa. Probabilmente se glielo chiedessi adesso risponderebbe “casa mia è Genova”, ma resta il fatto che da Roma al capoluogo ligure il percorso è piuttosto lungo e difficile così come è difficile nel 2015 trovare altre storie di amore sportivo come questa.

Come mai proprio il Genoa?

“Lasciare Avellino è stata sicuramente una scelta netta, avevo offerte sia dal Genoa che dalla Sampdoria ma alla fine scelsi i Rossoblù perché mi avevano cercato con più insistenza e perché nella mia idea vedevo il Genoa come la squadra che avevo sempre sognato.”

Com’è stata la tua avventura e quale il tuo ricordo più bello?

 “Beh, sicuramente i primi due anni al Genoa sono andati molto bene, poi ho avuto una breve esperienza al Torino in cui non ho avuto la stessa fortuna ed è proprio in quel momento che ho scelto di tornare in Liguria dove poi sono rimasto per sei anni.

Il ricordo più bello? Ne ho davvero tanti, forse il più significativo è stato il mio primo derby giocato e vinto nel ’77 sotto la Nord. All’andata ero finito in tribuna perché ero infortunato, non stavo bene, o forse…vabbé non me lo ricordo. Il ritorno lo giocai in difesa e passammo in svantaggio, poi il pareggio di Damiani e il gol decisivo di testa lo fece Pruzzo che aveva sbagliato poco prima un rigore sull’ 1-1. Quel derby non era solo una partita fuori dalla normalità come ogni derby, aveva un sapore speciale perché con quella sconfitta la Samp retrocesse in Serie B, quindi puoi immaginare la bolgia in gradinata.”

E’ stato  probabilmente il momento più emozionante della mia esperienza e da quel momento ho davvero capito cosa voglia dire vivere in questa città.”

A proposito di tifoseria, come descriveresti il tifoso genoano e come è cambiato negli anni?

“La tifoseria del Genoa – in maniera diversa anche quella della Samp, diciamolo subito – è sublime e lo dicono tutti anche in giro per l’Italia. Il tifoso genovese e genoano ha un pessimismo di fondo che lo assale ma riesce ogni volta ad essere il dodicesimo uomo.

Quando il tifoso rossoblù è arrabbiato può rendere l’atmosfera pesantissima, ma la carica che ti da il Ferraris non la trovi su nessun altro campo di Serie A. Quest’anno nella partita contro l’Inter lo stadio è diventato un fattore trascinante, così come spesso lo è stato nella sconfitta riconoscendo comunque la grande prestazione dei ragazzi.

Diciamo che i tifosi, oggi come allora, pretendono molto dai giocatori ma danno in cambio qualcosa di unico. E se mi chiedi come la passione rossoblù sia cambiata negli anni ti dico che nel calcio tante cose sono cambiate, ma la tifoseria è rimasta tale e quale. Nel bene e nel male, ovviamente.” 

Cosa ti ha stregato di Genova e perché hai deciso di restare?

“Racconto sempre questa storia, di quella mia professoressa appassionata di calcio che quando andammo in gita a Genova prima di qualsiasi altra cosa ci portò a vedere lo stadio. Diciamo che quindi il primo museo che ho visto a Genova è stato il Ferraris, mi è entrato subito nel cuore e mi sono appassionato. Il mio amore per Genova è stato un istinto difficile da spiegare, basti pensare che mia moglie e mia suocera che sono toscane hanno avuto più difficoltà di me ad abituarsi al clima e alla vita in Liguria mentre io non ho mai avuto problemi né ripensamenti.

Il mio rapporto con Genova è sempre stato potrei dire idealistico, mi sono creato un’idea e un’immagine precisa della squadra e della città dalla quale ero rimasto stregato e quindi sono stato spinto anche da questo a scegliere di giocare qui e restarci. Anche la figura di De André ha fatto la sua parte, sono sempre stato un appassionato.

Genova è una città stupenda anche se contraddittoria, con il mare da una parte e i monti dall’altra; la stessa contraddittorietà che c’è fra le due tifoserie della città e anche fra gli stessi tifosi del Genoa, ma tutto questo rende il clima speciale ed unico. Una diversità che unisce, la trovi fra i tifosi così come nel il territorio.”

Queste parole non sono altro che l’ennesimo esempio di come Genova, città sul mare circondata dagli Appennini, conservi un fascino immortale perché è sempre stata fedele a se stessa, unita nella sua diversità, nei suoi sapori aspri ma sempre delicati, nella sua gente dura ma di cuore.

Questo, Claudio Onofri probabilmente lo ha capito da subito, una volta entrato al Ferraris con i suoi compagni di scuola e la sua professoressa, perciò ha deciso che ci sarebbe tornato e che non lo avrebbe lasciato mai più.

Intervista a cura di Lorenzo Semino.

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