L’eredità umana di Manu Ginobili

Quaranta anni e non sentirli. Questo è il “motto” di Manu Ginobili, ancora e sempre più decisivo con i suoi San Antonio Spurs.
La scorsa stagione sarebbe dovuta essere quella conclusiva per la sua immensa carriera, ma sta dimostrando di avere ancora tanta voglia per giocare ed essere determinante.

Vecchio a chi?

Queste ultime settimane hanno dimostrato che, anche per uno sportivo professionista, l’età possa essere un concetto relativo. Non ci credete? Allora dovete prendere una delle gare di inizio dicembre all’AT&T Center dell’argentino.
Il 9 dicembre scorso ha infatti visto sfidarsi i Boston Celtics di uno scatenato Kyrie Irving e appunto gli Spurs di Manu.
Una partita dal grande spettacolo che mette a confronto due realtà distinte, ma molto interessanti: i Celtici sono una squadra piena di talenti, a partire da coach Stevens, e quest’anno sono intenzionati ad arrivare fino in fondo senza scuse.
Gli Spurs hanno grande esperienza rispetto a i loro avversari (Pau Gasol, LaMarcus Aldridge e Ginobili) e un futuro assicurato, anche se assente per questa sfida (Kawhi Leonard).
In partite così dinamiche, l’esplosività e la voglia di fare dei più giovani si fa sentire e guida il gioco, ma nei momenti decisivi contro team esperti manca il giusto controllo della propria testa.

La gara rimane in bilico fino alla fine e, per deciderla, deve necessariamente entrare in gioco la saggezza cestistica di un veterano come Manu Ginobili, autore della tripla vittoriosa a cinque secondi dalla fine.
Il gesto tecnico finale è un qualcosa che va oltre al campo, perchè riassume il suo gioco sublime quanto intenso, la presenza di un ragazzo che molte volte passa inosservato e poi però sul campo si sente alla grande.
Del resto, qualora gli chiedeste come si possa essere ancora decisivi alla sua età, lui probabilmente vi direbbe che il corpo invecchia, la mente no.

Avete ancora dubbi sul fatto che la sua leggerezza e maestria, nel costruire azioni e tiri importanti, lo renda un fattore che conta nel gioco dei suoi compagni, anche a 40 anni?
Bene, allora prendiamo la partita con i Grizzlies di qualche giorno fa: con Ginobili in campo, gli Spurs hanno letteralmente sovrastato Memphis con 61,3 punti per 100 possessi.
Quando si accomodava in panchina, la situazione si ribaltava a favore degli avversari con 30,6 punti per ogni 100 possessi.
Per chiudere la parentesi statistiche, la presenza di Ginobili sul parquet metteva in atto un rapporto assist/turnover di 4,67, con la sua uscita si è abbassato a 0,5.
Numeri che fanno capire la maggiore pericolosità della manovra con l’argentino, vero direttore di orchestra del gioco Spurs.
I movimenti senza palla e la sua precisione nel passaggio permettono di poter giocare molto al di fuori del pick&roll e aumentare la profondità in fase d’attacco.

Olè, No look di Ginobili da paura. | numerosette.eu
Olè, No look di Ginobili da paura.

Professionista modello

Ginobili è sempre stato un atleta modello, mai fuori dalle righe e sempre calmo.
Questa sua grande attitudine professionale si è riflessa nel suo modo di essere sul campo, trasmessa anche ai suoi compagni.
Popovich lo ha sempre tenuto pronto per entrare al momento giusto e aggiustare la situazione; Ginobili è un grande stratega che conosce bene gli avversari, ma ancora meglio i suoi compagni, a cui si adatta per creare un sistema di gioco funzionale alla situazione.

Come se non bastasse, a rimarcare le sue grandi abilità tecniche e di freddezza nei minuti finali, negli ultimi giorni la guardia argentina ha trascinato alla vittoria i suoi contro i Mavericks con una tripla allo scadere.
La gara versava con vento favorevole per Dallas, a +10 quando mancavano 3 minuti alla conclusione.
Gli ultimi 40 secondi sono da suicido per gli ospiti di San Antonio, che perdono un possesso decisivo su una rimessa laterale e favoriscono la ripartenza dei padroni di casa, che avevano colmato lo svantaggio nel frattempo.
Incursione individuale di Ginobili con layup per il definitivo vantaggio e partita in cassaforte.

E non è una costante di questa stagione.
Facciamo un passo indietro negli ultimi Playoff, Gara-5 contro Houston.
L’ultimo pallone è nelle mani di James Harden che si prepara per il clutch-shot, valido per agguantare gli Spurs e andare all’overtime.
Ma non sono stati fatti i calcoli con Manu che arriva dietro come un treno e che, rischiando il fallo, sdradica la palla dalle mani del numero 13 dei Rockets e scatenando, i suoi nei festeggiamenti in una situazione quasi surreale, tanto da scatenare l’ilarità del web.

Qui si rivede, se ce ne fosse il bisogno, la sua incredibile capacità nel leggere e nell’applicare il gioco, sapendo sempre come muoversi e caricandosi sulle spalle tutta la squadra da vero leader.
Senza di lui, forse avremmo tante storie diverse da come le conosciamo.
Ginobili è sempre partito come riserva dalla panchina, non per demeriti tecnici, ma perchè la sua figura si eleva nei momenti decisivi in cui serve qualcuno che risollevi le sorti della partita e rimetta l’ordine in mezzo al campo.
Nei minuti più intensi delle gare la sua esperienza e la sua freddezza diventano i fattori principali, grazie anche all’intelligenza tattica di un coach come Gregg Popovich.

Gregg e Manu

Il tecnico si è sempre distinto per le sue interviste post-gara irriverenti e quasi offensive, riflettendo il suo approccio al gioco.
Non c’è una idea fissa di schema, piuttosto preferisce lavorare sullo sviluppo dei propri ragazzi, portandoli ad integrarsi nei tatticismi di squadra alla perfezione.
Ha aiutato la crescita esponenziale di un centro/ ala grande come Tim Duncan, trasformandolo in uno dei più grandi di tutti i tempi nel suo ruolo, e ha saputo sviluppare due ragazzi che arrivavano da un sistema di gioco completamente differente da quello NBA come Ginobili e Tony Parker, facendoli diventare i punti focali del proprio gioco.

Questa sua stabilità tecnica è anche il risultato della coesione con Popovich, un rapporto difficile nelle prime stagioni dell’argentino agli Spurs.
Ma fin da subito si erano intuite le intenzioni e le maniere di approcciarsi al gioco del ragazzo.
The Popfather, soprannominato cosi per la sua mente da burattinaio sagace e per i suoi sguardi poco rassicuranti, sembrava non accettare le maniere di questo giovanotto appena arrivato, che già voleva imporsi:

-“Ciao, io sono Manu e sono sicuro che nascerà un bel rapporto tra di noi.

– “Non ti conosco, ma se sarai capace di salvare uno o due palloni decisivi in partita, rimarrò in silenzio.

Eredità imponente

Popovich non sapeva che sarebbe stato una delle colonne portanti delle sue vittorie e che quella frase si ripresenterà innumerevoli volte.
Un amore tra un padre autorevole e un figlio ribelle, ma consapevole dei propri mezzi.

Sono i piccoli dettagli come questo che aumentano l’affiatamento tra due figure imponenti, senza dimenticare Tim Duncan e Tony Parker.
Quattro uomini che hanno lasciato nell’immaginario Spurs dei ricordi indelebili sul campo e un’eredità quasi impossibile da riprodurre.
Per Manu Ginobili importa “essere ricordato come un bravo ragazzo, una brava persona e bella da frequentare” non per le sue giocate spettacolari.
Un discorso legato alla legacy che la dice lunga sul rapporto tra l’argentino e il contesto in cui è cresciuto professionalmente e come uomo.
Un altro come LeBron James potrebbe condividere il suo pensiero, ma il suo ego e la sua posizione mediatica non gli permettono ciò, dato anche il suo contributo epocale all’NBA: risaltare solo la sua relazione con la città di Cleveland in questo caso, rischierebbe di buttare via 15 anni di onorata carriera.

Tornando a Manu, non sappiamo per quanto ancora continuerà a deliziarci con le sue giocate, anche perchè queste sono ormai sempre accompagnate da quel senso di malinconia e tristezza, sapendo che potrebbero essere le ultime.
Anche se, alla fine, l’umiltà e le benevolenza di Ginobili saranno valori indimenticabili per noi e tutto il popolo Spurs, che lo ricorderà proprio per la sua grande persona, oltreché per la sua meravigliosa carriera.

Il manifesto-pensiero di Manu Ginobili. | numerosette.eu
Il manifesto-pensiero del numero 20 argentino.

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