Energetica

Al minuto 71, la partita a scacchi tra Marco Rose e Simone Inzaghi sembra vinta dal tecnico tedesco. La Lazio, infatti, è stata appena raggiunta per la seconda volta grazie al goal di Minamino, entrato in campo appena 43 secondi prima. L’allenatore biancoceleste, al contrario, ha scelto di affidarsi a Felipe Anderson facendo uscire, tra lo stupore generale, Luis Alberto, autore di una buona prestazione. La prima palla del numero 10 laziale è una verticalizzazione al volo per Immobile dopo la (solita) sponda aerea di Milinkovic Savic. Dopo questa buona idea, arrivano però un paio di errori. Il tempo scorre e la prospettiva di un altro pareggio casalingo in Europa (dopo il 2-2 ottenuto contro la Dinamo Kiev) inizia a essere tremendamente reale.

Felipe Anderson ti mette le ali

L’uscita palla al piede di Radu sembra pressoché innocua. Samassekou e Ramalho decidono però di uscire in anticipo su Milinkovic-Savic il quale, con un tocco di prima, elude l’intervento degli avversari servendo Felipe Anderson. La sua accelerazione bruciante, insieme al movimento di Immobile contro l’ultimo difensore, gli permette di avere la strada spianata verso il goal del vantaggio. Una possibile svolta per un giocatore condizionato dagli infortuni e dalla contemporanea esplosione di Luis Alberto; una fortuna per Simone Inzaghi poter contare su di lui per questo finale di stagione. Come Allegri, il tecnico piacentino dimostra di avere una capacità innata nel capire i momenti della partita, compiendo anche scelte coraggiose.

In venti minuti di gioco, la Lazio ribalta l’inerzia del match. Due reti segnate e due sfiorate (con Caicedo e Patric, altri innesti a partita in corso) alzando il ritmo proprio nei minuti finali. In vista del ritorno, la strada sembra essere in discesa. Ma nei precedenti 70 minuti, il Salisburgo non aveva di certo alzato bandiera bianca.

Inizio agevole

L’inizio della Lazio, complice la rete del vantaggio siglata al settimo minuto, è di buon livello. Il 3-5-1-1 scelto da Inzaghi sembra adattarsi bene al 4-4-2 a rombo degli avversari. La Lazio ha preferito affidarsi alla difesa a tre per consolidare il primo possesso palla, potendo contare su un vantaggio numerico rispetto agli attaccanti del Salisburgo. Soprattutto sul lato sinistro la risalita del campo è stata più agevole, grazie alla contemporanea presenza di Radu, Milinkovic-Savic e Lulic. Al Salisburgo viene concessa la circolazione bassa tra i suoi difensori, ma il pressing biancoceleste rende difficoltosa la circolazione per vie centrali, dovendosi dunque affidare alle qualità individuali dei terzini Lainer e Ulmer per provare a impostare l’azione offensiva. Il goal di Lulic ha certamente semplificato l’originale piano partita.

Il rilancio di Strakosha in zona Milinkovic-Savic è ormai uno schema consolidato. Senza alcuna pressione da parte degli avversari -preferiscono forse aggredirlo dopo il controllo- si può notare la tendenza della squadra capitolina a sovraccaricare il lato sinistro per poi cambiare gioco sulla fascia destra dove Basta e Parolo sono riusciti a inserirsi più volte con efficacia anche senza palla. Immobile, invece di cercare la profondità, riesce a trovare spazio tra centrocampo e difesa: l’uscita in ritardo dei centrali del Salisburgo agevola la sua giocata, permettendo al suo compagno di tagliare verso l’area praticamente indisturbato. Un’ottima azione in velocità nata da un consapevole utilizzo dei propri punti di forza, primo fra tutti lo strapotere fisico del numero 21 biancoceleste.

Var d’Europa

L’episodio per far tornare in partita gli austriaci arriva però al ventottesimo minuto. E, quasi punita dal Karma, la Lazio subisce un rigore con tempistiche da VAR senza che la tecnologia sia presente sui campi di Europa League. Ben tredici i secondi intercorsi tra la sbracciata di Basta e il fischio del direttore di gara su segnalazione dell’assistente di porta. Il quarto d’ora successivo al rigore subìto getta la Lazio in una situazione di caos in cui, probabilmente, riaffiorano tutte le polemiche contro l’arbitraggio affrontate in questi mesi. La manovra inizia a essere meno fluida e i giocatori laziali, innervositi, sembrano aver perso il controllo mentale sulla partita. Il Salisburgo comincia a muovere velocemente il pallone, con Haidara (classe 1998) protagonista di alcune buone giocate.

Nervosismo Lazio

In generale si allungano gli spazi tra i reparti, agevolando così le transizioni degli uomini di Marco Rose. Il Salisburgo stringe molto il campo in fase di non possesso. Il trequartista preferisce orientarsi su Lucas Leiva nella prima costruzione, mentre i due attaccanti rimangono abbastanza centrali lasciando dunque spazio per le conduzioni di Radu e Luiz Felipe, ritenuti meno pericolosi.

L’incidenza di Luis Alberto diminuisce con il passare dei minuti. Eppure, in chiusura del primo tempo la Lazio avrebbe l’occasione per passare nuovamente in vantaggio: la palla d’esterno del trequartista spagnolo sulla corsa di Lulic crea un enorme vantaggio, ma il conseguente cross del bosniaco trova un Milinkovic-Savic stranamente impreciso. Non la migliore partita per il centrocampista serbo, forse penalizzato dalla posizione di mezzala rispetto a quella, ormai abituale, di trequartista alle spalle di Immobile.  Un solo dribbling tentato (con esito negativo) mentre la precisione dei suoi passaggi si è fermata al 73%. Rimane il solito predominio sulle palle alte (4 duelli aerei vinti) complice l’assenza di giocatori in grado di impensierirlo dal punto di vista fisico.

I dati forniti da 11tegen11 ci mostrano come il lato di costruzione preferito dalla Lazio sia stato quello sinistro, con molti palloni giocati sull’asse Radu-Lulic-Milinkovic Savic. Curioso come le posizioni di Immobile e Luis Alberto possano risultare quasi invertite.

Spaccare le partite

Il secondo tempo inizia in modo nettamente diverso. Tanto da far ritrovare il vantaggio alla Lazio dopo soli tre minuti grazie a una splendida azione in verticale finalizzata dal colpo di tacco di Parolo. Ancora una volta, la Lazio sceglie di abbassare il ritmo del pressing e di aspettare il Salisburgo per poi colpirlo grazie ai movimenti in profondità di Ciro Immobile. In questa prospettiva va collocata la scelta di Inzaghi di inserire Felipe Anderson al posto di Luis Alberto.

Come detto in precedenza, però, il cambio che inizialmente paga sin da subito i suoi frutti è quello del suo collega tedesco. Dopo un paio di rimpalli, infatti, Minamino riesce a concludere indisturbato verso la porta, portando così il punteggio sul 2-2. Una volta subito il pareggio, la Lazio alza l’intensità del pressing e nel giro di cinque minuti ribalta il risultato.

Lucas Leiva attacca i suoi diretti avversari con il tentativo di spezzare le linee di passaggio, e proprio da una sua azione personale nasce il goal del 4-2. Il suo pressing, quindi, impedisce a Berisha di girarsi e coglie totalmente di sorpresa il Salisburgo, portando a una comoda situazione di 3 contro due finalizzata dal solito Immobile.

Una volta scacciati i fantasmi, la Lazio ricomincia a imporre il proprio ritmo anche grazie agli ingressi di Caicedo e Patric al posto di Immobile e Basta. Con Felipe Anderson libero di accelerare tra le maglie delle difese avversarie. Il Salisburgo accenna qualche ripartenza ma il lavoro di Lucas Leiva sulle linee di passaggio (considerando anche la stanchezza mentale dell’11 austriaco) impedisce agli uomini di Rose di creare pericoli per Strakosha. Anzi, la Lazio potrebbe trovare più volte la via della rete.

Il match di ritorno è, sulla carta, in discesa. Pur mostrando una compattezza difensiva da rivedere, la Lazio ha dato prova di saper reagire agli episodi avversi. Venerdì prossimo i biancocelesti potrebbero essere l’unica italiana ancora in corsa in Europa. E con un numero 10 così, sognare è ancora possibile.

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