El Shaarawy va veloce

La descrizione del profilo Instagram di Stephan El Shaarawy recita: “A piccoli passi si raggiungono grandi traguardi.” Che di per sé è una frase molto normale per un calciatore, quasi scontata, una frase che potrebbe figurare sul profilo Instagram di qualsiasi ragazzo della sua età, ma è anche una frase strana da un certo punto di vista, anzi da due punti di vista: il primo è che, spulciando i profili dei suoi colleghi, la maggior parte di loro mette gli indirizzi dei PR, o al massimo qualche faccina felice, quindi anche solo per questo El Shaarawy si fa notare; secondo perché i “piccoli passi” di cui viene elevata l’importanza, sembrano non essere mai esistiti nella carriera di El Shaarawy, uno a cui le cose sono successe molto velocemente.

Tutto nella vita in campo di El Shaarawy sembra viaggiare intorno alla velocità, come da perno per lo yin e lo yang delle prestazioni e delle annate che si susseguono, la rapidità è quella caratteristica che lo fa sembrare una gazzella nella prateria, un volatile che per essere più aerodinamico ha dovuto farsi la cresta, ma anche quella rapidità che, seguendo le sue parole, lo ha proiettato in un attimo tra i professionisti.

schermata-2016-10-22-alle-11-32-38

 

Quando sei piccolo non ti accorgi se sei più forte degli altri. A me il tempo è volato. 

Stephan in un’intervista sul web

El Shaarawy è stato un giocatore precoce, uno che a 20 anni veniva già idolatrato come un possibile crack del calcio europeo (aiutato dalla gramezza del Milan e dei giovani italiani talentuosi) e, anche grazie al suo stile swag, come un simbolo per i giovani tifosi (e non nascondo che anch’io – in quanto giovane e tifoso – provo per El Sharaawy una strana, empatica fascinazione), la precocità con cui è arrivato sui grandi palcoscenici del calcio, però, non è assimilabile al percorso di Dybala – tanto per dirne uno – che a 21 anni è stato costretto a sostituire Tévez nel cuore dei tifosi juventini (per altro non molto permissivi), ma piuttosto quanto al percorso di un Bojan Krikić. Ora, chi è che si ricorda di Bojan Krikić? Sì, è ancora vivo, e no, non ha sempre 20 anni, anche se a guardarlo non si direbbe.

El Shaarawy ha vissuto la precocità come la soffre un bambino prematuro, come se fosse stato espulso troppo presto dalla placenta delle giovanili e delle panchine. Fa un anno straordinario al Padova, in Serie B, ove si mette in vetrina come trequartista, e già si vedono i primi titoli del tipo: “Tutti pazzi per El Shaarawy, nuovo fenomeno del calcio italiano.” Poi si ritrova titolare nel Milan, gioca da esterno sinistro e nelle prime otto gare segna cinque goal, e i titoloni si susseguono: “Fenomeno El Shaarawy, a 20 anni meglio di Maradona, Van Basten e Platini.” Alla fine, tra campionato e coppe, ne sigla 19, rimanendo in testa alla classifica marcatori fino a gennaio (superato da Cavani), fa un goal straordinario in Champions allo Zenit, ed è in pianta stabile nel giro della Nazionale di Prandelli. Tutti lo considerano un fenomeno, come negarlo? 20 anni e già così affermato, diventerà un fenomeno, dicono, farà le fortune del Milan per i prossimi dieci anni!

Ma il suo metatarso la pensa diversamente.
Ma il suo metatarso la pensa diversamente.

Non si può sapere quanto l’infortunio abbia realmente pesato su quella che fino ad ora è la carriera dell’egiziano, ma sicuramente – come ogni infortunio – non gli ha fatto bene. El Shaarawy si è fratturato il metatarso tre volte, una volta è ricorso all’operazione che lo ha tenuto fuori per 111 giorni. Appena è tornato a giocare da titolare, in casa, Elsha ha messo a segno una doppietta nel 3-1 contro il Torino, ma tra lui e il Milan qualcosa sembra essersi rotto, qualcosa d’importante. Il 16 giugno 2015 Mihajlović diventa l’allenatore rossonero, e dopo vari summit con lo staff identifica il 4-3-1-2 come modulo perfetto. Alla domanda: «Che sarà di El Shaarawy?» Risponde che può giocare da trequartista ma anche da mezzala, peccato che non sembri convinto neanche lui di quello che dice. Per fare cassa il Milan lo cede e lui identifica nel Monaco la scelta “giusta e veloce”, il Monaco, in effetti, era la squadra che giusto un anno prima si era fatta notare in Champions come fucina di giovani talenti cresciuti in serenità: Kurzawa, Ferreira Carrasco, Martial, Kondogbia; sembrava l’ambiente ideale per il rilancio del Faraone. Con i monegaschi gioca i preliminari di Champions, vincendo e segnando un goal nel terzo turno, uscendo poi malamente contro il Valencia. Secondo accordo con il Milan sarebbe scattato l’obbligo di riscatto alla 25° presenza, El Shaarawy ne fa 24, di presenze, segnando tre goal (nessuno in campionato) e quasi sempre da subentrato. Di fatto El Shaarawy fallisce la sua occasione, non capito dall’allenatore, non ambientatosi in Francia o semplicemente per colpa sua.

È interessante notare come, nonostante la stagione fallimentare, su Youtube sia comunque pieno di video “goals, amazing skills, assist”.

schermata-2016-10-23-alle-13-18-28schermata-2016-10-23-alle-13-18-51

A gennaio avviene il passaggio alla Roma, e il ritorno in Italia lo rinvigorisce (fino a gonfiarlo) ancora una volta. Esordisce segnando di tacco al volo e segna 5 goal nelle prime 6 partite, apre le marcature di un derby stravinto e sembra trovarsi alla perfezione col sistema di gioco iper-verticale di Spalletti e coi compagni. Questa volta El Shaarawy sembra rinato, piovono critiche su Galliani come fosse il diluvio universale, e Sabatini non ci pensa due volte a riscattarlo per 13 mln.

Eppure la nuova stagione non sembra seguire gli algoritmi frenetici della prima, El Shaarawy non va più così veloce, in estate le gerarchie giallorosse cambiano e si vede chiuso da Perotti (o più propriamente da Dzeko, che si riprende il posto al centro dell’attacco) e quelle volte che Spalletti gli dà una possibilità, contro squadre decisamente abbordabili, o negli ultimi minuti contro avversarsi stanchi, El Shaarawy non brilla mai. Segna un goal con deviazione al Crotone e festeggia con la stessa felicità di chi gli è morto il gatto, rimembrandomi un fastidioso ricordo delle esultanze balotelliane. In Nazionale, dopo un Europeo da ultra-panchinaro, il 3-5-2 confermato da Ventura lo elimina a prescindere, nonostante ripeta in continuazione ai giornalisti di poter coprire tutta la fascia. In Europa League fa doppietta contro l’Austria Vienna coadiuvato da un Totti che se usasse le mani per lanciare non riuscirebbe a essere altrettanto preciso, e l’infortunio momentaneo di Perotti sembra accendere un lume di speranza nel suo rilancio, ma ora più che mai dipenderà da lui. Perché come dice Spalletti:

El Shaarawy è un talento che ti risolve l’azione da solo. Bisogna però che ci metta sempre del carattere nelle cose che fa, perché nel calcio d’oggi è importante.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.