L’anno di Dzeko

Henri Bergson, filosofo francese del Novecento, ha mostrato come l’evoluzione sia un processo di continua creazione dettata da uno slancio vitale, grazie al quale il suo flusso di energia confluisce in diverse vie evolutive, fino a trovare quella più adatta per completarsi. Anche il nostro protagonista, Edin Dzeko, ha vissuto questa condizione.

Il “suo” slancio vitale lo ha portato prima nel baratro e poi in paradiso, incanalando l’energia in modi differenti fino a trovare il suo vero punto centrale, dove tutto si assesta e si organizza.

Sappiamo bene come Dzeko, quest’anno, si sia trasformato da comparsa in protagonista. Dopo una prima stagione, con solo 8 gol in campionato, ha tirato fuori tutta la sua energia disputando una stagione fantastica. I numeri parlano per lui: 29 gol in campionato, capocannoniere della competizione, 8 gol in Europa League, e capocannoniere del torneo insieme a Giuliano, toccando quota 39 (record personale) con i 2 gol in Coppa Italia.

Ah, a tempo perso è diventato anche il miglior marcatore stagionale della storia della Roma… ma ci torniamo dopo.

Insomma, una stagione memorabile dove, finalmente, la spinta creatrice ha portato Edin a essere quello che è sempre stato, anche se a fasi alterne, ovvero un attaccante di razza.

 L’anno di Dzeko in una foto

Abbassiamo un po’ i toni, e racchiudiamo così tutta la stagione di Dzeko: d’altronde, era più che legittimo avere dei dubbi sulla sua vista, visto l’anno precedente. Quest’anno, però, le cose sono state messe in chiaro fin da subito: il 26 ottobre contro il Sassuolo, la doppietta lo portava già a 10 marcature in altrettante giornate. All’esame oculistico, il test recitava 10/10.

L’inizio della creazione/il punto di svolta

Il periodo più decisivo della stagione di Dzeko, secondo me, è da individuare ancor prima che questa iniziasse. E si è materializzata nel momento in cui l’attaccante è arrivato a Pinzolo per il primo giorno di preparazione con a capo Spalletti. Sì, il cambio drastico del giocatore va attribuito anche al tecnico toscano che, avendolo in mano sin dai primi giorni, ha potuto lavorare sulla sua testa e sul suo gioco. Spalletti ha costruito tatticamente la sua Roma intorno a Dzeko, unico punto fermo (insieme a Nainggolan) dei giallorossi, in ogni sistema di gioco. Il bosniaco è come se avesse sentito qualcosa che non sentiva da tempo, ovvero la fiducia in sé stesso e da parte della squadra, e la sua spinta creatrice lo ha portato a dominare le aree di rigore di tutta Italia.


Prima Edin, poi Luciano

Evoluzione completa/il punto più alto

Inevitabilmente lo slancio vitale evolutivo ha condotto Dzeko a traguardi importantissimi. Il punto più alto della sua stagione lo tocca il 1 Aprile quando, con la doppietta all’Empoli, arriva a quota 33 gol stagionali. Con queste due reti si laurea il miglior marcatore stagionale della storia della Roma, superando anche l’immenso capitano. Un traguardo di altissimo livello che lo proietta, di diritto, nella storia della società capitolina accanto a giocatori illustri. Il record si investe di molteplice importanza se pensiamo alle critiche continue da parte di una tifoseria ostica come quella romana, e del proprio tecnico che, in pubblico, l’ha sempre pungolato a esser più cattivo. Il flusso di energia, in questo caso, si è incanalato nella giusta determinazione creando il goleador bosniaco.


In area arriva sempre prima lui

Blocco vitale/il punto più basso

Sembra impossibile, ma in un’annata come quest, Dzeko è riuscito ad avere anche un momento non felicissimo. Nella partita contro il Pescara, l’attaccante viene richiamato in panchina da Spalletti intorno al 70′. Edin, in lotta con Belotti e Mertens per la classifica cannonieri non aveva trovato il gol, e uscendo manda a quel paese l’allenatore, non salutandolo e andando verso la panchina stizzito e arrabbiato. Un piccolo passo falso, un flusso di energia incanalato male e uno slancio creativo bloccatosi a metà secondo tempo, con quella cattiveria che il toscano gli ha sempre rimproverato di non possedere a sufficienza. Dopo quella partita segnerà 4 gol in 5 partite.


Non segnare contro il Pescara, in effetti, non è bello.

Perché è l’anno di Dzeko

Beh, credo sia lapalissiano. Gol a raffica in tutte le competizioni, record su record, e prestazioni, al di là delle reti, fantastiche. Un cambiamento totale soprattutto a livello psicologico, a dimostrazione della sua grande personalità. Non è facile giocare a Roma, arrivare con tante aspettative e dimostrale sin da subito. Anche Dzeko ha dovuto aspettare che la sua forza creatrice lo avvolgesse completamente e, nonostante le critiche, ha lavorato in silenzio fino a far ricredere tutti. Adesso è amato dai tifosi che hanno scoperto un attaccante vero e di livello internazionale.

In conclusione possiamo dire che il percorso evolutivo del bosniaco è stato tortuoso ma, alla fine, più che soddisfacente. Il suo “slancio vitale” è arrivato tardi, o meglio è arrivato dopo alcuni tentativi non andati in porto. Bergson diceva che la spinta creatrice è in noi sin da bambini e che le vie che intraprende spesso si bloccano e fanno sì che l’energia ne segua altre. Ecco, per Edin Dzeko vale la stessa cosa: alcune vie si sono bloccate ed è dovuto tornare indietro, ma adesso tutto ha trovato il proprio equilibrio. L’equilibrio del grande attaccante.

 

 

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