Eddie Howe, l’uomo che giocava con le ciliegie

Dorset, sangue inglese e sguardo sulla Manica: tra il mare, un paesaggio composto da mille sfaccettature e la diversità di questi luoghi rispetto al tipico ambiente della terra elisabettiana, troviamo Bournemouth, centottantatremila anime e luogo di riposo di Mary Shelley. Tra le strade di una città compatta ed ammaliante sorge il Dean Court, un piccolo impianto sportivo sulla cui soglia troverete un uomo dai capelli rossi e gli occhi di un ragazzino: si volta, ci saluta e ci invita ad entrare. Quella è la sua dimora da almeno venticinque anni e l’ha vissuta in tutte le sue possibilità, vedendola crescere, trasformarsi ed affermarsi. E forse un pò di merito è anche suo, lui che è nato vicino Londra ma che ormai si identifica con la Hengistbury Head piuttosto che con le sponde del Tamigi.

Il suo nome è Edward John Frank Howe, chiamatelo pure Eddie, per lui è normale. Da piccolo sognava dentro il rettangolo verde, ai piedi un pallone e poco sopra un ginocchio che aveva scelto di decidere per lui: sempre con la divisa rossonera addosso e quelle ciliegine stampate sul cuore. Il Bournemouth la sua opportunità, Bournemouth nella sua vita. Un giorno esce dal terreno di gioco per non farvi mai più ritorno, si siede in panchina, e dopo aver versato qualche lacrima, si toglie gli scarpini e indossa la tuta: è il 2007, le giovanili sono pronte ad essere guidate dall’appena ventinovenne Howe. Passa un anno, e il 31 dicembre, davanti la tv che riecheggia Carlo Conti intento a fare il conto alla rovescia sulla Rai (o almeno ci piace goliardicamente pensare così) arriva la chiamata dalla Prima Squadra: “Jimmy Quinn è stato esonerato, ci pensi te?

A fine stagione arriva la salvezza, in quella successiva la promozione in League One, la terza serie del calcio inglese. Il telefono squilla nuovamente, stavolta è il Burnley, appena retrocesso in Championship: Howe lascia la baia di Poole per stabilirsi in Lancashire. Ma quella non è casa sua: il suo animo non è pienamente appagato come nel Dorset: rimane due stagioni con la valigia sempre pronta, direzione Bournemouth. Il ritorno dalla gente che è pronto per far sognare con un fucile e tre colpi in canna: prima cartuccia, promozione in Championship, nella seconda manca il bersaglio ma con la terza arriva dritto in Premier League. E’ la prima volta delle Cherries, è la grande opportunità: esordisce perdendo contro la squadra che farà la fine che era stata pronosticata alla sua formazione, quell’Aston Villa che conclude ultima ammirando la salvezza del Bournemouth. Non fa rumore, a quello ci pensa il Leicester, e nel frattempo si mette al sicuro con anticipo, espugnando Stamford Bridge e vincendo contro il Manchester United in casa.

“Io dico sempre che quando facciamo degli errori li facciamo insieme. E quando facciamo errori giocando partendo dal basso o giocando in profondità mi prendo la responsabilità perché è così che io chiedo loro di giocare” (E.Howe)

Lui era un difensore, ma da quando si è seduto in panchina pensa principalmente ad una cosa: attaccare, con organizzazione, senza prescindere dall’avversario. All’apparenza, il modulo può sembrare un arroccato 4-5-1, ma se lo analizziamo attentamente si comprende come esso sia in realtà un 4-1-4-1: cosa cambia? Quasi tutto. La forza offensiva basata sul contropiede viene messa in risalto dalla rapidità con cui vengono sviluppate le ripartenze: complici gli infortuni, è difficile stilare una formazione titolare e individuarne gli interpreti, specialmente guardando alla passata stagione, ma quest’anno Ibe e Stanislas non faranno rimpiangere i loro predecessori. Il ritmo è la chiave del gioco di Howe, che si affida a questa caratteristica per mettere in difficoltà gli avversari sopperendo all’inferiorità dei singoli: è il collettivo che scende in campo.

 Il trionfo del Bournemouth in Championship

 

Parlavamo di quell’uno nel mezzo al campo: lui è Andrew Surman, nato in Sudafrica, un altro che dopo varie esperienze ha deciso di tornare a Bournemouth. Copernico sosteneva che la Terra girasse intorno al Sole: noi pensiamo che siano le Cherries a ruotare sul centrocampista, formando con Arter e prima Ritchie e poi Wilshere un perfetto ecosistema capace di reggere e dettare la tattica utilizzata. Un modulo dinamico, che porta molti giocatori ad attaccare gli spazi ma anche a difenderli, schiacciando in pochi metri tutti gli effettivi. I tempi di Surman risultano però essere decisivi: nella gara contro il West Bromwich Albion della scorsa stagione, il centrocampista ha totalizzato 74 passaggi corretti su 86, una percentuale realizzativa dell’ 86% e numeri davvero elevati.

Surman HeatMap passaggi
La HeatMap di Surman relativa ai passaggi, tratta da WyScout: percentuale di riuscita molto alta, la zona coperta invece risulta essere ampia

Non solo, perché un altro ruolo fondamentale è giocato dagli esterni, sia quelli avanzati, sia dai terzini: sostenere l’azione proponendosi e cercando di creare la superiorità numerica, con tagli e sovrapposizioni per allargare la manovra e corsie per gli inserimenti offensivi. L’attacco è composto da un calciatore prettamente del reparto, come Wilson, lo scorso anno infortunato ma capace nelle poche presenze di dare un eccelso contributo realizzativo al gioco: capocannoniere nella promozione in Premier League con 20 reti in campionato, agisce da terminale avanzato ma non statico, dialogando con il reparto che lo supporta.

“La nostra tattica di gioco era quella di interrompere il loro ritmo e il loro normale modo di giocare” (E.Howe)

Un aspetto da analizzare è anche quello relativo alle palle inattive: il calcio d’angolo dal quale è scaturita la rete che ha permesso al Bournemouth di vincere contro il Manchester United, ha suscitato molto interesse per lo schema utilizzato. Uno fa il blocco, l’altro libera lo spazio e il terzo che si inserisce da dietro è libero di concludere: 2-1 e impresa completata. Perle tattiche di rara bellezza.

Gif Bournemouth calcio d'angolo
Calcio d’angolo battuto rasoterra, blocco sul marcatore di King e apertura dello spazio con movimento a tagliare. L’autore della rete si inserisce da dietro e conclude

Dopo le dimissioni di Allardyce tutti hanno celebrato Howe, accostandolo alla panchina della Nazionale inglese: le grandi prestazioni gli sono valse molti apprezzamenti, ma ha imparato cosa succede ad allontanarsi da Bournemouth.

“Io non sono interessato al lavoro ora, chissà cosa succederà in futuro. La mia mente e la mia attenzione è sull’AFC Bournemouth. L’ultima cosa di cui ho bisogno è di essere distratto. Io certamente non lo sarò, ma so che altre persone parlare di questo. L’ho detto in numerose interviste che il lavoro con l’Inghilterra è il lavoro finale, ma ho firmato un impegno con i giocatori qui e mi sono impegnato in un futuro per loro” (E.Howe)

L’uomo che gioca con le ciliegie non ha nessuna voglia di smettere, d’altronde la vista sul mare apre gli orizzonti.

  Howe la osserva, sogna e continua a scalare i gradini del calcio d’oltremanica

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