Storie: El Fichaje de Di Stefano

Mercato di libri usati a Madrid | numerosette.eu
Cuesta de Moyano

Passeggiare per Madrid in una fredda mattinata di Novembre e ritrovarsi in un famoso mercatino di libri usati, nella strada che separa il Parco del Retiro dal Paseo del Prado. La malattia per il futbol  porta tra le mani la biografia di Alfredo Di Stefano: non c’è neanche bisogno di sapere il prezzo, il libro è già nello zaino. Nonostante sia in spagnolo, lingua a me praticamente sconosciuta.

L’introduzione da novello travel blogger è solo il pretesto per parlare della Saeta Rubia, primo grande campione della storia del Real Madrid. L’elenco dei successi personali dell’attaccante argentino (poi naturalizzato spagnolo) è praticamente infinito. Otto campionati spagnoli, cinque Coppe dei Campioni, una Coppa Intercontinentale, limitandoci a quanto conquistato con la maglia dei Blancos. Cinque volte Pichichi, due Palloni d’oro, un “Superpallone d’oro” ottenuto nel 1989: questi i maggiori riconoscimenti a livello individuale. Il giocatore che più di tutti ha contribuito a creare l’immagine odierna del Real Madrid, prima dei Galacticos targati Florentino Perez e prima che Cristiano Ronaldo riscrivesse tutti i record possibili e immaginabili.

Eppure questa storia non sarebbe mai dovuta accadere.

Di Stefano blaugrana

Di Stefano e Laszlo Kubala | numerosette.eu

Il nostro viaggio inizia nel 1949. Alfredo Di Stefano gioca nel River Plate ed è uno degli astri nascenti del calcio mondiale. Il calcio argentino vive però un momento difficile, contrassegnato da diversi scioperi che portano allo stop del campionato nazionale: l’attaccante sceglie dunque di trasferirsi in Colombia, al Milionarios Club di Bogotà. Nulla di strano, se non fosse che il club in questione non facesse parte della federazione ufficiale colombiana, bensì del nuovo progetto, finanziato da facoltosi imprenditori, denominato Division Mayor del Futbol Colombiano (Dimayor). Una situazione ai limiti della legalità dal punto di vista della Fifa, visto che i giocatori confluiti nella nuova lega erano di proprietà di altre società che non avevano ricevuto alcun contributo finanziario per il trasferimento.

Questo portò, nel 1951, alla stipulazione del cosiddetto Patto di Lima: le nuove società avrebbero potuto continuare a tenere i giocatori fino al 1954, data a decorrere dal quale essi sarebbero tornati nelle rispettive società di appartenenza. In caso di trasferimento presso una terza squadra, sarebbe stato necessario il consenso della società d’origine, ancora formalmente proprietaria del cartellino.

Nel 1953, Di Stefano ha ormai preso la decisione di lasciare la Colombia, disertando gli allenamenti del club. Diverse squadre si mostrano sin da subito interessate: Penarol, Juventus, Barcellona e Real Madrid. Il club catalano inizia a muovere i primi passi per la sua acquisizione, contattando il River Plate; allo stesso tempo i Blancos del presidentissimo Santiago Bernabeu manifestano all’esterno l’intenzione di portare l’argentino nella capitale spagnola, dando vita ad un Clasico sul mercato. Per quanto possa sembrare paradossale alla luce dei successivi sviluppi, il giocatore scelse inizialmente di trasferirsi al club blaugrana, con i dirigenti catalani forti dell’accordo preliminare trovato con il River e dunque decisamente avvantaggiati nella trattativa.

La lunga mano del regime

Francisco Franco e Santiago Bernabeu | numerosette.eu

Il contesto storico non è però da sottovalutare. Anzi, assumerà in questa storia un ruolo da assoluto protagonista. La Spagna degli anni ’50 è infatti sotto la dittatura di Francisco Franco, il quale non vede di buon occhio i movimenti politici della Catalogna. Anche se formalmente assoggettati al regime franchista, i dirigenti del Barcellona sono guardati con sospetto dalla Federazione Spagnola: se il calcio spagnolo avesse avuto maggior risonanza all’estero, ciò doveva essere veicolato attraverso una squadra legata alle istanze del potere centrale. Il Real Madrid era ancora lontano dallo status di fama raggiunto al giorno d’oggi: basti pensare che prima dell’ingaggio di Di Stefano l’ultimo campionato vinto risalisse al 1933. La scelta dei Blancos come squadra da esporre in vetrina a testimonianza della forza del regime è dunque successiva e figlia dei successi internazionali nella neo-nata Coppa dei Campioni.

Il 20 maggio 1953 Di Stefano partì dunque alla volta di Barcellona, anche se la federazione si premurò sin da subito di impedirgli di disputare sia match ufficiali sia match amichevoli: bisogna infatti ricordare che l’accordo con il River Plate sarebbe stato valido solo a partire dalla stagione 1954/55, mentre per l’annata in corso era necessario trovare un’intesa anche con il Millonarios di Bogotà. Proprio questo dettaglio permise al Real Madrid di insinuarsi nella trattativa, anche grazie alla fitta rete di rapporti stretta dal presidente Bernabeu. In ogni caso, il 7 agosto 1953 il River Plate ufficializzò la cessione dell’argentino al Barcellona, mentre il 15 agosto il club catalano comunicò ufficialmente alla Federazione l’ingaggio. Nello stesso giorno, il presidente della società colombiana chiuse la trattativa con il Real Madrid per il trasferimento della Saeta Rubia fino all’ottobre del 1954. Un accordo irregolare, visto che avrebbe comunque avuto bisogno del benestare del River Plate.

Con una decisione alquanto sospetta per modi e tempi, il 22 agosto la Delegazione Nazionale degli Sport comunica la chiusura delle frontiere ai calciatori stranieri, adducendo come motivazione un generico danno per il calcio spagnolo proveniente dall’ingaggio e dall’utilizzo dei suddetti giocatori. Benchè non si facesse espressa menzione del caso Di Stefano, in molti (compresa la stampa di regime) interpretarono questo blocco come un freno imposto al dilagante mercantilismo dei giocatori stranieri di cui la vicenda era un ideale esempio. Rebus sic stantibus, il giocatore non avrebbe potuto indossare nè la casacca del Real Madrid nè quella del Barcellona.

L’influenza del regime non si fermò qui. Il presidente del Barcellona Enric Martì venne infatti convocato al cospetto del presidente della Federazione Spagnola Sancho Davila per risolvere una questione incresciosa divenuta ormai oggetto di dibattito a livello nazionale. Il colloquio non è ovviamente mai stato reso pubblico, ma si dice che il presidente blaugrana fu sostanzialmente costretto ad accettare dei termini a lui poco convenienti per evitare ritorsioni sia di carattere economico sia di carattere personale. Il giorno dopo, le parti comunicarono l’esito dell’incontro. Di Stefano avrebbe giocato per il Real Madrid nelle stagioni 1953-54 e 1955-56, mentre nei campionati 1954-55 e 1956-57 avrebbe indossato la maglia del Barcellona. Il blocco ai calciatori stranieri sparì in un batter d’occhio ed il 15 settembre Di Stefano siglò il suo contratto con i Blancos, debuttando il giorno seguente.

Queste circostanze portarono alle dimissioni del presidente Martì, mentre l’alternanza del giocatore tra Madrid e Barcellona non si realizzò mai. Poche settimane dopo infatti la dirigenza madrilena propose ai rivali di acquisire anche le restanti due stagioni previste a favore dei blaugrana, costretti sostanzialmente ad accettare visto che nell’accordo era specificatamente indicata la possibilità per le parti di negoziare tra loro (ma non con società terze) i diritti contenuti nel contratto. Il Barcellona si ritrovò, essenzialmente, con un pugno di mosche in mano.

Historias de una leyenda

La sezione dedicata a Di Stefano nel museo del Real Madrid | numerosette.eu

Il resto, come si suol dire, è storia. Una storia fatta di cinque Coppe dei Campioni consecutive, conquistate contro Milan, Fiorentina, Eintracht Francoforte e Stade de Reims (due volte), con Di Stefano assoluto protagonista di quello che sarebbe diventato, secondo la Fifa, il miglior club del XX secolo. Successi continentali ottenuti in un periodo di sostanziale isolamento internazionale della Spagna: il Real Madrid divenne, suo malgrado, strumento propagandista del regime franchista, pronto a colorare politicamente trionfi che di politico, in realtà, avevano ben poco.

 

P.S. : Le informazioni presenti in questo articolo sono tratte dal libro “Il pallone del Tiranno” e, nello specifico, nella parte scritta da Carles Santacana intitolata “Il ‘caso’ Di Stefano: sport e politica nella Spagna franchista”.

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