Il derby come spinta o zavorra?

Erano anni che il derby di Milano non aveva così tanto significato dal punto di vista della classifica, sintomo di due squadre che sono indubbiamente migliorate nell’ultimo periodo e la cui crescita è passata inevitabilmente da questo risultato.

È stato un derby inatteso sotto tutti i punti di vista, per come si è evoluta la partita e per l’approccio che hanno avuto Inter e Milan. La squadra che arrivava a questi 90 minuti in totale affanno è stata in grado di sopraffare quella decisamente più in forma, che ha invece subito una battuta d’arresto inattesa e molto significativa per quanto riguarda il progetto tecnico di questa stagione. Almeno per una notte, l’Inter è riuscita ad andare oltre l’inferno che l’ha circondata nelle ultime settimane giusto in tempo per superare il Milan e far tornare a galla alcuni vecchi fantasmi dei propri cugini.

La vittoria nerazzurra non è in alcun modo una cura a tutti i problemi che stavano attanagliando la squadra di Spalletti nelle ultime settimane, ma rappresenta sicuramente un segnale di ripresa o quantomeno un lampo d’orgoglio che allenta un minimo la pressione asfissiante causata dalla querelle Icardi. È la vittoria di una squadra che si è riscoperta essere tale in una serata prestigiosa.

Gattuso e i suoi escono invece ridimensionati dalla sfida, hanno fallito l’occasione di compiere quello che sarebbe stato un quasi definitivo salto di qualità. La sconfitta di ieri sera ha esposto tutti quei difetti che sembravano essere stati superati: una squadra giovane e assolutamente futuribile, ma con ancora tanti spigoli da levigare.

Luciano’s plan

Oltre ai motivi di classifica, la partita di ieri sera era molto attesa anche per scoprire quale sarebbe stato il comportamento di Luciano Spalletti e come avrebbe impostato uno dei match più importanti – se non il più importante – di questo rush finale di stagione.

Il toscano ha sorpreso tutti non tanto per gli uomini messi in campo – le scelte erano quasi obbligate – ma per come i suoi hanno interpretato la gara: l’Inter di ieri sera è la versione più simile a quanto ci si aspettava ad inizio stagione. Una squadra fisica, non finissima dal punto di vista tecnico, ma in grado di prendere ritmo e schiacciare gli avversari.
I nerazzurri sono stati eccellenti nei primi 60 minuti, durante i quali hanno nascosto alla perfezione tutte le crepe createsi attorno all’ambiente e hanno invece riaperto vecchie ferite ai loro cugini.

La mosse tattiche e tecniche che hanno permesso di vincere questo derby sono nate da un cambiamento mentale ed emotivo: l’enorme quantità di negatività accumulata con gli ultimi risultati è stata convertita nella rabbia messa in campo dall’11 di Spalletti. L’Inter non ha fatto altro che applicare la propria energia nella maniera più positiva possibile, la foga messa in mostra ha permesso di tralasciare i dettagli e quindi di rendere solida una squadra ultimamente troppo fragile.

Con la prestazione di ieri sera i nerazzurri sono andati oltre uno scoglio che pareva insormontabile, sono tornati squadra nella sera più importante. Una rondine non fa primavera, ma questo può essere un ottimo punto da cui ripartire.

Oltre ad un carattere invidiabile, l’Inter ha messo in campo un paio di soluzioni tattiche veramente interessanti.
La prima e anche più vistosa intuizione è stato il ruolo di Vecino, in partenza mezzala ma con la totale libertà di occupare la trequarti e dare continuo sostegno a Lautaro – che sta finalmente mostrando con costanza le qualità per le quali era stato acquistato – e gli esterni. L’uruguaiano non è in alcun modo un giocatore con le qualità o la rapidità di giocata necessaria a ricoprire stabilmente quella posizione, ma questa anomalia ha mandato in tilt – almeno per la prima parte abbondante di gara – la fase d’impostazione del Milan. In più le sue doti di corsa e di essere mentalmente sempre coinvolto nel gioco lo hanno reso un vero e proprio fattore offensivamente, contro qualsiasi pronostico. Non è un caso, quindi, che il possesso del Milan sia stato per lunghi tratti così sterile e che l’azione del goal dello 0-1 sia partita e terminata con una sua giocata.

Un’altra mossa rivelatasi fondamentale è stata l’attenzione messa sugli esterni: nella prima parte di gara l’Inter ha limitato molto bene gli avversari sulle corsie e retto alla grande gli 1vs1, a volte grazie all’aiuto di Gagliardini e Vecino, ma anche e soprattutto al costante raddoppio degli esterni offensivi che raramente hanno lasciato soli i terzini. Questa premura ha portato a un conseguente isolamento di Piątek che non ha fatto altro che facilitare il lavoro di Skriniar e de Vrij, oggi nella stessa condizione di forma che abbiamo potuto ammirare nel corso della stagione.
L’olandese in particolare è un altro indicatore di come in questa partita l’Inter abbia svoltato il proprio umore: in appena 3 giorni è passato da una delle prestazioni peggiori della propria carriera ad una di assoluta dominanza nei confronti dell’attaccante più in forma del nostro campionato.

Il gol di Vecino che ha aperto il derby | Numerosette Magazine

L’inter di ieri sera è stata ottima per 60 minuti, nei quali si è totalmente distaccata dai malumori che la circondavano. L’ultima parte di gara è stata invece sintomo di una squadra non ancora totalmente sana, ma che ha saputo comunque resistere agli urti e portare a casa un risultato fondamentale a questo punto della stagione.

Gli uomini di Spalletti hanno dato l’ennesima conferma di essere la squadra più schizofrenica del campionato, anche in una serata tutto sommato positiva.

Il crollo delle certezze

Il Milan si è presentato alla partita nel punto più alto del progetto tecnico iniziato nell’estate 2017, un gruppo giovane che sta finalmente trovando la quadratura del cerchio e sta mostrando una solidità difensiva che mancava da troppi anni. Il derby ha però mostrato tutt’altro: la partenza sprint dell’Inter ha disorientato i rossoneri che, minuto dopo minuto, han perso le certezze accumulate nelle scorse settimane.

Gattuso aveva impostato la gara sul solito possesso cauto, con lo scopo principale di far venire fuori l’Inter per poi innescare in profondità gli inserimenti di Paquetà, Çalhanoglu, Kessie, oppure direttamente Piątek. Questo piano è però stato totalmente scombussolato dal goal di Vecino, che ha obbligato il Milan a cambiare atteggiamento ed è qua che sono tornati alla luce vecchi limiti. I rossoneri non hanno avuto un vero e proprio piano b. I 60 minuti di exploit dell’Inter sono corrisposti a un Milan quasi disorientato e incapace di costruire con continuità azioni offensive degne di nota.

L’impressione è che gli uomini di Rino non abbiano ammortizzato l’impatto emotivo delle prime difficoltà incontrate durante il derby, sinonimo di una squadra non ancora matura o almeno non quanto ci si aspettava guardando le scorse partite. Il Milan è stato quindi troppo schiavo delle proprie emozioni, al contrario dei suoi cugini, lasciando quindi che l’ansia di perdere questa partita portasse ad un approccio insufficiente per intensità, gioco e soprattutto attenzione difensiva.

Gattuso uscito sconfitto dal derby | Numerosette Magazine

Gattuso non è riuscito a trovare una contromisura al centrocampo di Spalletti: il solo Bakayoko – solita ottima partita – non è bastato a mettere i bastoni tra le ruote ai cugini e troppe volte veniva isolato in fase di impostazione, costretto così a giocate che non appartengono al suo bagaglio tecnico. È mancato totalmente il solito tramite tra difesa e attacco, i rossoneri non sono quasi mai riusciti a dare ritmo alla manovra e i due goal segnati da situazioni occasionali ne sono la prova principale.
Questo gioco sterile, aggiunto a una difesa non solida come al solito, non ha fatto altro che alimentare i problemi di una squadra apparsa priva di spirito.

Il derby che poteva essere la definitiva consacrazione di questo gruppo è stato invece un notevole passo indietro, o meglio una dimostrazione di come la strada da percorrere sia ancora tanta. Il Milan non è ancora tornato grande.

Crocevia

Il derby della madonnina numero 224 è stato all’altezza delle aspettative, regalando spettacolo e un risultato che potrà dirci tanto riguardo il futuro di queste due squadre, in qualche maniera ridimensionate.
La partita ci ha restituito un’Inter in parte rinata che, per almeno qualche giorno, potrà tornare a sorridere e dimenticare tutti i problemi ambientali che la circondano e un Milan invece demoralizzato, andato incontro al primo passo falso del 2019 e costretto a dire addio al terzo posto.

Quello di ieri sera rappresenta quindi un nuovo crocevia fondamentale, più che un punto d’arrivo, il prosieguo delle due squadre nel loro percorso di crescita sta tutto nel modo in cui assimileranno la lezione impartita in questi 90 minuti: può portare a una sorta di rinascita oppure alla depressione.

È stato quindi un derby in cui le emozioni hanno dominato, la negatività tramutata in rabbia agonistica interista ha predominato sulla spensieratezza e la gioia milanista rilevatesi quantomai fragili. Il 2-3 di ieri è un vero e proprio indicatore della salute dei due progetti milanesi e ha messo in mostra – seppur in modalità differenti – i migliori pregi e i peggiori difetti di due squadre destinate a condizionare il nostro calcio nei prossimi anni.

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