de Jong ferma il tempo

Qualche settimana fa mi è capitato di partecipare a un corso sul cinema e la critica, durante il quale il relatore ha espresso un concetto assolutamente condivisibile. Qualunque disciplina – artistica, musicale, sportiva – ha una sua storia, che dev’essere conosciuta per poter costruire un giudizio strutturato riguardo ai suoi frutti. Anche se questa teoria – ultimamente – sembra mostrare qualche crepa nella strana realtà in cui viviamo, penso si possa tranquillamente dire che chi ha una coscienza storica della materia che sta trattando possederà una chiave di lettura in più, una ricchezza ineguagliabile. Ora capirete il nesso con de Jong.

Se parliamo di calcio, ad esempio, ci sono alcuni ricordi fondamentali da cui non si può prescindere: momenti iconici come la rovesciata di Pelè, il gol del secolo di Maradona e il calcio totale di Cruijff. Nell’immaginario calcistico quest’ultimo è radicato con tale profondità che qualunque squadra si trovi a calcare l’Amsterdam Arena o indossare la divisa oranje deve subire il paragone con Ajax e Olanda degli anni ‘60 e ‘70, senza possibilità di sfuggirne. Un confronto talmente ripetitivo che spesso si è scontrato con una realtà non all’altezza delle aspettative.

Vedere la squadra di Amsterdam scendere in campo durante questa stagione, però, causa un’irresistibile tentazione di mettersi davanti al computer e recuperare le partite di quel gruppo leggendario, per confrontarlo con quello odierno e far emergere similitudini e differenze. Erik ten Hag ha ridato vita al Totaalvoetbal attraverso una rosa piena di freak tecnici e di giovani che si prenderanno il mondo a furia di contrasti vinti, corse in verticale e giocate tecniche belle come una veduta di Canaletto. Frenkie de Jong è esattamente tutto ciò – ma non solo – e oggi è forse l’immagine più nitida a nostra disposizione di quello che sarà il futuro di questo sport.

Con la palla

La dimensione calcistica di de Jong è talmente sfaccettata che, anche solo in riferimento al suo gioco in fase di possesso, possiamo indicare un gran numero di situazioni diverse che lo coinvolgono. La prima che salta all’occhio osservando la costruzione di gioco dell’Ajax è la Salida Lavolpiana, cioè l’abbassamento del mediano in mezzo ai due centrali per far partire l’azione. Contro la Juventus ieri sera, ad esempio, de Jong si è spesso mosso all’indietro, creando un triangolo con i difensori de Ligt e Blind che talvolta si è trasformato in un rombo coinvolgendo anche il portiere Onana nel gioco con i piedi. L’idea è quella di dare ossigeno al possesso degli olandesi, sfruttando l’impressionante imperturbabilità di de Jong anche nei momenti in cui è pressato e il pallone sembra scottare particolarmente. Allegri però ha preparato un ottimo rimedio posizionando alternativamente Bentancur e Mandzukic in marcatura a uomo sul centrocampista, costringendolo a scelte più conservative e togliendo una bocca di fuoco alla costruzione dell’Ajax.

De Jong in possesso durante Ajax-Juventus | Numerosette Magazine
de Jong indietreggia tantissimo, fino ad entrare nell’area di rigore della sua squadra. Mandzukic qui non gli permette di girarsi, e il centrocampista è costretto ad appoggiarsi sul portiere per non rischiare di perdere palla. La cosa più impressionante è la tranquillità che riesce a mantenere anche in queste situazioni di pressione: ha fiducia nelle proprie qualità, non butta via il pallone e aspetta il momento giusto per liberarsene.

L’intelligenza superiore di de Jong però è emersa anche in questo contesto complicato: il 21 si è mosso in orizzontale posizionandosi dove poteva avere più spazio per rendersi utile, allargandosi sulla fascia quando le zone centrali erano intasate come nel caso di cui sopra. Il suo obiettivo è rimasto sempre lo stesso: velocizzare il gioco muovendo la palla in verticale a partire da qualunque area del campo. In questo modo quindi de Jong non ha dato punti di riferimento agli avversari rendendo ancora più difficile il contenimento su di lui.

In qualunque posizione riceva palla, comunque, la sensazione è che l’ambiente circostante si ghiacci. de Jong ha un’eleganza unica nel suo trotterellare per tutto il campo, fa le scelte giuste, è bravo a muoversi con il corpo attraverso finte che mandano fuori giri gli avversari, ragiona ancor prima di passare il pallone tramite l’algoritmo che ha in testa per elaborare tutti i casi possibili e materializzare quello più redditizio.

Esiste però anche un profilo offensivo di de Jong con la palla. In questo senso spicca la sua qualità di grande incursore: de Jong è alto e slanciato, ma ha un buon passo e grande tempismo quando c’è da correre verso l’area avversaria. Basta guardare il primo gol segnato contro il Willem II nell’ultima giornata di Eredivisie: de Jong recupera palla, serve Tadic e attacca la profondità; viene poi servito da una stella cometa uscita dal sinistro dell’attaccante serbo, vince il contrasto aereo e serve di testa l’accorrente van de Beek per il facile appoggio a tu per tu con il portiere avversario.

de Jong | numerosette
In pochi frame vediamo le abilità di de Jong nel recupero palla e la sua aggressività negli anticipi, la sensibilità del suo tocco, il qi calcistico per capire che è necessario continuare a correre in mezzo ai difensori del Willem II, la stazza per prendere la palla più in alto di tutti.

Attacca per difendere

Il concetto su cui si fonda l’impianto tattico di ten Haag quando la squadra deve recuperare il pallone – andando al succo – potrebbe essere riassunto così. L’Ajax pressa in modo asfissiante, alza il baricentro e non dà tregua ai portatori di palla avversari pur sapendo che l’eventuale elusione delle linee di pressione potrebbe provocare l’innesco di una pericolosa transizione offensiva degli avversari. All’interno di questo delicato ecosistema il ruolo del mediano è, ancora una volta, fondamentale. de Jong in questo caso veste i panni dell’anticipatore arrembante: con la palla tra i piedi è un totem sornione e astuto, ma senza palla – quando gli avversari sono in fase di costruzione – è un pirata sempre pronto a gettarsi sulla nave nemica con tutta l’energia che ha in corpo.

Guardare le partite dell’Ajax significa vederlo rapidamente spostarsi dalla parte destra a quella sinistra dello schermo (o viceversa), una qualità da giocatore box-to-box a cui però va aggiunta la visione di gioco di un regista. Se – come Shea Serrano ha fatto nel suo libro “Basketball and other things” in riferimento al mondo NBA – si volesse costruire in laboratorio un replicante fortissimo su campo da calcio utilizzando le caratteristiche di vari giocatori, de Jong corrisponderebbe all’identikit che vanta la sensibilità nel passaggio di Pirlo, la verticalità di Kante e l’abilità di fornire passaggi chiave di Eriksen. Sì va bene ho esagerato, ma ogni tanto bisogna anche divertirsi un po’. Meglio non scomodare mostri sacri del centrocampo, soprattutto il primo. 

Tornando agli intercetti, de Jong ne accumula 1.6 ogni 90’ in Champions League, abbinandoli a 2 contrasti e meno di un fallo a partita. Numeri che sottolineano la precisione chirurgica dei suoi interventi e la capacità di muovere un corpo di un metro e ottanta con una facilità francamente impressionante. Ne è prova l’intervento di ieri sera su Bernardeschi a metà del primo tempo: il talento bianconero non sarà proprio una scheggia, ma è lanciato verso la porta avversaria e de Jong si trova a diversi metri di distanza. L’olandese però sprinta e rientra a un margine utile per un intervento in scivolata che farebbe inorgoglire Nesta, mettendo la palla in calcio d’angolo.

de Jong in spaccata su Bernardeschi | Numerosette Magazine
“Guarda, si può individuare il secondo preciso in cui il cuore di Bernardeschi si spezza a metà”

In un recente articolo di Ryan O’Hanlon pubblicato su The Ringer, l’autore costruisce un paragone tra de Jong e Beckenbauer: ancora una volta siamo in un contesto un po’ scomodo – il primo ha 21 anni e una cinquantina di presenze tra i professionisti, il secondo ha vinto due Coppe del Mondo, tra le altre cose – ma si può dire che in un certo senso l’olandese ricordi quella posizione di libero che ricopriva con grande classe il fenomeno della nazionale che sconfisse Cruijff ai Mondiali del 1974. Un giocatore che riprende movenze e immaginario di periodi passati, trasportandoli alla velocità della luce nel presente.

Non me ne vogliano i tifosi bianconeri, ma sarebbe bello poter vedere più partite possibili dell’Ajax – una squadra così esaltante che anche Bob Marley la tiferebbe, oggi – e di de Jong in questa Champions League. Possiamo anche aspettare l’anno prossimo, comunque: c’è da credere che con la maglietta del Barcellona ne giocherà parecchie.

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