De Boer

De amicitia, De Catilinae coniuratione, De officiis, De oratore, De Boer.

Il nuovo allenatore dell’Inter si presenta alla folla come un uomo totalmente nuovo, sconosciuto ai più e noto ai pochi estimatori del calcio champagne tipico della Eredivisie.

Il cursus honorum dell’olandese è cominciato come da prassi sul prato verde, negli anni di carriera calcistica: prima 10 anni di ambientamento a casa, più precisamente con l’Ajax, esercitandosi con le lance tipiche di chi come simbolo ha un certo Aiace Telamonioil più alto tra gli achei, un pilastro dell’esercito greco. Calcisticamente parlando, anche il forzuto Frank ha svolto per un decennio il ruolo di difensore della patria, da centrale, prima di cedere alle lusinghe esotiche del Barcellona per un po’ di meritato riposo dopo le battaglie olandesi e le storiche vittorie europee persino in Champions League.

Le quasi 150 presenze in quattro anni con la maglia azùlgrana testimoniano come si tratti di un uomo apprezzato anche dagli stranieri, persino dai βάρβαροι turchi del Galatasaray che lo acquistano nel 2004. Da qui solo tante esperienze tipiche di chi non ha più nulla da dare al calcio dopo 15 anni a livelli altissimi ma tanta voglia di fare nuove esperienze e viaggiare per il mondo: prima in Scozia ai Rangers, poi in Qatar.

Arrivato finalmente in parlamento, di fronte alla possibilità di candidarsi come console, cerca per prima cosa di affidarsi a qualcuno con più esperienza di lui, uno sconosciuto homo novus chiamato Frank De Boer.

Trova una figura paterna in Lambertus “Bert” van Marwijk, che lo vuole come vice nella nazionale olandese e con cui sfiora l’impresa mondiale nel 2010, fermato soltanto dagli spagnoli. I suoi amici spagnoli: prima regola del comandante? Mai fidarsi troppo degli alleati.

Di lì a poco arriva il casus belli: Martin Jol, storico senatore, lascia l’Ajax senza preavviso a due giorni da una sfida importantissima di Champions League contro il Milan. Il silenzioso Frank capisce che si tratta della sua prima e forse unica possibilità per dimostrare ai sostenitori di aver veramente le doti per conquistarsi la fiducia di tutti, quindi parte senza paura verso l’Italia e vince – senza nemmeno usare le lance – contro i rossoneri a San Siro. 

A furor di popolo viene riconfermato, convince e fa vincere l’Eredivisie all’Ajax in rimonta: l’era De Boer è cominciata. In Olanda per altri tre anni non ce ne sarà per nessuno, nemmeno i predecessori più illustri del difensore centrale erano riusciti a fare di meglio.

Il gioco portato in piazza è meravigliosamente diretto, tipico forse di un olandese e poco adattabile al calcio italiano, fatto sta che il suo 4-3-3 è un modulo potenzialmente devastante: il talento di Klaassen con il dinamismo di Blind, la caparbietà di Milik unita alle incursioni pungenti – proprio come lance – dello spilungone Fischer e del jolly Lasse Schöne hanno garantito al filosofo di Hoorn la costruzione di un impero duraturo e ricco di gioventù, castello colpito duramente dai rivali del PSV Eindhoven l’anno scorso ma ancora in piedi nonostante la dipartita del visionario olandese.

ajax de boer

Mentre Peter Bosz si sedeva sulla panchina dell’Ajax, infatti, Frank De Boer prendeva il primo volo direzione Milano, consapevole di arrivare in qualità di homo novus nonostante in patria sia più visto come un Cicerone in carne ed ossa.

Poco male, al Barcellona da giocatore ha già insegnato come possa amare l’Olanda e regalare emozioni ad un altro paese, senza rivelarsi un traditore della patria ma per amore della filosofia calcistica.

Esporterà per davvero il "modello olandese" anche in Serie A?
Esporterà per davvero il “modello olandese” anche in Serie A? (All credits to Eurosport.com)

In Italia, Napoli e Sassuolo a parte, sono soprattutto le squadre cosiddette piccole a cercare di incantare il pubblico con partite giocate su ritmi insostenibili, una sorta di calcio totale, salvo poi calare a stagione in corso o contro avversarie più abbordabili perdendo qua e là punti e posizioni in classifica. Se a questa idea di gioco si riuscissero ad unire la continuità e la cura tattica tipicamente italiana, il mix diventerebbe veramente devastante. Probabilmente, per risolvere questo dilemma, non esiste nulla meglio di un olandese in persona. De Boer ipse.

Ecco che quindi, fra mille dubbi e perplessità causati dall’ostracismo di Sir Roberto Mancini dall’agorà nerazzurra, il tecnico meno atteso di  sempre cercherà di guidare l’Inter fino a un nuovo splendore, luminoso come il colore dei calzettoni di quest’anno.

“Buona questa, mi è piaciuta” 

 

 

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