Dario, mi buen amigo

Boca, mi buen amigo
esta campaña volveremos a estar contigo
te alentaremos de corazón
esta es tu hinchada que te quiere ver campeón,                                                                                  no me importa lo que digan,
lo que digan los demas,
yo te sigo a todas partes
cada vez te quiero mas

Anni ’90. Un bambino come tanti, accomunato da una passione viscerale per il fùtbol, sgomita come un pazzo negli spalti della Doce intonando a gran voce l’inno d’amore verso il Boca Juniors, suo buen amigo da una vita intera nonostante la giovanissima età. “Quiero jugar en el Boca Juniors”, sarà stato questo il primo sogno importante per un bambino così legato al gioco di quel futbol, ma che sicuramente non avrebbe mai immaginato di diventare un giorno l’uomo che avrebbe fatto esplodere gli stessi spalti su cui ogni settimana correva e saltava.

Un sogno, insomma.

Dario Benedetto non è soltanto il nome di un tifoso che è riuscito a realizzare il sogno di tanta gente che come lui ha il cuore xeneize, ma ha avuto la forza ed il coraggio di diventare il simbolo della sua squadra che ha portato gelosamente con sé in tutte le avventure custodita sul suo ventre sotto forma di tatuaggio.

L’addio e la rinascita

No, il Pipa Benedetto non ha già detto addio ad un mondo che ha imparato a conoscerlo ed amarlo da pochissimi anni, ma il suo primo saluto al calcio risale ai primi anni duemila: al tempo Dario aveva appena 12 anni e militava nelle giovanili dell’Independiente quando, durante la finale dei Juegos Nacionales Evita, vide sua madre Alicia perdere la vita proprio mentre era sugli spalti, stroncata da un infarto. La sua morte fu un peso troppo grande da sopportare, tanto che Benedetto decise che non avrebbe mai messo più piede su un campo da calcio, accantonando così presto un sogno che stava cominciando a prendere forma.

Alicia, da lassù, pregò Dario di ritrovare la forza per voltare pagina e tornare ad indossare gli scarpini. 

La tentazione di giocare però è forte e così quattro anni più tardi Dario ritorna a giocare, questa volta tra le fila dell’Arsenal de Sarandì, alternando a fatica il lavoro mattutino da manovale con i duri allenamenti pomeridiani. Dopo un lungo giro di prestiti ed un’esperienza non proprio esaltante con il suo ritorno all’Arsenal, Benedetto decide di lasciare l’Argentina per trasferirsi nel vicino Messico in cerca di fortuna: 21 reti messe a segno con il Tijuana sono lo splendido biglietto da visita che capita nelle mani del Club America nel 2014 che, senza pensarci due volte, sborsa otto milioni di dollari per assicurarsi le sue prestazioni. È proprio a Città del Messico che il Pipa riesce a mettere finalmente a frutto tutto il suo grande potenziale fino ad allora inespresso: con la maglia degli Azulcremas Benedetto diventa finalmente il numero 9 che ha sempre sognato di essere, riuscendo a mettere a segno ben 49 reti in appena due stagioni e mezzo e consegnando al club messicano due CONCACAF Champions League.

Dentro di sé, però, cresce una sconfinata voglia di gonfiare la rete nella sua Bombonera.

Il grande ritorno

La reputazione di Dario Benedetto cresce sempre di più ed i suoi grandi numeri non possono lasciare indifferente una squadra come il Boca Juniors che sarebbe ben felice di abbracciare lo storico tifoso diventato ormai un leader anche in campo oltre che sugli spalti: usare il condizionale è d’obbligo in questo caso perché le casse degli xeneizes non traboccano certo di oro e le pretese del Club America sono davvero troppo alte per il presidente Angelici. Ma ricordate di quando il piccolo Dario cantava “no me importa lo que digan, lo que digan los demas, yo te sigo a todas partes”?

Ecco, il “non m’importa di ciò che dicono gli altri” si tramuta in un vero e proprio gesto d’amore: pur di coronare il sogno di giocare con il suo Boca Junior, Benedetto versa alla squadra messicana un milione di dollari di tasca sua per rendere finalmente reale il trasferimento più bello di tutta la sua vita.

La scena è perfetta, il Pipa ritorna a casa sua passando per la porta principale, con i riflettori puntati addosso e delle aspettative forse più grandi di quella che è la realtà.

L’amore per il Boca impresso sulla pelle. Fonte: ole.com

A Dario tutto ciò non fa paura ed il 25 settembre del 2016, appena tre mesi dopo la firma, stende il Quilmes con una storica tripletta messa a segno in appena 18′ minuti: lo stadio è in delirio, quella stessa Doce di cui lui faceva fieramente parte intona il suo nome, Dario Benedetto è ufficialmente diventato il nuovo idolo dei suoi compagni di tifo. Parliamo di tripletta storica non tanto per la velocità di esecuzione, ma perché erano ben tre anni che alla Bombonera nessuno siglava tre reti in un’unica partita; l’ultimo a compiete questa impresa, neanche a dirlo, è stato un certo Martin Palermo, vero eroe degli xeneizes nonché il più grande idolo del giovane Dario accomunato in così poco tempo a chi anni addietro gli aveva permesso di sognare.

Ma chi è davvero Dario Benedetto?

Ecco, fermiamoci un attimo a chiederci chi sia realmente Benedetto.

Premessa: quando arrivò all’Arsenal de Sarandi, non era l’attaccante glaciale che stiamo conoscendo e ammirando. Agli inizi della sua carriera il suo ruolo somigliava ad un pendolo: Dario oscilla, senza avere una sistemazione fissa. In fin dei conti non era un problema, la sua bravura nei tiri dalla grande distanza ne agevolava l’adattamento.

È in Messico che Dario Benedetto diventa il giocatore che tutti hanno imparato a conoscere.

Il Club America comincia ad impiegarlo come seconda punta e, ricevendo indietro solo scarsi cenni positivi, si decide finalmente ad utilizzarlo come vero centravanti, ruolo che più si adatta alla sue grandi capacità, come dimostrano i numeri impressionanti. Dario cresce ogni settimana, diventa un vero predatore dell’area di rigore: di testa, dalla distanza, nell’area piccola. Non faceva differenza, Dario parlava solo una lingua, quella del gol.

Nonostante non sia più un ragazzino – per chi non lo sapesse Benedetto è nato nel 1990 –  il Pipa è riuscito a calarsi perfettamente nelle vesti di un numero 9 capace di mettere a segno ben 97 reti dall’inizio della sua carriera, senza contare però le perle che continua a regalare ogni settimana al suo Boca Juniors. La Bombonera è ormai stregata dal suo figliolo prediletto, dal ragazzino che nonostante le mille difficoltà è riuscito tenacemente ad andare avanti fino a spiegare definitivamente le ali per diventare l’idolo della sua squadra del cuore.

“Yo te sigo a todas partes, cada vez te quiero mas”: senza ombra di dubbio Dario, il buen amigo della Doce, è risuscito a rispettare fedelmente la bellissima promessa d’amore pronunciata da ragazzino fra quelle mura gialle e blu, quasi come se fosse una preghiera laica.

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