Danke schön, Miroslav

A 38 anni abbandona il calcio una sua figura ormai storica, un padre dell’attuale generazione di nuovi talenti. Dal mondo del pallone, sempre più pieno di scandali ed esempi negativi, esce una delle poche figure rispettabili ancora rimaste. Mai una parola fuori luogo, mai una di troppo. Dopo Pippo Inzaghi qualche anno fa, se ne va ora l’ultimo vero attaccante d’area.

La capriola, il marchio di fabbrica
La capriola, il marchio di fabbrica

Da molti anni ormai Klose era chioccia ed esempio positivo per i ragazzi in casa Lazio e nella nazionale tedesca.

“Il lavoro prima di tutto” era uno dei suoi motti. Ed esempio lampante di tutto ciò sono le storie raccontate dai suoi allenatori. Miroslav non abbandonava mai il campo prima di aver dato tutto. Il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene, anche a 38 anni. Roba che i giovani di oggi si sognano. E se mai aveva una giornata storta o sbagliava troppi gol si metteva lì a continuare l’allenamento mentre i suoi compagni erano allegramente sotto la doccia. Tutto questo finchè non sentiva di aver dato tutto.

Fu uno dei primi oriundi del calcio moderno: nato in Polonia a Opole il 9 giugno 1978 ha segnato la storia delle nazionale tedesca. Record di gol ai Mondiali (ben 16, meglio di mostri sacri come Gerd Müller e Ronaldo), tutti ovviamente con la Mannschaft. Campione del Mondo 2014, vicecampione nel 2o02 dopo la sfortunata finale con il Brasile, vicecampione d’Europa. La DFB Elf portata sul tetto del mondo e quasi sul tetto d’Europa. A livello di club 2 scudetti, 2 coppe di Germania, 1 Supercoppa di Germania (tutto questo con il Bayern) e una Coppa Italia con la Lazio. Quel trofeo a Roma se lo ricordano ancora: derby vinto contro la Roma e biancocelesti che portano a casa la coppa e condannano i giallorossi a anni di sfottò. Poi capocannoniere del Mondiale 2006 in casa e della Bundesliga, con solo la Champions a mancare nel palmares di casa Klose. Gli esordi a Norimberga, l’esplosione a Brema, la gloria con il Bayern e una chiusura di carriera da re con la Lazio. Era un’idea per il Napoli per sostituire Milik, ma poi non se n’è fatto niente. E allora, piuttosto di accettare i soldi degli emiri e andare a svernare in Qatar o in Arabia, la scelta di appendere gli scarpini al chiodo.

Un signore anche nell’addio, Miroslav, in un mondo dove chissà quanti campioni ormai finiti vanno in campionati sconosciuti per portare a casa gli ultimi stipendi. Miro invece no, è sempre stato diverso, superiore, più educato ed elegante degli altri giocatori normali. E ora due parole personali per lui, da parte di un tedesco a cui ha portato grandi gioie e un esempio da seguire.

Klose

Grazie Miro, per essere sempre stato un esempio per tutti.  

Grazie per le parole fuori posto mai dette, conscio che le cose si regolano all’interno dello spogliatoio, invece che davanti ad una telecamera.

Grazie per aver fatto da chioccia ed aver aiutato a crescere una generazione di fenomeni del calcio tedesco.

Grazie per quei gol inaspettati dopo partite magari fino a quel momento passate in ombra.

Grazie per quelle capriole, chissà, magari ne hai fatta anche un’ultima quando hai deciso di appenderle al chiodo, quelle scarpe a cui tenevi tanto.

Grazie per essere sempre stato simbolo di fair play e per essere stato una delle poche figure ancora pulite in questo mondo del pallone sempre più malato.

Grazie per essere sempre stato in prima fila per questioni più importanti del calcio, per essere sempre stato esempio di integrazione e simbolo di quelle migliaia di polacchi in Germania.

Grazie per la tua cordialità quando ti si chiedeva un autografo, quando molti ventenni che non hanno ancora raggiunto niente fanno i fenomeni ed ignorano i bimbi che li fermano.

Grazie per aver provato a rendere simpatico pure il Bayern tanto odiato in Germania.

16 volte grazie per i Mondiali con la Nationalelf.                                                                                       

Grazie per il mondiale del 2006 giocato in casa, il Sommermärchen.                                                           

E soprattutto danke für die WM 2014 in Brasilien. Grazie per quel 7-1 ai brasiliani, grazie per quella coppa sollevata dopo mille patimenti contro l’Argentina di Messi.

Grazie, perché ogni volta che entravi si aveva sempre la sicurezza che tu la potessi risolvere, e poi in qualche modo la risolvevi (ti ricordi del Ghana ai Mondiali 2014?).

Grazie, perché probabilmente eri uno dei pochi giocatori a mettere d’accordo pure i tifosi avversari sul fatto di applaudirti.                                                                                                                                          Grazie per essere stato onesto, al punto a volte da cambiare decisioni in tuo favore, e per aver avuto sempre la testa sulle spalle e i piedi per terra.

Il mondo del calcio e qualsiasi appassionato ti è grato per aver migliorato un pochino questo sport. Con tante piccole reti sotto porta, silenziose ma letali.

Danke Miro, ci mancherai.

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