Lapadula e Bacca: storie parallele

Al minuto 79 del match al Renzo Barbera, l’arbitro comanda la sostituzione: sul tabellone elettronico elevato dal quarto (o sesto?) uomo appaiono il numero “70” scritto in rosso e il “9” in verde. Il Milan ha subito da meno di dieci minuti il goal del pareggio del Palermo a firma Nestorovski, e sta soffrendo maledettamente il palleggio dei rosanero, sospinti dal pubblico di casa. I rossoneri sembrano stanchi e sull’orlo del cedimento, Montella opta per il cambio in attacco e quindi fuori Bacca – autore di una prestazione anonima, l’ennesima – e dentro l’oggetto misterioso Lapadula, straripante l’anno scorso in Serie B, gregario di lusso (visto il costo del cartellino) e poco più fino a quel momento in Serie A. A circa dieci dal termine della partita in corso allo stadio palermitano si è aperta una proverbiale sliding door.

Partiamo proprio dal bomber colombiano.

El Peluca, questo il soprannome che si porta dietro dalla sua terra natia, ieri ha concluso la sua quinta gara consecutiva senza scrivere il suo nome sul tabellino dei marcatori. Il sudamericano dà traccia concreta di sé solo al compimento di quell’atto mistico chiamato gol, altrimenti il suo contributo per la squadra è quasi del tutto impalpabile: uno specialista dell’assolo, un giocatore che ha bisogno che “l’orchestra” suoni l’armonia adatta ad accompagnare il suo virtuosismo; per tornare al gergo calcistico, un finalizzatore tra i più puri. Anche nella trasferta siciliana Bacca ha latitato nella metà campo avversaria, senza fornire alcun apporto tangibile alla manovra collettiva, meritando di fatto il richiamo in panchina da parte del mister Aeroplanino. Con l’allenatore ha scambiato un cenno d’intesa (chissà quanto spontaneo) al momento dell’avvicendamento, al contrario di quanto successo a San Siro contro il Pescara. Se non ci fossero state quelle sei realizzazioni a certificare lo spessore del centravanti ex Siviglia, pagato oltre 30 milioni, si sarebbe potuto parlare di un caso Bacca. Montella, che di attaccanti ne capisce per esperienza diretta, non gli ha mai negato la fiducia, ma ha dichiarato che “deve fare qualcosina di più”. E ha cominciato a valutare le alternative.

“Stammi a sentire!”

Ed ha fatto il suo ingresso sul rettangolo verde Gianluca Lapadula, appunto.

Dieci minuti circa, per dimostrare che i 9 milioni più bonus spesi dal sodalizio allora di proprietà di Silvio Berlusconi, non sono stati soldi buttati. Un nome non menzionato a caso quello del patron uscente del Diavolo, al quale le voci attribuiscono la decisione che ha indotto Galliani alla trattativa lampo con il Pescara, soffiando il calciatore a squadre come Napoli, Juve e Genoa. Il ragazzo italiano con passaporto peruviano (per via della madre), nelle partite giocate da subentrato e nelle due in cui è partito titolare (trasferte contro Chievo e Samp), aveva dimostrato una foga e una voglia di rivelarsi ai limiti dell’eccessivo, a discapito della lucidità nei pressi della porta avversaria. Anche a Palermo era entrato col solito piglio: indemoniato nel pressing, con un diavolo, anzi il Diavoloin corpo. Tuttavia, in questa occasione, ha aggiunto alla consueta cattiveria un pizzico di follia, di istinto e di genio. A seguito di un corner, il pallone è schizzato fuori area verso il mancino di Suso, che senza esitare ha tentato il golazo al volo: il tiro sbilenco sembrava destinato a spegnersi sul fondo, ma sul suo percorso si trovava Lapagol. E si è accesa la magia.

L’incantesimo del goal

Di tacco dunque, la prima prodezza di Lapadula non solo con la maglia del Milan, ma pure in Serie A. Una rete che Sir William, epiteto che si è guadagnato per il temperamento combattivo (con riferimento al condottiero scozzese William Wallace, quello di Braveheart per intenderci), si sentiva dentro, come testimonia l’esultanza cominciata ben prima che la sfera s’insaccasse. Per l’avanti rossonero lunedì è arrivata inoltre la convocazione in azzurro da parte del CT Giampiero Ventura, che lo ha chiamato in sostituzione dell’acciaccato Gabbiadini. Momento d’oro quindi per il cannoniere da 30 colpi in B, che adesso mina il posto da titolare del sommesso Bacca, tradito dalla stessa arte che lo ha reso celebre, quella del gol.

Lo scenario previsto, in realtà, vede ancora il colombiano in vantaggio per il ruolo principale di punta milanista, ma già al prossimo impegno, il derby dela Madunina, roba per cuori forti, il dualismo sarà serrato, data anche la lunga trasferta che Carlos dovrà affrontare per unirsi alla sua Nazionale. Sarà arduo compito per Montella decidere. E la scelta farà comunque discutere.

Tranne, ovviamente, chi partirà titolare.

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