Così vicini, maledettamente lontani

Spesso si dice che, nelle partite importanti, siano gli episodi a fare la differenza e, d’altronde, sarebbe difficile, parlando di calcio, non constatare come questa espressione venga puntualmente tirata fuori, durante una gara chiusasi con uno scarto piccolissimo tra le due formazioni.
Spesso, leggendoci, avrete notato come noi abbiamo questa tendenza ad allontanarci dalle ovvietà e dai luoghi comuni.
Tuttavia, in questo caso, è davvero dura fare a meno del classico “è stata una sfida decisa dagli episodi“, quindi, sebbene il copione di questo pezzo seguirà la nostra solita vena alternativa, la frase appena espressa va sicuramente tenuta presente per descrivere questo derby di Manchester  numero 175.

Schieramenti ingannevoli

Mourinho e Guardiola sono due maghi nel mettere in campo al meglio i loro uomini, andando, nelle varie situazioni di gioco, anche lontano dai moduli di partenza.
È il caso degli ospiti che si presentano, schierati all’apparenza con un 4-3-3. In realtà quando si trovano nella metà campo avversaria in fase di possesso, gli uomini di Pep si dovrebbero disporre con il loro canonico 4-1-4-1, dove De Bruyne e Silva si spostano da mezzali a veri e propri trequartisti e Fernandinho rimane l’unico riferimento in mediana, con Sane e Sterling larghi sulle fasce e Gabriel Jesus unica punta.

 

In realtà, vedremo come gli Sky Blues raramente potranno sfruttare questa situazione, perché Mou, a differenza di quanto fatto nell’ultimo mese, dove ha sempre usato il 3-4-1-2, torna alle origini, con il 4-2-3-1, probabilmente a causa dell’assenza di Pogba, squalificato, e per togliere una fonte vitale di gioco al City, ovvero Fernandinho, schermato, in maniera quasi maniacale, in mezzo al campo.

Primo tempo: equilibrio nella diversità

La prima parte di gara è decisamente contratta e le occasioni scarseggiano, anche per la difficoltà a liberarsi dalle briglie tattiche delle due formazioni.
Come ampiamente pronosticatile, il Manchester City mantiene molto di più il possesso del pallone, prediligendo la costruzione bassa del gioco, partendo dalle retrovie, soprattutto con Otamendi, uomo meno pressato dagli attaccanti di casa.
Tuttavia, lo schermo, creato ad hoc per Fernandinho, costringe spesso uno tra Silva e De Bruyne ad abbassarsi, facendo si vedere come Citizens abbiano moltissimi giocatori per creare ma, allo stesso tempo, dovendo necessariamente ridimensionare il loro apporto offensivo.
Lo United invece, forte del sua fisicità fuori dalla norma, aspetta, creando due linee di pressing molto compatte, con Lukaku e Lingard a correre e disturbare in avanti le prime fonti di manovra degli avversari.
Una volta recuperato il pallone, l’idea è quella di affidarsi a lanci lunghi e verticalizzazioni veloci, alla ricerca delle sponde di Lukaku, o della velocità dei suoi esterni, Martial e Rashford, cercando di eludere l’asfissiante pressione degli avversari.
I Red Devils tentano anche di imporre la loro superiorità fisica, non risparmiando qualche calcione, quando i giocolieri in maglia azzurra impongono la loro fitta rete di passaggi.
Nonostante la decisa applicazione difensiva, i Rossi soffrono i continui cambi di posizione, soprattutto tra Silva e De Bruyne,  che non danno punti di riferimento alla difesa.
Infatti, da ciò arrivano i pericoli maggiori, con due recuperi palla seguiti da triangolazioni con gli esterni e Gabriel Jesus, che fanno arrivare i ragazzi di Guardiola a due tiri, anche se innocui, entrambi nei primi 25 minuti.
Il resto del primo tempo, fino al 42′, è dominato dal nervosismo, che la fa da padrone nelle due squadre, alimentando più di un battibecco.

Paradossalmente, il match si sblocca a favore del Manchester City nella situazione tattica, in teoria più favorevole per lo United.

Sugli sviluppi di un angolo battuto da De Bruyne, una mischia aerea, tra Otamendi e Lukaku, fa arrivare la palla al limite dell’area piccola, dove David Silva, indisturbato, può sparare alle spalle di De Gea, sottolinenando una grave amnesia per una difesa abituata ad applicare una marcatura a uomo, per altro con calciatori fisicamente eccelsi.
Gli attaccanti Sky Blues sprecano l’occasione per il raddoppio, subito dopo in un 3vs3 in campo aperto con i non certo rapidissimi difensori avversari.

Pogba si augurava gli infortuni dei migliori del City. In realtà avrebbe potuto augurarsi il suo e basta…

Prima della pausa, il Manchester United riesce, dopo 45 minuti anonimi, a trovare il gol del pareggio, facendolo con la sua soluzione tattica preferita.
Come un deja vu: palla lunga dalle retrovie, buco collettivo di Otamendi e Delph con Rashford che riceve sullo scatto e, entrato in area e leggermente defilato, batte Ederson con un bel diagonale, mandando i suoi a prendere il the in parità.

Secondo tempo: tutto e niente

Guardiola cerca subito di smuovere le carte in tavola, togliendo Kompany, infortunato, per inserire un altro centrocampista, Gündogan, in modo da ovviare al problema della gabbia costruita attorno a Fernandinho.
Dall’altra parte, Mou è costretto ad un cambio difensivo, sostituendo Rojo con Lindelöf per una botta alla testa subita dall’argentino.
Nell’incontro però, ancora una volta, il destino si prende ancora gioco dei padroni di casa che prendono un altro gol da calcio piazzato, con protagonista, in negativo, ancora Lukaku.
Punizione di Silva dalla trequarti, il centravanti belga tenta un maldestro rinvio che finisce addosso a Smalling, rimbalzando verso Otamendi, il quale, in tuffo, riesce a spedire alle spalle di un De Gea senza colpe.
Curioso pensare che, se prima della partita, ci avessero detto che Lukaku sarebbe stato decisivo, tutti avremmo pensato ad un risultato “leggermente” diverso.

Eppure avrebbero dovuto aspettarselo…

Guardiola decide di cambiare ancora, scegliendo di rimpolpare la difesa: fuori Jesus per Mangala, si denota d’ora in poi un’alternanza tra difesa a 3 con Fernandinho ancora sulla linea arretrata, soprattutto in fase di non possesso, e difesa a 4, con Fernandinho avanzato insieme con Gündogan, in molte situazioni di costruzione e ripartenza.
Gli aggiustamenti tattici di Pep sembrano dare i loro frutti, il Manchester City infatti domina il possesso, creando anche un’occasione, a 20 dalla fine, con la classica triangolazione trequartista -esterno (De Bruyne – Sané) dove il primo arriva al tiro, ribattuto da De Gea in angolo.
Il Manchester United continua ad affidarsi ai lanci lunghi per i suoi talenti offensivi e, su uno di questi, ha anche l’occasione del pari ma Ederson respinge in corner una conclusione di Rashford.
Lo Special One si gioca il tutto per tutto, buttando dentro anche Zlatan Ibrahimović, alla sua quarta presenza dopo l’infortunio.

La sola presenza di Ibra crea qualche grattacapo ai Citizens, che tra il 78esimo e l’84esimo soffrono come mai in 90 minuti.
Prima c’è un probabile rigore non dato per fallo di Otamendi su Herrera, poi, in seguito alla sostituzione di quest’ultimo con Mata, arriva la più nitida opportunità per il pari.
Sull’ennesimo lancio lungo, Ibra controlla spalle alla porta, affida poi al neo entrato spagnolo, il quale sventaglia per Martial, che al volo mette una palla perfetta per Lukaku, ma Ederson riesce incredibilmente ad opporsi alla conclusione dell’ex Everton, ribattendo anche sul tentativo di tap-in di Mata.
Il brasiliano conferma così ancora di più, se ce ne fosse bisogno, che tutti quesi soldi investiti in estate, non erano solo perché “sa giocare bene coi piedi“.
È l’ultima occasione di un secondo tempo intenso, con la partita che si chiude tra la melina dei calciatori del City e i falli, alternanti da disperati lanci lunghi di quelli dello United.

E con questo sono 8…

Conseguenze

Il City continua ad essere uno schiacciasassi, basti pensare che ha vinto tutte le gare disputate dal 21 agosto fino a mercoledì, quando ha perso con lo Shakhtar, seppur con una formazione molto rimaneggiata.
In Premier, la striscia continua ad essere aperta e, dopo aver superato le 13 vittorie consecutive del Chelsea dello scorso anno e aver eguagliato le 14 dell’Arsenal, traguardo piuttosto vicino, visto che il prossimo avversario, lo Swansea, naviga in acque decisamente torbide, al penultimo posto.
Dall’altra parte, il Manchester United deve fortemente rivedere le sue ambizioni in chiave campionato, spedito ad 11 punti di distanza, contro una formazione che sembra, al momento, non poter perdere punti contro nessuna squadra.
Poi, lo sappiamo bene, la stagione inglese è lunga e il Manchester City avrà moltissimi impegni, quindi qualche occasione ci magari ci sarà.
Intanto godetevi gli highlights della partita.

E, nonostante un risultato che poteva essere diverso e una vittoria risicata, la distanza tra le due compagini mancuniane è sempre più ampia.

 Così vicine eppure maledettamente lontane.

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