Cosa succederà quando Messi si ritirerà?

Tutto questo è assurdo. Il 600° gol con il Barcellona di Lionel Messi è un capolavoro assoluto, uno di quei gol che vorresti commentare con terminologie tecnico-calcistiche di assoluto livello, ma che ti limiti a esaltare con accezioni profane ma egualmente condivisibili; il calcio ha un linguaggio universale, e i modi per esprimerlo pure. Messi ci ha stupito ancora, mi ha stupito ancora. Si è tuffato nel profondo di chi, in quel momento, stava servendo una birra al tavolo nell’ennesimo deprecabile turno lavorativo; a momenti, la facevo cadere. Avrei dato la colpa a Messi, naturale; d’altronde, come fa a rendere tutto così semplice? Come fa a incidere così sugli eventi? Lo so già, lo sappiamo già, ma la questione è un’altra.

Mentre tornavo a casa mi ha assalito un tormento umanistico. Magari nessuno di voi ci ha pensato, completamente inebriati del nettare di Lionel, quel succoso nettare prodotto da un insieme di combinazioni, dai suoi piedi, dalla sua visione irreale; non riuscivo, però, a godermi il momento.

Messi punizione perfetta | Numerosette Magazine

Forse non me n’ero reso conto, non mi ero immerso in questa dimensione paranormale quale Barcellona-Liverpool dove Messi ha bastonato in pochi attimi le ormai flebili speranze di passaggio di turno del Liverpool; ancora una volta, i Reds fanno i conti col destino, lo stesso destino che potrebbe proiettarli fuori dal podio più ambito in Champions, e in campionato.

Ma allora, perché scrivo? Già, il tormento umanistico. Mi ero fatto assalire dall’unicità di Leo, da quella GIF che continuo a contemplare in loop, come se fosse la miglior cosa che mi sia successa in quest’alienante giornata; non riguarda neppure la mia vita, direttamente, ma è come se lo fosse. E in prospettiva futura, mi tormenta questo; cosa succederà, quando Messi si ritirerà?

Cosa farà il Barcellona? E soprattutto, cosa farà il calcio? Domande ansiogene che mettono il fiato sul collo alla next generation che non sembra all’altezza di piazzare sul trono nuovi eredi; Messi è unico, lo sarà sempre, icona di un’intera generazione che sta muovendo passi zoppicanti in un caotico mercato del lavoro, che sta cercando un’identità, e che presto o tardi perderà uno dei punti di riferimenti nonché icone del calcio mondiale.

Perderà un pensatore, un creativo, un artista silenzioso e pragmatico, un’intelligenza talmente superiore che necessitiamo di un livello cognitivo degno di poter descriverne le sfumature più intriganti; no, io non lo sono, non ho la capacità di pensare a un nanosecondo e al tempo stesso trovare linee di passaggio inesistenti. Per questo, e altro, Messi si distacca rispetto agli altri; così distante, ma anche vicino, vicino al nostro io che nella vita ha saputo accettare i fallimenti, come Leo ha fallito con l’Argentina. Non riapriamo quel capitolo.

Che ne sarà di noi?

Di noi, del calcio, di quella magnificenza e poesia che si sta disperdendo, o che forse decantiamo in maniera molesta; già, poesia, bandiere, tutti termini che trovano riconoscimento nel tifoso medio, quello nostalgico, da cui noi ci distacchiamo. Non ci piace la nostalgia, non amo crogiolarmi in un passato che non possiamo mutare; ora prendo posizione, travolto da un senso alienante di pochezza. Non saprei affiancare un aggettivo a questa pochezza, la stessa pochezza mentre tento in vano di risvegliare i miei canali emotivi durante una terrificante visione di una qualunque partita di Serie A.

Messi faccia a faccia con Milner | Numerosette Magazine
Finisce sempre così, quando mi dicono che la Serie A è frizzante e competitiva.

Una pochezza, che Messi riesce a eludere in un attimo. Tutto svanisce, tutti i dubbi sulla mia passione calcistica, sulla mediocrità del campionato, se ne va via tutto; per questa ragione, mi chiedo se qualcuno possa davvero strimpellare le corde calcistiche che risiedono in ognuno di noi, e trainarci in una realtà bellissima solo per pochi attimi. Al momento, pare difficile incastonare una risposta sensata in questo editoriale che, di senso, ne ha davvero poco.

È giusto, che tutto questo non abbia senso. Tutto sembra perfettamente armonizzato in questa cornice furibonda, così come Messi riesce sempre a esprimersi in un sistema di gioco che funziona; da solo, non farebbe la differenza. Non dimentichiamolo mai, per quanto sia lecito che Leo debba prendersi la copertina.

Ma quindi, chi si prenderà la copertina quando Messi si ritirerà?

Mentre il tormento continua ad asfissiarmi, arrivo a casa. Mi dirigo in camera con la velocità di Mané tra le linee, non aspetto altro che il caldo e trasandato abbraccio del mio piumone; ripenso al gol di Messi, non mi fa prendere sonno. Mi controlla, quasi come se aspettasse la mia inutile celebrazione con un editoriale leggero e tascabile.

L’ho fatto Leo. Ho scritto di un giocatore che ci ricorda quanto siamo ingenui a perdere tempo ed energie in dispute fuorvianti; perché accostarlo continuamente a Ronaldo? perché dire che è un’unghia di Maradona?

Sediamo le polemiche, facciamoci sedurre da un talento che non tornerà mai più.

Siamo ancora in tempo, per goderci quel che resta di Lionel Andres Messi.

Messi disperato | Numerosette Magazione
Più o meno ci sentiremo così, al suo ritiro.

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