I 79 giorni di Bonucci

Conquistare un posto di rilievo nello spogliatoio e nella leadership di una società chiamata Juventus non accade tutti i giorni, e Leonardo Bonucci ci ha impiegato per lo meno una stagione, dopo l’avvio non esaltante sotto la guida di Luigi Delneri. Colui che ha plasmato psicologicamente e fisicamente l’ambiente juventino in modo netto, è stato infatti Antonio Conte, acquistando enorme rispetto e fiducia da parte dei suoi giocatori, creando una simbiosi particolare con Bonucci, il quale ha sempre rivisto nell’allenatore pugliese il proprio mentore calcistico.
Fin dall’arrivo di Massimiliano Allegri, invece, il rapporto tra i due non ha mai raggiunto quei livelli di intensità contiana, anche se ai nostri occhi ci sembrava tutto rose e fiori. I metodi martellanti di Conte erano uno status d’aver sempre presente per continuare sulla via del successo, mentre Allegri ha dato dimostrazione che la sinfonia sarebbe dovuta essere la stessa, ma con metodologie differenti. Alimentazione, psicologia e rapporto con lo staff sono i cavalli di battaglia dell’allenatore toscano, consapevole di come ogni giocatore e gruppo abbia una connotazione da studiare e analizzare al meglio. Ecco, con Bonucci non si è creata quella sinergia tale che lo convincesse a restare, nonostante gli ostacoli prettamente personali l’uno con l’altro. E questo è un elemento di puro distinguo nella storia della Vecchia Signora, in cui spesso i giocatori simboli sono rimasti anche se in conflitto con il tecnico.

La Rottura

Incompresioni tra Allegri e Bonucci | numerosette.eu

Il ruolo primario che Leonardo Bonucci si era ritagliato, lo ha posto così sull’attenti quando si è introdotto un giorno all’improvviso Allegri a Vinovo, pronto a dare un taglio netto con il passato e aprire una nuova era, pur sempre con la sua proverbiale gradualità. L’incontro che ne è scaturito è quello di due personalità molto forti senza peli sulla lingua, il cui punto cruciale è il 17 febbraio scorso, quando i bianconeri affrontano il Palermo in casa. Bonucci osserva un Marchisio non nelle migliori condizioni e suggerisce alla panchina di effettuare il cambio. Allegri non la prende per nulla bene e volano insulti pesanti da entrambe le parti, davanti alle numerose telecamere che riprendono il caso del giorno. Nella conferenza post-vittoria della Juventus, l’ex allenatore milanista cerca di sminuire la situazione difficile e se ne esce chiudendo il tutto come una normale incomprensione. Cinque giorni dopo c’è la trasferta a Oporto per  l’ottavo di Champions e Bonucci viene spedito in tribuna ad assistere l’incontro. In quel frangente emerge un dettaglio molto importante, sottovalutato: mentre Marotta e Nedved sono seduti comodamente in poltrona, Bonucci è su uno sgabello, lontano dai dirigenti zebrati. Un segnale duro da parte della società che apre definitivamente lo spaccato tra le due parti. Nessuno è indispensabile, chi sbaglia paga. Ma da veri professionisti, lasciano gli screzi personali fuori dal campo e finiscono la stagione; l’ultima tappa della definitiva rottura è la finale di Cardiff, soprattutto in un intervallo infuocato in cui, pare, anche Barzagli e Dani Alves avevano qualcosa da ridire. Una sconfitta dura sul campo, ma soprattutto di uno spogliatoio in totale confusione.

Bonucci escluso per il Porto | numerosette.eu

Alla corte di Montella

Mentre a Torino si cercava di capire come risolvere una situazione ingarbugliata, a Milano, sponda rossonera, c’è una ricostruzione in atto. Grandi spese, nomi dalle grandi prospettive, ma manca la figura del leader che da tanto manca a Milanello. Il 20 luglio, l’acquisto di Bonucci per 42 milioni si trasforma in uno shock sportivo per il mondo del pallone italiano, sorpreso dalla velocità di concludere una trattativa da fantacalcio. La ricerca di nuovi stimoli e la fascia da capitano sono solo alcuni dei motivi presenti nella scelta del centrale azzurro per il passaggio al Milan. Una chiusura lampo che però nasconde tanti quesiti.

Un difensore trentenne può valere cosi tanti soldi? Chi ha fatto l’affare? Sarà in grado di mantenere lo stesso tasso tecnico dimostrato nelle ultime stagioni?

Sei davvero tu?

Bonucci con la maglia del Milan | numerosette.eu

Il difensore viterbese ha offerto grandi prestazioni con compagni come Barzagli o Chiellini, rendendo la difesa il fattore vincente degli ultimi trofei juventini. Ora, si trova in un reparto molto giovane e ancora acerbo tatticamente. Da un lato, Romagnoli ha espresso ottime potenzialità, ma con poca continuità; dall’altro Musacchio, arrivato dal Villareal con buona esperienza internazionale, ha trascorso le ultime tre stagioni più in infermeria che sul campo. All’ex bianconero gli è stato affidato il compito di guidarli nella crescita personale in una squadra con poco equilibrio.

Inizialmente Montella ha sperimentato e fatto del 4-3-3 il gioco più adatto alle esigenze milaniste: velocità sulle ali, baricentro non troppo basso per non essere schiacciati e difesa solida.
Dopo un inizio abbastanza convincente, però, è arrivata la prima batosta contro la Lazio di Simone Inzaghi: il primo vero incontro contro una grande ha messo in evidenzia tutti i limiti di questo Milan rivoluzionato. Un centrocampo troppo statico e poco dinamico non ha saputo reggere le penetrazioni di Luis Alberto, lasciando troppo spazio di manovrare sulle fasce, come ha dimostrato il secondo gol di Immobile e i restanti due. Prendendo in esame questi fatti, notiamo come Bonucci si perda completamente l’attaccante napoletano per tutta la partita e si ritrovi spaesato in una difesa in cui dovrebbe essere la guida per i suoi compagni. Si fa saltare con facilità diverse volte da Immobile, senza trovare una soluzione efficace per limitarlo.

Montella a quel punto ha virato immediatamente sul 3-5-2, una scelta anche piuttosto logica viste alcune qualità dei suoi interpreti, soprattutto nella propria metà campo, dove potevano essere esaltate le doti di playmaker difensivo di Bonucci, quelle mostrate e ammirate con la Juventus e la Nazionale.
In questo avvio di stagione, tuttavia, non si sono notato assolutamente ma, anzi, hanno creato spesso confusione in una squadra già in tilt. Con la Sampdoria, dal punto prettamente difensivo, poi, si sono ripresentati gli stessi problemi della difesa a 4: questa volta è Duvan Zapata a mettere in difficoltà Bonucci (e il cugino Cristian). Specialmente nel primo tempo, si sono presentati più contropiedi pericolosi in cui sfilacciavano nettamente la difesa rossonera, grazie alla velocità del loro terminale offensivo e l’ eleganza-mista-garra di Torreira e Ramirez. Troppi i contrasti poco convinti, alcuni senza una logica come sul primo goal di Zapata.

Addossare tutte le colpe in campo di questo inizio stagione milanista verso Bonucci sarebbe come trovare il capro espiatorio di un gruppo con evidenti problemi: Biglia, per il momento, non ha quasi mai aiutato nel velocizzare la manovra, interpretando in maniera troppo statica la sua posizione; i terzini di turno si sono spesso mostrati incapaci di arginare la rapidità degli esterni avversari; e un Kalinic spesso inoffensivo, è forse l’emblema di quella mancanza di idee risolutrici, pur avendo una rosa totalmente rinnovata.

Bonucci vs Zapata | numerosette.eu

Tempo finito

Giocatore sopravvalutato o campione vero? Il tempo per la risposta sul campo di Bonucci stringe a dismisura.

L’arrivo di Bonucci al Milan sarebbe dovuto essere, fin dall’inizio, un modo per trasportare la mentalità vincente juventina in una squadra giovane, da tempo senza obiettivi, e dimostrare di saper ricoprire quel ruolo di trascinatore unico sia fuori che dentro al campo, e che gli è stato cucito addosso fin dall’approdo a Casa Milan: migliaia di tifosi ad aspettarlo, la fascia di capitano sottratta a Montolivo, e il numero 19 sottratto a Kessié.
Nei primi 79 giorni, però, questo ruolo è rimasto solo figurato, o forse più semplicemente non ha raggiunto quei contorni carichi di aspettative, molte e giustificate.
Non andando molto lontano, potremmo azzardare un paragone con Milan Skriniar, approdato all’Inter in estate per 23 milioni di euro. Lo slovacco, in questi primi mesi, ha saputo prendere in mano le redini della difesa nerazzurra sotto traccia con prestazioni da veterano, nonostante arrivasse da una realtà minore come quella della Sampdoria.

Ora c’è la pausa per le Nazionali e, alla ripresa, ci sarà proprio l’Inter dello slovacco come avversaria. La prima stracittadina meneghina deve essere considerarata il primo vero snodo dell’avventura rossonera di Bonucci, in cui dovrà rapidamente aumentare il proprio livello di prestazione e contribuire in maniera sostanziale a risolvere le gravi lacune di un settore fondamentale per la scalata verso la Champions, per ridare fiducia a un ambiente che ha già esaurito tanta pazienza. Leadership, qualità tecnica e crescita per i più giovani, sono gli scopi per cui la società rossonera ha versato 42 milioni nelle tasche bianconere. Per Bonucci, è semplicemente la prova del (1)9.

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