Corsa ai PlayOff: clutch moment

Siamo a marzo e la Regular Season NBA sta per volgere al termine, lasciando spazio ai tanto attesi PlayOff. È un momento aspettato da tutti perchè possiamo godere dei migliori roster della Lega nella loro miglior forma, ma in questa stagione per molte squadre non sarà così semplice approdarci. Nella Western Conference infatti, la corsa per aggiudicarsi sei degli otto posti disponibili per la Post Season sta diventando sempre più agguerrita. Abbiamo una classifica molto corta a partire dal terzo fino al decimo posto, tutte le squadre sono vicinissime e ogni minimo passo falso potrebbe essere decisivo per il mancato raggiungimento dell’obiettivo.

Eterni incompiuti?

Partiamo dai Minnesota Timberwolves, una franchigia che in questi anni ha sempre faticato per trovare un equilibrio stabile.
Andrew Wiggins, nel bene e nel male, rappresenta perfettamente la propria franchigia.
Il canadese si è catapultato nel mondo NBA come una rising star pronta ad esplodere, ma ha faticato per anni e solo nella stagione passata è riuscito ad esprimere una parte delle proprie capacità, migliorando il tiro da 3 (35,6%) e la media dei punti per partita (23,6).
In questa annata i Wolves hanno totalmente cambiato faccia sotto ogni aspetto, grazie anche all’arrivo di Jimmy Butler dai Bulls. Il suo impatto lo si vede, sia dalla alta posizione in classifica che ha portato Minnesota a lottare per i PlayOff dopo 13 stagioni di buio assoluto e, soprattutto, che nella grande intesa con Wiggins e Karl-Anthony Towns, che ha portato un rating di efficienza difensiva di 103.7, tra le migliori in NBA. Il problema si pone quando Butler manca dal campo, come in queste 4-6 settimane in cui sarà obbligato a riposare in infermeria per l’infortunio al menisco. I ragazzi di Tom Thibodeau dovranno dimostrare di essere cresciuti grazie alla guida dell’ex-Bulls e di riuscire a sopperire alla sua mancanza.

Oltretutto, Minnesota è attualmente la seconda squadra migliore della Lega per cura del possesso palla, ennesimo segno di una risalita solo sognata in questi anni e di una crescita individuale notevole. Note positive, certo, ma che nascondono ancora limiti evidenti. La presenza di Butler in campo potrebbe essere stata quasi un’ assuefazione per il resto dei suoi compagni che hanno solo accompagnato il lavoro della propria stella, beandosi della sua classe. Lo stesso Butler ha sottolineato come il suo arrivo abbia rivoluzionato l’aspetto tecnico, ma soprattutto quello psicologico.

 Le due partite perse recentemente contro i Portland Trail Blazers e gli Utah Jazz potrebbero essere state un segnale d’allarme: l’assenza di Butler vanificherà tutto il lavoro fatto per arrivare tra le parti alte della classifica, creando una perdita di identità e consapevolezza, o sarà solo un momento di destabilizzazione? Vedremo, ma nel frattempo possiamo dire che le vittorie contro Golden State e Washington, rispettivamente di domenica e mercoledì scorso, mettono in evidenzia gli aspetti positivi di una squadra giovane e vogliosa di migliorare continuamente. L’approdo di Derrick Rose potrebbe aiutare nelle rotazioni della squadra, che può così allungare la panchina e ritrovare un giocatore alla ricerca di nuovi stimoli. Vedremo nelle prossime gare come si renderà partecipe dei meccanismi di gioco della nuova squadra.
La vera sfida dei T’Wolves sarà quella di esprimersi al massimo mostrando i denti su ogni palla, in ogni partita, per confermare le ottime premesse poste in questa Regular Season e non ritornare nel baratro degli eterni perdenti.

Butler sarà protagonista dei PlayOff con Minnesota? | numerosette.eu

Dame’s hour

Se dovessimo esprimere un motivo per cui si dovrebbero seguire i prossimi PlayOff, diremmo senza dubbio Damian Lillard. I suoi Blazers vengono da sette vittorie consecutive e un febbraio da incorniciare per il suo leader, durante il quale ha viaggiato a 31,4 punti di media, con il 48,1% dal campo.
Ora Portland si ritrova con un record di 42 vittorie e 26 sconfitte stagionali (.618), un risultato di tutto rispetto, che è valso il terzo posto in classifica a ovest, con un vantaggio abbastanza  rassicurante sulle inseguitrici.
A dimostrazione di quanto appena detto, basti pensare che il loro Net Ranking (1.0) è quattordicesimo in NBA, allo stesso livello delle altre contendenti per la qualificazione, come i Pelicans e i Nuggets.
Trovarsi al terzo posto evidenzia l’evoluzione di una squadra intera, che al contrario di Minnesota sta perfezionando le proprie affinità collettive per integrarle con la leadership tecnica di Lillard, acquisendo una certa autonomia.

Arriverà l'ora di Lillard anche ai PlayOff? | numerosette.eu
Dame’s time

 
Tutto questo è il frutto di un’etica lavorativa profonda, trasmessa perfettamente dal loro giocatore simbolo.
La permanenza nella zona Playoff non sembra essere a rischio – 87% di possibilità di partecipare –  perchè i Blazers stanno dimostrando di sviluppare un gioco solido e senza fronzoli, ma ogni partita sarà decisiva. Ovviamente mantenere la loro posizione di pregio non sarà semplice, vista l’agguerrita concorrenza e alcuni risultati. Per quanto riguarda gli scontri diretti sono in vantaggio con Utah, New Orleans e Denver, sono in parità con Clippers e Minnesota e, rispetto a Oklahoma e San Antonio, hanno, rispettivamente, due e una partita persa in meno. La scorsa notte hanno messo a segno l’undicesimo successo di fila, annientando i Cavs di uno scatenato LeBron James.

Niente è ancora scritto

I Thunder, reduci da sette vittorie nelle ultime nove partite, si sono dovuti fermare solo sotto i colpi degli inarrestabili Blazers e dei Rockets, riaprendo uno scontro, in vista dei PlayOff, decisivo.
Ora dovranno cercare di non disperdere il vantaggio acquisito su Utah e Clippers per non rischiare di sprecare quanto di buono fatto negli ultimi mesi.
Carmelo Anthony si sta rivelando una lama a doppio taglio: sul lato offensivo non ha grossi problemi, mentre su quello difensivo è quasi una spina nel fianco per OKC. La sua capacità nel tiro è pur sempre un’arma letale (41%), ma è anche la sua unica abilità degna di nota di questa stagione.
Anthony ha bisogno di toccare molto spesso la palla e non forzare dei movimenti che non sono nelle sue corde. Cercare di collocare Melo nella posizione che più lo mette a suo agio diventa fondamentale per avere una maggiore copertura sui due lati del campo. Soprattutto, sarà importante capire l’apporto che potrà dare in difesa.
Coach Donovan avrà da lavorare molto sulla testa dei suoi per arrivare al meglio negli scontri PlayOff.

Nel frattempo, i Thunder, perdendo sul campo degli Houston Rockets, hanno riportano un po’ di preoccupazione in casa OKC. Non possiamo parlare di una squadre da buttare, anzi, ma di una che molte volte si lascia andare al proprio destino. Rispetto alle proprie colleghe di conference come Portland, Denver e Houston li affligge il problema della poca profondità di tiro. Di conseguenza, si dovranno specializzare nel limitare quello avversario, ma l’infortunio di Andre Roberson è stato un duro colpo per la difesa Thunder, vero capitano di una barca che stava affondando. Contro Harden e compagni, OKC ha tirato dal campo con il 49,1% costringendo Houston a perdere 22 palle. Allo stesso tempo, andando avanti nella gara, i Rockets hanno messo a segno 29 punti su 34 nei tiri liberi, OKC 8 su 11; la squadra di D’Antoni ha tirato da tre con 17 ssu 33 e i Thunder con 12 su 34.

Non si può permettere a una squadra di tirare con queste percentuali. Houston ha girato palla in maniera fluida e veloce, abbassando la concentrazione e la consapevolezza difensiva dei propri avversari. Senza Roberson, OKC è scesa al diciannovesimo posto per 3-point defense e al decimo posto per la difesa in generale. Fondamentale sarà lavorare su questi aspetti del reparto arretrato, prendendo questa sconfitta come una lezione importante. Limitazione dei tiri e scivolamento negli angoli saranno i punti su cui lavorare per non farsi sopraffare dai best team.

OKC corre verso i PlayOff guidata dal proprio leader | numerosette.eu

I Pelicans iniziano a volare, finalmente

Il team di Anthony Davis, nominato giocatore del mese di febbraio ad ovest, sta letteralmente volando sulle spalle del loro leader senza DeMarcus Cousins, infortunatosi al tendine d’Achille. La forza individuale del loro numero 23 è solo una parte del puzzle che stanno costruendo. Sarebbe quasi ingiusto considerare solo The Brow come l’artefice delle ultime otto vittorie consecutive, diventate nove espugnando il campo di Sacramento, sebbene gli si debba gran parte del debito.
Jrue Holiday sembra essere uscito da quel limbo che lo stava affogando in questi anni e sta giocando la stagione migliore della sua carriera con 19,2 punti di media, 4,4 rimbalzi per gara e 5,5 assist. Anche Moore e Rondo si stanno rendendo protagonisti, con il secondo che, sebbene non sia quello dei giorni migliori, sta decisamente beneficiando della sua esperienza in Louisiana con l’arrivo di Nikola Mirotic che non può che essere un bel regalo.

L’anno per i Pelicans è iniziato con 19 vittorie e 8 sconfitte, un record che per ogni fan di NOLA sembrava surreale. I numeri da fuoriclasse di Davis sono il motore trainante degli strabilianti risultati di una squadra che, senza di lui, probabilmente starebbe lottando per ottenere uno degli ultimi posti della classifica per una scelta alta al Draft.
Al di là di questa considerazione, la partita del primo marzo scorso, vinta da New Orleans contro gli Spurs, diretti concorrenti per i PlayOff, ha anche regalato note positive sul lato della personalità. Uno scontro vinto dopo che nel terzo quarto erano sotto di 15 punti, momento in cui mettono in moto una grande risalita e portano a casa una gara quasi decisiva.

L’altro scontro diretto perso con gli Utah Jazz con 17 punti di scarto e poi con i Wizards  non ha preoccupato più di tanto coach Gentry che rimane ottimista sulla stagione dei suoi ragazzi. A novembre la qualificazione per i PlayOff era quasi un miraggio, mentre ora è un obiettivo concreto e a portata di mano che potrebbe regalare belle soddisfazioni a tutto il team. Ma attenzione sempre a mille: per ribaltare le posizioni e trovarsi fuori dalla zona on, basta una sola partita persa o vinta dai contendenti diretti per il posto. La sconfitta con gli Spurs di ieri notte serve proprio a far capire questo. Le forze potrebbero scarseggiare in questo finale all’ultimo respiro e la delusione sarebbe incolmabile.

 

Spurs, che vi succede?

Dall’inizio di febbraio, gli Spurs evidenziavano un Net Rating di -11,2 punti per ogni 100 nell’ultimo quarto di gara. Peggio ancora in casa, dove arrivano a -25,2 e un Rating difensivo di 125,8 punti, consolidando una efficienza netta di -64. Le sei partite perse nello scorso mese hanno abbassato il livello delle aspettative per San Antonio che si ritrova a dover quasi “sopravvivere” per non rischiare di restare fuori dai giochi. Durante una intervista, Gregg Popovich è scoppiato a ridere quando un giornalista citava gli Spurs al secondo posto per efficienza difensiva in NBA:

“That’s really a joke, isn’t it? Our problem has been our defensive breakdowns in fourth quarters. That’s been obvious. We haven’t shot it well. That’s gonna happen now and then. But you can’t make the defensive errors if you’re not going to score. That’s really been our problem more than anything. “So that’s our focus: maintaining the defensive focus for 48 [minutes]. We did that for the first 50 or 60 games. But at this point, in the last 11 games, we’ve been really poor defensively in fourth quarters.” 

In queste parole è riassunto il momento negativo dei Texani. E se a dirlo è uno che la sa lunga, allora qualcosa non funziona davvero.

Popovich si ritrova con un  Leonard in meno (e voci poco rassicuranti in più), uno dei giocatori migliori del roster su cui il gioco Spurs basava la propria forza. La posizione di isolamento era uno dei cardini di inizio stagione, ma ora le difficoltà in fase offensiva sembrano essere più gravi del previsto. Ad esempio per il tiro da tre punti in cui non riescono a trovare soluzioni concrete: solo il 19,1% dei loro punti proviene dai tiratori da 3, rispetto al 30% prima di febbraio.  Cosa sta succedendo?

Con i Lakers avevano iniziato con tanta aggressività ed energia, grazie agli spunti di Gay, Parker e Manu Ginobili, ma nell’ultimo quarto, sul +12, si sono completamenti persi e hanno dato spazio a Lonzo Ball che ha ribaltato il risultato con le sue triple infilate una dietro l’altra.

La partita successiva con Memphis, vinta negli ultimi secondi grazie al prezioso apporto di Tony Parker, conferma lo stato di declassamento degli Spurs. Se si trova enorme difficoltà a vincere gare contro squadre disastrate, quale potrebbe essere il cammino durante i PlayOff? Questo crollo verticale negli ultimi minuti di gioco si sta ripetendo più volte e Pop non è per niente contento, sottolineando come il gioco dei suoi ragazzi sia peggiorato inspiegabilmente rispetto all’inizio di stagione.

L’ottavo posto attuale preoccupa per la permanenza nella zona PlayOff proprio a livello tecnico e psicologico. Le ultime partite vittoriose sono state risolte solo grazie a giocate di veterani. Un aspetto importante per Popovich che dovrà impegnarsi per cercare di rialzare le sorti di una squadra stanca e insicura partendo dai giovani, Kyle Anderson e Dejounte Murray su tutti.

La settimana appena trascorsa ha lasciato tre pesanti sconfitte contro Warriors, Thunder e Rockets che potrebbero minare l’obiettivo minimo stagionale. Un calendario duro nel momento peggiore degli Spurs, assidui partecipanti da 20 anni consecutivi ai PlayOff. Le ultime vittorie su Pelicans e Magic hanno un po’ sgomberato la mente degli Speroni, che si ritrovano al limite della linea di galleggiamento in modo quasi inspiegabile.  Il ritorno di Aldridge con 25 punti, 3 assist e 7 rimbalzi è stato molto importante, mentre bisognerà capire quando Leonard potrà reintegrarsi di nuovo alla squadra che in questo momento ha tanto bisogno di lui.

 

Un posto per tre

Denver Nuggets , L.A. Clippers e Utah Jazz sono le tre contendenti per l’ottavo e ultimo posto valido per i PlayOff. Rispetto alle altre squadre, parliamo di tre team sorprendenti ed in forma. Stanno giocando sempre in sordina, ma in modo efficace.  Ognuna delle tre possiede almeno un giocatore in grado di fare la differenza. Denver ha Gary Harris, autore di 32 punti contro i Cavs e trascinatore della quarta vittoria di fila esterna per i Nuggets, e Nikola Jokic sempre pronto a rispondere presente.
Lou Williams, dopo la partenza di Blake Griffin, è il miglior interprete dei Clippers che vincono e convincono, ma devono continuare sulla strada della costanza di risultati. Utah si aggrappa invece al candidato rookie dell’anno Donovan Mitchell per le ultime speranze di partecipare ai PlayOff. Squadre molto giovani e piene di talento che stanno dando il massimo nella parte finale di stagione e stanno tentando un colpo di coda per rientrare in carreggiata definitivamente. Approfittando delle difficoltà di Spurs e Wolves su tutti, si sono rianimate sotto l’aspetto caratteriale e quello prettamente tecnico in campo. Vedendole, ci si diverte.

I Jazz possiedono una percentuale di vittorie di .565, mentre Denver e Clippers si ritrovano a .551 e .552. Una differenza davvero minima che evidenzia la straordinaria forma di Utah, all’ottava vittoria consecutiva con la partita dominata contro i Suns, che si ritrova un roster di tutto rispetto seppur sottovalutato. Joe Ingles, Rudy Gobert e Mitchell stanno sfornando prestazioni da urlo, mettendosi in mostra a tutta la Lega. Anche i Clippers arrivano da tre vittorie nelle ultime quattro gare e stanotte sarà fondamentale vincere contro i Thunder. I Nuggets, invece, devono assolutamente riprendersi dalle sei sconfitte da cui sono reduci per alimentare quella piccola fiamma di speranza.

Questo ultimo scorcio di stagione potrebbe essere determinante per scovare mine vaganti come loro. Certamente non parliamo di dream team che si candidano al titolo, ma già qualificarsi per provare ad andare più in fondo possibile sarebbe un traguardo in grado di portare enorme fiducia nei youngest e nelle stesse squadre che non vedono i PlayOff da molto tempo.

Sarà una lotta da seguire fino alla fine.

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