Ciro Mitraglia

In una squadra esistono nove ruoli e due professioni: il portiere e il centravanti

Dadà

La frase dell’ex centravanti brasiliano si presta a moltissime interpretazioni e ognuno di noi, come è giusto che sia, può trarre la sua.

Chi scrive ha visto, in questa frase, un significato forse semplicistico e poco al passo con i tempi, con un calcio sempre più globale, variegato e totale. È una considerazione spiccatamente nostalgica, vista oggi, quella di Dadà, chiaramente riferita a un gioco nel quale portieri e centravanti erano ancora il fulcro positivo o negativo delle partite.

E proprio questo è il senso della sua frase: qualunque sia il risultato finale, ci sarà sempre una fetta di responsabilità in più, tanto nella gloria quanto nell’infamia, per chi i gol li deve fare o li deve evitare.

In un calcio sempre più associativo, dove i ruoli ormai si confondono e i centravanti tradizionali sono sempre più rari, Ciro Immobile vuole rappresentare una piacevole eccezione. Il ragazzo di Torre Annunziata non è un mostro di tecnica, anzi. Passaggi e dribbling mediocri lo penalizzano palla al piede, ma una velocità e fisicità incredibili unite a un fiuto del gol degno del decennio passato lo rendono, in un calcio che di tradizionale non ha quasi più nulla, un centravanti tanto vero quanto richiesto.

Partito dalle giovanili della Juventus, squadra nella quale ha militato quel Filippo Inzaghi a cui, con le dovute misure, molti lo paragonano, Ciro ha viaggiato molto – per l’Italia e l’Europa – e a 26 anni sta ancora cercando la sua dimensione perfetta, o forse la gloria.

Vedremo se Roma sarà ispiratrice per lui quanto Torino, nel frattempo gustatevi la mia personalissima top 5 dei suoi migliori gol segnati finora in carriera.

5. Ovvero come esordire con classe (e potenza).

A Gennaio 2012 Immobile è un giocatore della Juventus, in prestito al Pescara in Serie B. I delfini quell’anno spaccheranno il campionato, insieme al Torino, grazie a uno Zeman in grande spolvero e, soprattutto, a una batteria di giovani incredibili, tra cui lo stesso Immobile, Insigne e Verratti. Durante la sessione invernale di calciomercato Preziosi fiuta l’affare – Immobile ha già segnato 15 reti – e strappa la comproprietà del giocatore alla Juventus, proprietaria del cartellino. Ciro concluderà la stagione vincendo il titolo di capocannoniere e volerà a Genova, pronto per la serie A. O quasi.

La stagione in rossoblù è un disastro, problemi di ambientamento, un amore mai veramente sbocciato con la tifoseria e una società allo sbando minano la tranquillità del ragazzo che a fine stagione, dopo una salvezza travagliata, fugge da Genova in direzione Torino.

 Una pacata esultanza rivolta ai propri tifosi dopo il gol segnato all’Inter. No, l’amore non è proprio sbocciato

Sapendo già la fine della storia, fa ancora più male rivedere il gol all’esordio segnato contro il Cagliari, un capolavoro di scaltrezza, agilità e potenza. Un biglietto da visita che ha forse alzato troppo le aspettative, peccato.

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4. Ovvero come segnare senza lo specchio della porta

Un passo indietro. Il Pescara di Zeman si impone sin da subito tra le sorprese e le papabili candidate alla promozione in Serie A: la coppia Immobile-Insigne coadiuvata, nell’ombra, dalla regia di Verratti, sembra in grado di scardinare qualunque difesa e il tecnico Boemo riesce, come poche volte in carriera, a portare in scena il suo calcio sfrontato e spettacolare ottenendo risultati incredibili.

L’esplosione di Immobile è tanto inaspettata quanto fragorosa: a fine stagione le reti segnate sono 28, di cui 5 su rigore, che vanno a braccetto con le 18 di Insigne. Unendole si ottiene una delle coppie più letali nella storia della competizione, purtroppo mai più ricomposta dopo quell’annata.

Dei 23 gol segnati su azione ne ho scelto uno particolare: quello con cui ha regalato la vittoria contro il Gubbio per 2-1. Una lunga corsa alla fine della quale decide di premiarsi con un gol d’antologia: specchio della porta completamente oscurato dalla combo posizione di tiro-difensore sulla linea, Ciro che bellamente se ne frega e infila comunque il pallone in rete, nell’unico punto possibile.

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3. Ovvero come segnare in qualunque modo

L’approdo al Torino sembra essere la svolta della sua carriera: la prima disastrosa stagione in Serie A ha abbassato le aspettative su di lui e Ventura, che di giovani ne capisce, punta fortemente sul suo rilancio.

 E si affeziona

Crea nel suo 3-5-2 una delle coppie più affiatate di sempre, composta da due prodotti tanto vicini geograficamente quanto lontani nella cultura e nella mentalità. Napoli e Roma, che solo a metterle insieme in una frase sento le grida provenienti dalle prefetture, si uniscono nell’affiatata coppia Immobile – Cerci, che due anni dopo quella con Insigne porta al revival delle straordinarie doti del napoletano: inserimenti al bacio e una vita sulla linea del fuorigioco premiati dalla visione e dall’educato sinistro dell’ex giocatore di Fiorentina e Roma.

Il gol segnato alla Roma rappresenta per me il simbolo di una stagione nella quale Immobile è in grado di segnare davvero in qualunque modo. Qui corona un lancio di una quarantina di metri battendo al volo, con il piede debole, De Sanctis. Il Torino perderà 2-1 ma darà l’avvio a una scalata incredibile che lo porterà al settimo posto finale.

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Sulle ali della sua coppia offensiva il Torino volerà in Europa League, seppur con un passaggio intermedio in tribunale, ma affronterà la competizione continentale orfana dei suoi due prodigi volati nel frattempo in Germania e Spagna, ammaliati dall’oro ma abbandonati a se stessi.

2. Ovvero come piegare la sfortuna al proprio volere

Dopo la straordinaria stagione a Torino Immobile, affamato di gloria, accetta con un po’ di incoscienza la corte del Borussia Dortmund. Il fascino dell’avventura tedesca, del calcio di Klopp e della Champions League stordiscono il centravanti campano, portandolo a lanciarsi senza remore in un vero e proprio salto nel vuoto.

Il risultato è disastroso: il Borussia fa i conti con la fine di un ciclo, che porterà alla fine del campionato all’addio di Klopp, e addirittura a metà campionato si trova in zona retrocessione. Immobile, come successo due anni prima a Genova, si trova nell’occhio del ciclone, nuovo arrivato in una situazione insostenibile. Nonostante ciò riesce a mettere a segno 10 reti in 34 partite, che non giustificano l’esborso della società tedesca – a fine anno sarà messo sul mercato – ma chiariscono una volta di più la sua affinità con il gol.

4 di quelle reti vengono segnate in Champions, tutte nella fase a gironi. Il più bello, nella sua imperfezione, è quello segnato all’Arsenal: una corsa a perdifiato lunga un’intera metà campo, inseguito da tre difensori e condita, al limite dell’area, da un tocco errato che magicamente invece di fargli perdere palla lo lancia da solo davanti al portiere. Magia, fortuna, chiamatela come volete, Ciro questo gol lo sogna ancora la notte, ne sono certo.

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1. Ovvero come zittire il proprio passato due volte

Ho scelto, barando, una doppietta come numero 1 della classifica. Non sono i gol più indimenticabili della sua carriera, complice il fatto che il Torino si sia poi fatto rimontare fino al 3-2 finale, ma sono un’ottima summa di Ciro Immobile. Un centravanti furbo, sempre attento e concentrato, a suo agio con una buona spalla – sia essa Cerci, Insigne o Belotti, come in questo caso – capace di servirla come di farsi aiutare da essa. Ma soprattutto Ciro è potente, è dannatamente potente e vive per il gol. Le due reti segnate al Genoa sono un vero e proprio grido verso questa convinzione, sono frutto di due tiri estremamente rabbiosi, di un uomo incattivito dal passato ingombrante – Genova – e da una carriera che non sta rispettando le aspettative e che vuole definitivamente svoltare.

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La doppietta contro il Genoa non avrà seguito a causa di un infortunio che terrà Immobile ai box per il resto della stagione, impedendo al biondo centravanti di Torre Annunziata di convincere il Torino a versare i milioni utili al riscatto del suo cartellino. Il ritorno a Siviglia sarà solo formale, con la Lazio che lo porterà nella capitale pronta a tessergli addosso un progetto – se con Lotito si può parlare di progetti – e una squadra che ruotino intorno al suo rilancio.

Le prime giornate dicono 4 gol in 7 presenze, uno score ottimo e perfettamente in linea con la media ottenuta nell’incredibile annata 2013/2014. È comunque ancora presto per fare dei paragoni e sta a Ciro, e alla sua potenza, far innamorare ancora una volta l’Italia di lui.

BONUS – ovvero come cambiare la storia

Questo è il gol in assoluto più bello che abbia visto segnare a Ciro Immobile, e ha un significato talmente particolare da andare oltre una semplice classifica, seppur personale. Questo gol è una doppietta personale incredibile: dà il via alla rimonta che permette al Torino di avvicinare la zona Europa, poi raggiunta, ed è la prima marcatura personale di Ciro contro il Genoa, contro il suo passato. E lo si vede benissimo in occasione della sfrenata esultanza, poi seguita dal gol ancora più incredibile di Cerci – entrambi segnati nel recupero del secondo tempo – che è un segnale fortissimo: non si tratta di una stagione normale.

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Gol come questi ci fanno credere ancora nella magia del calcio, nel fatto che, in fin dei conti, con un pallone tra i piedi tutto è possibile, e lo sarà sempre.

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