Choose to be Tony Pulis

Vi chiederò una cosa: se doveste scegliere un allenatore sul quale modellare il vostro stile di vita chi prendereste? Bella domanda.

Noi non vi consiglieremo né MourinhoGuardiola né tantomeno uno di quelli che vedete costantemente sulla panchina di una grande squadra.
Non Ancelotti, non Klopp, non Conte e nemmeno quel magnifico maledetto del loco Bielsa.

No, noi sceglieremo Tony Pulis e lo sapete perché?

Molto semplice, perché qui prima si impara a lavorare con quello che si ha a disposizione meglio è, perché alla fine una salvezza per gli umili conta quanto una coppa o un campionato per i potenti: vincere con Messi e Cristiano Ronaldo in formazione risulta troppo banale, provate voi a fare qualcosa giocando con Chris Brunt e Robson-Kanu.

Sceglieremo sempre Tony Pulis, essenzialmente Tony Pulis, e so che vi sembra strano, perché per noi ragazzi, cresciuti “sognando l’America” e la sua banale e materiale grandezza, uno come lui rappresenta l’antieroe per eccellenza, quasi sessantenne, una vita passata nella periferia, in quei campi polverosi e in quegli spogliatoi dove manca l’acqua calda, uno che il paradiso della Premier League lo ha raggiunto tardi.

 Eccola qui l’essenza di Pulis, il campo, la tuta e l’immancabile cappellino

 

Ed è proprio questo quello che si adora di lui: raggiunto il nirvana non si è seduto, quel giaccone e quel cappellino, quel magnifico cappellino, non se li è tolti. Ebbene si, ha continuato a lottare come quando era lontano dai grandi palcoscenici, quando le uniche telecamere che c’erano allo stadio erano quelle di sicurezza e alle volte nemmeno quelle.

Ma ve lo ricordate il suo Stoke City?

L’anticalcio per eccellenza, sempre chiusi in difesa a difendere uno zero a zero che aveva il sapore del trionfo, quelli che contava sempre incassare meno piuttosto che colpire fino ad uccidere. Lo Stoke di Pulis si riassume perfettamente nel “loro stanno chiusi” degli 833 ne “La dura legge del gol”.
Mi raccomando però, non pensate che fossero in errore: ricordatevi che, se non siete in grado di uccidere, restare in piedi è l’unica speranza di sopravvivenza, l’unica luce in fondo al tunnel, il solo modo per non naufragare in un mare in burrasca.

Arroccarsi in difesa e sperare che là davanti qualcuno si inventi una giocata, senza spazio per la bellezza, che il gol arrivi su una bellissima azione “guardiolesca” o in fuorigioco su una mischia furibonda da calcio d’angolo poco importa, sempre un gol è.

 “Buttala dentro, pure col codino. Non importa!

Tutti uniti alla ricerca di un unico obiettivo chiamato salvezza, senza pensare di giocare ad Old Trafford o ad Anfield, o di andare in Europa, perché fantasticare lontano dalla realtà sarebbe stato il primo passo per tornare all’inferno da cui erano venuti, e quando il paradiso lo conquisti con le unghie e con i denti, ci tieni a restarci il più a lungo possibile.

 Un uomo solo al comando

Vi prego di non credere che sia un mero sortilegio della sorte che Pulis non sia mai retrocesso nella sua carriera da allenatore, non fatelo: sarebbe un errore.

Non ha mai allenato grandi squadre eppure non ha mai fallito, un obiettivo chiaro e semplice e lui andava a prenderselo, senza se e senza ma.
Chiedete ai tifosi del Crystal Palace, Pulis arrivò con la squadra ultima in classifica e, come per magia, li portò ad una salvezza che sembrava insperata.

 “Come hai fatto a salvarti, Tony?” “Lo sai Brendan, sono un mago…”

Ripeto, tra tutti sceglieremo Tony Pulis, perché per arrivare alla salvezza sarebbe disposto a tutto ma senza scendere a patti con nessuno.
Fa niente se hai appena conquistato il vitale mantenimento della categoria, se i tifosi e i giocatori ti amano, quando la dirigenza non ti rispetta te ne devi andare, semplice.
Fa niente se ti chiami Saïdo Berahino e sei uno dei giocatori più talentuosi che abbia mai allenato: se non ci credi e te ne vuoi andare, stai fuori, che qui non c’è spazio per i perditempo o per chi rema contro. Dove c’è il giudice Pulis vige una legge da rispettare, un obiettivo da raggiungere contro ogni concetto di tempo.

 Se non ti impegni non giochi, capito?

E sapete, a volte per essere amati basta poco. Non serve né la meravigliosa superbia di Mourinho né lo stile heavy metal di Jürgen Klopp, è sufficiente la “difficile” semplicità di una persona normale tra mostri sacri, il quotidiano e silenzioso lavoro di chi sa che se fosse nato con i piedi storti sarebbe in qualche sperduta fabbrica del Galles a guadagnarsi il pane ogni maledetto giorno: quindi si lavora, in silenzio, non c’è spazio per le lamentele.

Noi sceglieremo Tony Pulis perché bisogna capire subito che non tutti sono nati per vincere la Champions o i campionati, anzi ben pochi sono nati con quella fortuna.
La maggior parte dovrà accontentarsi di una striminzita salvezza, ma è bene che se la faccia valere come una coppa campioni, perché, come è giusto che sia, se gli obiettivi andassero stabiliti in base alle qualità, varrebbe allo stesso modo.

 Ragazzi dovete capire che non siamo nati tutti per trionfare, noi siamo degli underdogs, ma loro ci sottovaluteranno e noi li puniremo!

Vi sembreremo sdolcinati o banali ma – come ci insegnerebbe lui – ce ne infischieremmo dell’apparenza e sceglieremo comunque Tony Pulis perché non vanno ascoltate le pompose promesse fatte in pre stagione: siamo tutti capaci a parlare, a trasformare le parole in fatti un po’ meno.

Ed infine, sceglieremo Tony Pulis perché in questo mondo infame diviso tra persone meno trasparenti del mare inquinato e persone che hanno fatto della bugia un’arte, un uomo della sua semplicità e della sua immediatezza è merce rarissima.

Questo è Tony Pulis: quello che vedi è quello che puoi avere, nulla di più, tutto di meno.

Sicuri di scegliere Mourinho?

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