Chiacchierata (umile ma onesta) con Riccardo Alderigi

Una casa umile ma onesta è tutto quello che alla fine ci resta. Che cosa è esattamente una casa umile ma onesta? È un luogo fisico, un rifugio sicuro come solo la musica sa essere. “una casa umile ma onesta” è il disco, sorprendente, d’esordio di Riccardo Alderigi. Chi è Riccardo Alderigi?  È uno, nessuno e centomila inteso alla stregua di una concezione che sia la più pirandelliana possibile. Pisano, classe ’87, Riccardo Alderigi vive e lavora nel nord estremo dell’Inghilterra da un po’ di anni ma porta dentro i segni, i sogni e le cicatrici dell’Italia più autentica. Una casa umile ma onesta è la sua casa, il suo lavoro più intimo, quello che ha partorito pazientemente giorno dopo giorno, scritto, registrato e prodotto, nell’ultimo anno, letteralmente nello spazio fisico di una cameretta. E l’ha fatto da solo, al numero 153 di Chillingham Road, quasi a gridare dal silenzio dei suoi occhi blu che quella casa umile, quel suo edificio mentale fosse in qualche modo un riparo dalla pioggia e dal gelo della città inglese che l’ha adottato.

A rendere il concetto di onestà ci pensano le armonie inconfondibili, le immagini colorate e i fotogrammi apparentemente presi da un film a lieto fine, su cui il disco è stato pensato e costruito. E non sarà questo il momento in cui dirò che i temi comuni dell’amicizia, dell’amore e della speranza si fondono tra loro inevitabilmente, ma il disco è per certo un viaggio immaginario e immaginato in cui il punto di arrivo è, appunto, la casa umile ma onesta che ha ispirato la mente creativa del suo autore.

Incontro Riccardo in un pub della città, nelle ore che precedono l’uscita del disco e si presenta all’appuntamento con un altro Riccardo, che è Riccardo Pratesi, che per motivi di necessità professionale chiameremo semplicemente “Pratesi”. Pratesi ci piace, è appena arrivato dall’Italia ed è l’anello di congiunzione tra come Riccardo Alderigi immagina possa suonare dal vivo la sua creatura e il modo in cui è stata realmente registrata in studio. Pratesi fondamentalmente è uno che “dagli anni ’60 non puoi venirne fuori” ed è probabilmente per questo stesso motivo che mi sento in dovere di offrire il prossimo giro di pinte che sta per arrivare.

La nostra chiacchierata inizia da molto lontano, proprio da quegli anni ’60, e dal tutto quello che di meraviglioso ne è venuto fuori. In breve passiamo da Rubber Soul dei Beatles al Pisa Calcio, fino a quando l’eccitazione e l’emozione per “una casa umile ma onesta” non prende il sopravvento.

“La musica per me è una scienza particolarissima ed è un po’ come la matematica. Io mi ci tengo in continuo esercizio, un esercizio vitale. Posso dire di essere letteralmente ossessionato dalle frequenze”.

Riccardo Alderigi esordisce in questo modo mentre Pratesi, che lo conosce bene, spiega quanto il suo compare sia letteralmente un operaio della musica:

“Mi piace pensare a Riccardo Alderigi come un operaio della musica, ma operaio inteso nell’accezione migliore del termine considerando comunque la sua provenienza working class”.

Il disco che è stato pensato e arrangiato in casa offre, in effetti, spunti multiformi, le chitarre sono al centro ma la voglia di sperimentare e giocare al gioco della leggerezza senza troppi preconcetti è evidente dalle prime battute.

“Se mi chiedessi di catalogare il disco, probabilmente non sarei in grado di farlo e, allo stesso modo, non riuscirei a immaginarlo nell’ottica di un contesto di genere, ma è chiaro di quanto sia espressione diretta della mia persona”.

I pezzetti di quel puzzle colorato, che è “una casa umile ma onesta”, in fin de’ conti, iniziano ad avere un incastro logico quando, tra una battuta e l’altra, a Riccardo s’illuminano gli occhi parlando dell’insegnamento di maestri e mostri sacri come Bob Dylan e Francesco De Gregori. Ma prima di salutarci c’è assolutamente un’ultima curiosità che non può essere tralasciata e riguarda la scelta del titolo.

“Una volta, seguendo un vecchio sketch di Massimo Troisi, mi aveva colpito tantissimo una sua battuta sul fatto che quella certa casa fosse ‘umile ma onesta’. Ecco, scrivilo che la mia musica è così: senza troppe pretese. Mi sento fortunato e sono già felice del fatto di aver ritrovato vecchi amici di sempre con cui suonare questa roba”. Proprio come Pratesi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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