Chi può battere i Golden State Warriors?

Guerra aperta

La domanda più in tendenza durante questa preseason NBA è stata questa: riusciremo a vedere qualche squadra in grado di impensierire i Golden State Warriors? La risposta sembra banale, ma le insidie non mancheranno.
In pochi anni, dall’avvento di Steve Kerr alla Oracle Arena, abbiamo assistito alla creazione di un super-team capace di dominare in lungo e in largo il campionato.

I Warriors hanno dovuto aspettare ma, grazie ad un grande lavoro societario, hanno portato a compimento un progetto a lungo termine che sta regalando gioie oltre ogni rosea aspettativa iniziale. Il lavoro di Bob Myers, da quando è subentrato nel 2012 come GM, è stato prossimo alla perfezione e ha smosso più di tutti il pianeta Warriors, e non solo per l’eclatante ingaggio di Kevin Durant di due stagioni fa.

Con Cousins gli Warriors sono imbattibili per davvero?

L’arrivo a Golden State di Boogie ha generato non poche polemiche. Effettivamente, se una franchigia, possedente già quattro giocatori che hanno buone possibilità di entrare nella Hall Of Fame futura, va ad aggiungere un’altra star nell’unico ruolo che avevano scoperto, come si può minimamente pensare di poterla battere? Del resto, l’NBA vive di spettacolo, e, senza la competizione, lo show perde d’interesse, quindi, questa decisione non poteva far altro che portarsi dietro grossi strascichi . Il diretto interessato, dal canto suo, è stato lapidario: “Ero con i Pelicans. Poi non ero più con nessuno. Per cui ho chiamato gli Warriors. È la decisione migliore che abbia mai preso.”. Queste le parole dell’ex-Sacramento Kings, che si è confessato a 360 gradi su The Players Tribune.

Quindi, per rispondere alla domanda nel titolo del paragrafo, sono davvero imbattibili? Tra una polemica e dei paragoni scomodi, sembra proprio di sì, ed il merito è esclusivamente loro.
Perché non bisogna dimenticare che, oltre alle star, Golden State ha saputo far rendere e rilanciare anche giocatori in cui ormai credevano in pochi, magari fuori dal giro. Negli ultimi anni, sono stati tanti gli esempi di ciò e la strategia è stata più che vincente, per maggiori informazioni chiedete di McGee.
I Warriors sono quindi ancora una volta i super favoriti e, quest’anno più che mai, sembra necessario un miracolo per batterli.

I rivali però ci sono

Già dalla scorsa stagione abbiamo notato come altre squadre, oltre ai Cleveland Cavs, abbiano tentato di rompere questo dominio. In primis, gli Houston Rockets di Mike D’Antoni si sono posti per quasi tutta la stagione come i principali antagonisti dei GSW e, ai PlayOff, sono andati ad una gara dal compiere l’impresa.
Forte anche di questo, il GM dei Rockets Daryl Morey ha definito questa pre season come “una corsa agli armamenti” perchè Curry e compagni “non sono imbattibili“. Con l’arrivo in Texas di Carmelo Anthony, aggiuntosi a Paul e Harden dopo la difficile parentesi a OKC, sulla carta il roster dovrebbe essersi rinforzato, anche se l’impatto di Melo è ancora da valutare. Ai 3 big vanno aggiunti Capela, Eric Gordon e PJ Tucker, fondamentali nella scorsa stagione, e che si affacciano alla nuova con una grande voglia di arrivare fino in fondo.

I ragazzi di D’Antoni sono stati gli unici capaci di mettere in grande difficoltà i Warriors, e se Paul avesse giocato quella gara 7 chissà come sarebbe finita. A lunghi tratti, gli uomini di Kerr si sono trovati accerchiati dal sistema geniale di D’Antoni, ma GS è dura a morire e, alla fine, si è presa la vittoria. Sarà bello vedere come potrà finire lo scontro con Paul sanno ed un Anthony, certo la favorita è nata a tutti ma, almeno in Regular Season, è lecito aspettarsi qualche sorpresa.

La rinascita e l’esplosione dei Celtics

Tra le contendenti pronte a succedere – ameno tra quelle dell’Est – abbiamo in prima fila i Boston Celtics di Brad Stevens, allenatore giovane ma già dimostratosi pronto per i livelli più alti della Lega.
I Celtics, grazie a Stevens e al lavoro maniacale di Danny Ainge sono riusciti a comporre una squadra di giocatori forti ed esperti (Irving, Hayward, Smart, Morris, Baynes e Horford) a cui si affiancano i prodotti degli ultimi Draft (Tatum, Brown) che già hanno dimostrato di potersi prendersi la scena da subito. Boston può contare sia su uno starting 5 di livello e pronto nei clutch moments, sia su una rotazione dalla panchina molto affidabile, per poter cambiare le ali in base agli avversari che si hanno di fronte.

E, tra un Irving che si deve confermare e un Hayward che deve rientrare, c’è anche un giocatore come Al Horford, sempre passato in sordina ma mai determinante quanto nell’ultima stagione. Si è rimesso in gioco in un contesto che lo ha accolto con enorme piacere e ha portato vantaggi ad entrambe le parti. Un giocatore intelligente, altruista ed estremamente utile nel gioco dei Celtics positionlessun sistema perfetto per giocatori duttili. Spazi sul parquet, insegnare a muoversi in tutte e due le fasi e la condivisione della palla assieme ai movimenti per essere coordinati al massimo: questi sono i punti principali dell’ideale Celtics.

Arrivare alle finali sembra un obiettivo alla portata e il ritorno di Hayward migliorerà ancora il livello di gioco di Boston. Il secondo miglior punteggio difensivo in tutta la NBA per i ragazzi di Stevens è segno di una squadra sempre più pronta al salto definitivo, la compattezza e la rosa profonda sono le sicurezze su cui dover puntare.
Ad Est, sono probabilmente gli unici ad avere qualche probabilità di lottare con gli alieni dei Warriors. Sarà una sfida a distanza da tenere d’occhio.

Alla corte del Prescelto

Arriviamo dunque ai Los Angeles Lakers che, con l’arrivo di Lebron James, Rajon Rondo, Michael Beasley, Lance Stephenson e Javale McGee hanno risalito vertiginosamente le gerarchie dell’Ovest. I giallo-viola sono nella fase ascendente della ricostruzione avvenuta negli ultimi anni, dall’arrivo alla testa della società di uno che conosce alla perfezione l’ambiente, cioè Magic Johnson. Quest’ultimo è arrivato con le migliori intenzioni, voglioso di riportare L.A. dove merita di stare e aggiungere ulteriore gloria al suo già magnifico pàlmares. In estate, Magic si era concesso in un’intervista al Jimmy Kimmel Live dove dichiarava con fermezza come i Warriors non fossero imbattibili, e come non vedesse l’ora di vedere contro i suoi.

Aver ingaggiato Lebron ha subito portato i Lakers nei piani alti della Western Conference, ma è ovvio che non si vince con un solo giocatore. Sarà fondamentale, in questo senso, la crescita di giovani talenti come Ingram, Kuzma e Ball, buoni in pre stagione ma da testare in gare ufficiali. Le speranze di vedere subito i Lakers combattere con le squadre più forti si fanno sempre più vive e la preseason ha lasciato ottimi presagi; due vittorie contro gli stessi Warriors hanno messo in mostra un Lebron già in piena forma e pronto a trascinare i suoi compagni di squadra.
Oltre a ciò, è interessante anche notare, in questi amichevoli pre-stagionali, come i Lakers si stiano impegnando per formare un team non monopolizzato nelle mani del Prescelto, considerandolo più una guida per poter puntare ai Playoff con una squadra che lo segue in tutto.

Philly, it’s your time

I Philadelphia 76ers, guidati da Joel Embiid e Ben Simmons, hanno finalmente trovato una strada su cui puntare. I 76ers 2017/2018 hanno divertito e dispensato un gioco vivace, impensabile per una squadra che fino a due anni fa galleggiava tra le ultime fila della classifica. “The Process” si sta perfezionando ogni anno sempre più, dopo essere stato deriso alla grande ai suoi albori. E le ultime 16 partite prima del secondo turno dei Playoff contro i rigenerati Celtics, tutte vinte, dimostrano la bontà del lavoro svolto in Pennsylvania. Tutto questo ha dato consapevolezza nei propri mezzi, perchè hanno tutte le carte in regola per poter competere. Parlare di titolo è però ancora prematuro, e forse sarebbe controproducente per un team alla ricerca della dimensione definitiva avere troppa pressione addosso.
Finalmente vedremo un Markelle Fultz in pieno regime all’azione e capendo anche come si integrerà negli ingranaggi di squadra, dopo gli acciacchi alla spalla che lo hanno tenuto fuori quasi tutta la stagione. Le perdite di Belinelli e Ilayasova potrebbero incidere nelle rotazioni della panchina, anche se i Sixers possono tranquillamente sopperire all’assenza.

I due ragazzi in foto avranno molto da dire durante la stagione. | Numerosette Magazine
Embiid e Simmons sono i leader indiscussi nello spogliatoio 76ers e questa stagione dovrà essere quella della consacrazione.

Ritornerà il vero Kawhi Leonard?

Spostandoci in Canada, l’esonero di Dwayne Casey a fine stagione aveva lasciato tutti di stucco, soprattutto dopo che lo stesso aveva vinto il premio di COTY. Si era intuito come si volesse tagliare i ponti con il passato e ricominciare un nuovo corso, e lo sweep subito contro i Cavs per la seconda volta di fila non era per niente accettabile.
Dentro quindi Nick Nurse, che ha iniziato a predicare un gioco più veloce e imprevedibile rispetto a quello di Casey.
Oltre l cambio in panchina, ci voleva anche qualcuno che potesse rilanciare l’immagine della franchigia; i Raptors si sono dunque inseriti nella faida Leonard-Spurs e hanno sbaragliato tutti i pronostici, portandosi a casa uno dei migliori 10 giocatori della Lega, oltre a Danny Green, e dando in cambio DeMar DeRozan, colui che puntava a diventare la bandiera di Toronto, e che infatti c’è rimasto malissimo. Il faro sarà dunque Kawhi, che individualmente permetterà di far girare più velocemente il pallone rispetto a DeRozan e creerà più soluzioni sia in difesa che in attacco, cosa che nella scorsa stagione non era possibile anche per il “conservatorismo tattico” di Casey.
Il vero problema è che l’ex-numero 2 di San Antonio si è eclissato per un anno intero senza mai vedere il campo, quindi servirà valutarlo prima di capire dove potrà arrivare Toronto. Se giocherà con continuità, potremo nuovamente ammirare il vero Leonard che ci ha fatto innamorare delle sue giocate difensive magistrali, altrimenti tutta la squadra ne risentirà.

Fattore importante poi sarà il ruolo della panchina con OG Anunoby e Pascal Siakam che stanno sgomitando per un posto nel quintetto titolare e hanno grandi margini di miglioramento, assieme ad un’altra bella sorpresa come Fred VanVleet.  Il corso della stagione ci dirà quanto carattere possiedono i nuovi Raptors per poter evitare altre figuracce nei Playoff e ricostruire un nuovo ciclo vincente.

Golden State si riconfermerà sul trono?

Insomma, quest’anno i Warriors dovranno sgomitare, anche se sembra complicato che qualcuno possa batterli. Steve Kerr lo sa, infatti non sembra troppo preoccupato, consapevole di avere ancora a disposizione i migliori giocatori del mondo e di arrivare da tre titoli negli ultimi quattro anni. L’unico scenario, che tiene testa in queste settimane, e che potrebbe destabilizzare l’ambiente durante la stagione, sarebbe la presunta partenza nella prossima estate di Kevin Durant. Cambiare aria per poter provare nuove sfide, è questo ciò che passa nella testa del 35 dei Warriors, ma per ora sono solo voci che girano per creare sogni astratti. Ora come ora, i pronostici sono tutti dalla parte dei campioni in carica. Il potenziale è davvero molto elevato per pensare a qualche squadra in grado di eguagliare il loro dominio. Sulla baia hanno creato una sfera di cristallo quasi impenetrabile sotto ogni punto di vista: giocatori, staff tecnico, società, organizzazione. Sono un sistema dove ogni ingranaggio è oleato alla perfezione senza inceppi. Anche se, lo sappiamo benissimo, le dinastie sono destinate a terminare per fare spazio ad altri re sul tetto del mondo.

Detto questo, è inutile parlare ancora, è tempo che il campo faccia il suo dovere. Si comincia!

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