Chi è veramente Nahitan Nandez

I charrua erano un popolo precolombiano stanziatosi dove oggi, sorge l’Uruguay. La dura resistenza che opposero ai colonizzatori gli accostò il termine garra, ossia l’artiglio. La garra charrua è nata, calcisticamente, nel secolo scorso, grazie alla caparbietà della nazionale celeste. Mai doma, propria come Nahitan Nandez. Probabilmente, uno dei principali esportatori della cultura uruguaya all’interno dell’universo sportivo, personificazione di uno dei più celebri mantra del pallone sudamericano : Los de afuera, son de palo.” Gli avversari là fuori non esistono.

Personificazione

Tale emblematica frase fu pronunciata dal capitano Obdulio Varela in occasione del Maracanazo, quando bisognava motivare una selezione uruguayana impaurita dinanzi allo sconfinato talento brasiliano. Eppure, la condizione psicologica degli undici che portarono a Montevideo la Coppa Rimet, dimostrava quanto potesse essere forte l’orgoglio di quel popolo. Nandez è un concentrato di determinazione, un calciatore che forse non ha mai ancora conosciuto paura o uomo capace di intimidirlo. Frenetico, nel campo quanto da bambino, in corsa continua già poco dopo il 28 dicembre del 1995, quando nacque a Maldonado, cittadina portuale nota per aver funto da rifugio iniziale per Giuseppe Garibaldi. L’irrequietezza di Nandez sostanzialmente è stata il vero motivo per cui si è avvicinato al futbol, a otto anni, ancora presto per allontanarsi da casa. Tra le fila dell’Atletico Fernandino, Nandez calcava prevalentemente le retrovie degli sgangherati terreni su cui giocava, alternandosi come terzino o centrale di difesa. Si rende conto sin dall’adolescenza di quanto la corporatura tozza e la tecnica tutt’altro che raffinata siano pecche colmabili lavorando unicamente su un aspetto tutt’oggi per lui fondamentale, il fiato. Per Nandez l’aria è determinante, tanto per sostenere la sua infaticabile gamba quanto ai fini leaderistici. Rifiuta di subire il gioco, vuole viverlo ed essere una parte capeggiante, riempiendosi di un quantitativo sconsiderato di grinta. Una caparbietà talmente grande da poter allargare quasi gradualmente i limiti del potenziale di Nahitan, il quale, arrivato nel club di Ituzaingò, cominciò a conoscere il suo reale reparto d’appartenenza, il centrocampo. Protagonista alla propria maniera, nella porzione di campo in cui, nel battagliero calcio sudamericano, desidera essere in prima linea, pronto all’occorrenza a sfondare le linee nemiche da impavido condottiero. Cambiare i compiti da svolgere, e dunque aggiungere mansioni più generaliste e orchestrali, è il passo decisivo per indossare le fascia al braccio.

Tutti gli uomini della mia vita

Diventare il capitano di un gruppo primavera, mediante appena qualche sessione d’allenamento, significa sentire davvero quella meravigliosa parola che ossessiona, nel bene e nel male, quel tipo di uruguagi autorevoli: il caudillo, apposizione dedicata infelicemente ai dittatori del Sudamerica di metà secolo scorso. L’appellativo è contemporaneamente concesso a coloro i quali hanno saputo trasformare la crudele ridondanza che ne suscita la pronuncia in commoventi ricordi calcistici. Se ne facciamo un discorso di Uruguay, nessun ha mai guidato l’anima sportiva del Paese senza aver vestito la casacca giallonera o quella del Nacional. L’opportunità per Nandez giunge dall’esperto occhio dell’osservatore Alvaro Reguiera, il quale l’integra nelle giovanili del Peñarol. Sbarcare a Montevideo è il preludio della sua ascesa mastodontica all’esclusiva Hall of Fame dei capitani Carboneros, avvenimento contornato da uno splendido retrogusto romantico. Causa alcuni infortuni, nel 2014 viene convocato in prima squadra ed esordisce subentrando a Tony D’Agosti. L’ingresso in campo contro il Danubio, al posto di uno di quei caudillos che hanno vestito unicamente la maglia della Manya, gli ha aperto le porte dell’eternità locale. Seppur gli inizi non siano stati facili, il quotidiano apprendimento accanto a professionisti del calibro di Diego Forlàn ha formato Nandez. I giudizi riguardo al suo disordinato posizionamento si sono smaterializzati al debutto casalingo sotto i riflettori dell’Estadio Campeòn del Siglo. Quella di Nahitan Nandez è una carriera segnata da uomini di caratura, figure imponenti che hanno saputo scovare le peculiarità di un nostalgico giocatore perfettamente proiettato nel pallone attuale. Malgrado la positiva prestazione casalinga, non trova continuità, complice il complicato momento del club.

Nandez e Forlan | Numerosette Magazine
Nandez e Forlan durante il Superlcasico uruguayo.

Da caudillo a caudillo

Tuttavia, nel preciso istante in cui sulla panchina del Peñarol si siede tale Pablo Montero, Nahitan Nandez diventerà l’inamovibile volante della formazione montevideana. La consacrazione resta difatti il mondiale under 20, nella stessa vetrina Nahitan viene talvolta impiegato da esterno destro, ruolo abbastanza conforme alle sue caratteristiche. La trovata duttilità non può che farlo esplodere definitivamente in patria. Sale in cattedra in un match tesissimo, nell’infernale stracittadina fra Peñarol e Nacional. Quello che per molti è il Superlclasico per antonomasia, in cui si sfidano le due principali compagini nazionali. Fondamentalmente, il premio come man of the match riassume l’approccio di Nandez a una gara in cui il clima sugli spalti si è conteso il tasso di focosità con i vigorosi contrasti salvifici del numero 25. Nel postpartita i dubbi sono azzerati, dopo Nasazzi, Varela, Montero e Godìn, il titolo di caudillo passerà a lui. A 21 anni e 39 giorno giorni, diviene il capitano più giovane del Peñarol.

La Mitad Màs Uno

Purtroppo per i risvolti fiabeschi, il rendimento di Nandez attira i potenti vicini di Buenos Aires, e quando la Bombonera chiama, rifiutare è complicato. Con la promessa di tornare, ad agosto 2017 Nandez si trasferisce a La Boca. Con 4 milioni di dollari, gli Xeneizes si assicurano una pedina vitale per l’equilibrio della squadra. L’adattamento alla Superliga è molto rapido, frutto di un’intesa ottimale con Barros Schelotto che lo adatta ai suoi schieramenti prediletti, il 4-2-3-1 e il 4-3-3. I mellizos utilizzano Nandez da mezzala o terzo laterale, focalizzandosi sulla crescita offensiva del ragazzo. Durante una goleada al Godoy Cruz, Nandez firma la sua marcatura in veste boquense, ma dovrà attendere l’ennesima lesione di Gago per assicurarsi definitivamente un posto nelle gerarchie del Boca Juniors. La maturazione dell’appena 23enne assume caratteri rilevanti e, ancora una volta, la sua performance è direttamente proporzionale alla tensione in circolo. Il battesimo di un Superclasico argentino è una lotta perenne contro le ginocchia tremanti e cervello in tilt, averne già giocato di peggiori però non solo è una carta vincente, ma a quell’età rappresenta un rifornimento di sicurezza personale. Entrare nelle grazie della Doce di certo non è facile, farlo con una volèe al Monumental è coraggio allo stato puro.

Nandez e il gol al River | Numerosette Magazine
Firmare il vantaggio di un River-Boca così, non è da tutti.

L’escalation di soddisfazioni dopo quella rete è inevitabile. Il maestro Tabarez lo chiama alla propria corte per portarlo con sé ai mondiali russi. Durante la kermesse, Nandez è l’uomo della svolta celeste, il longevo CT gli affida l’intera catena di destra per costruire il 3-5-2 che soccomberà solamente a una Francia esagerata. Le sentinelle europee iniziano a chiamare il presidente Angelici, “el Tano” temporeggia di comune accordo col calciatore, nulla si smuoverà se la Libertadores non avrà fatto ritorno all’Estadio Alberto J. Armando di Baires. L’ultimo campionato conquistato è un antipasto speranzoso per l’ambiente, ciò che poi invece accadrà in Copa, è consegnato agli annali del gioco. Nandez comincia la stagione corrente con eccellente profitto, scaricando impetuose particelle della sua inesauribile energia nel trofeo tanto ambito. Al termine del Boca-River di settembre, perso 0-2, Nandez si rende conto che quest’anno, i Millionarios saranno il suo peggior nemico. Se esiste un dio del calcio, è stato lui a decretare che l’epico scontro si evolvesse in una finale imponderabile. Il duello di Nandez si è forse concretizzato al ritorno, la pressione del pareggio d’andata è ordinaria amministrazione per i suoi nervi tenaci. Quella maledetta aggressione al pullman azul y oro, non l’ha sopportata. La sua reazione a caldo è stata evocativa, una pioggia d’insulti rivolti a tutto ciò fosse dipinto di biancorosso, senza alcuna distinzione. Potenza traslata in nervosismo, in fin dei conti utile alla causa boquense in una situazione inconsueta come Madrid. La partita di Nahitan Nandez al Bernabebeu è guerriera, apertasi con un assist all’indirizzo del Pipa Benedetto e conclusa in lacrime. Nel mezzo, una serie di commoventi tackle e incalzanti ripartenze, i calzettoni abbassati per l’estenuante fatica e i disperati rilanci degli ultimi minuti.

Nandez in finale di Libertadores | Numerosette Magazine
L’eroico Nandez si getta in scivolata agli sgoccioli del secondo tempo supplementare.

I tifosi del Boca l’hanno venerato come singolo degno appartenente al mondo bostero nella tragica notte iberica, e chissà se è stata questa la ragione dietro la sua confermata permanenza in Argentina. L’interesse di Inter, Cagliari, Napoli e Atletico Madrid sembrava essere forte da strapparlo al continente natio, invece Nandez ha preferito restare, magari scontento del pattuito economico, però coerente rispetto ai 123 minuti madrileni interpretati all’insegna della mentalità bostera.

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