C’est ne pas un Pipita

La carriera di Gonzalo Higuain da circa 9 mesi sembra andare a rotoli, sprofondata in un baratro esistenziale al quale nessuno sembra poter porre fine. Nessuno, eccetto lui, potrebbe mettere fine a questa parabola surrealista in cui si è ritrovato. La trama calcistica del Pipita in realtà ha sempre recitato una litania del genere, perseguitata da turbe psichiche che hanno sempre lasciato negli occhi di chi osserva e ammira il bello di questo sport, e quindi la tecnica e il suo pensare calcio, un profondo lato oscuro dal quale non sembra riuscire a liberarsi.

Da quando è passato dalla Juventus al Milan, per poi passare al Chelsea a gennaio, le cose sembrano drasticamente peggiorate. Higuain non segna, non lascia traccia, viene preso in giro dai suoi tifosi, odiato da quelli precedenti. E lui ne soffre, anche se cerca di non darlo a vedere. La storia di un attaccante estremamente emotivo, a sua maniera emozionante, esteticamente bello nelle sue giocate, alcune delle quali dei marchi di fabbrica consegnati ai posteri per un futuro prossimo, in cui ci chiederemo: che giocatore è stato Gonzalo Higuain?

Higuain in un quadro di Magritte

El Pipa è un quadro di Magritte mi verrebbe da dire, un giocatore per cui non si può dare una risposta oggettiva. Domande che lui stesso, medesimo, ha cercato forse di porsi, ottenendo soltanto inquietudine e frustrazione acculumatasi negli anni. Da tifoso del Napoli, ricordo bene quell’estate 2016, ricordo bene i suoi 3 anni in maglia azzurra, la sua esultanza esplosiva con agitazione degli arti lasciandosi andare, liberandosi di quel peso immateriale che lo attanaglia da praticamente sempre. Io ricordo tutto, e ricordo anche di come non riuscissi realmente a capire se lui fosse felice alle pendici del Vesuvio. Entusiasmava la piazza con le sue giocate uniche, batteva le mani e cantava in coro sotto la curva, ma non capivo bene se fosse realmente contento di tutto ciò.

Higuain in un quadro di Magritte | Numerosette Magazine
“Nella diversità tra la riproduzione iconica di una figura e la denominazione della stessa, Magritte vuole evidenziare in modo apparentemente semplice, i limiti e l’indeterminatezza del nostro linguaggio, del tutto distante dalla realtà che si vorrebbe cercar di descrivere”.

Ecco perchè quando penso ad Higuain, penso ad un quadro di Magritte. Porsi una domanda, trovando risposte differenti, nelle opinioni da bar, in quelle un po più illuminate, in quelle dei suoi allenatori. Il che genera sensazioni contrastanti, nonchè un grande paradosso attorno alla sua figura di calciatore e uomo. Una rappresentazione di se che egli stesso ci ha consegnato, frutto di un’inquietudine visibile nei suoi atteggiamenti, nella sua mimica, nel caos mentale che affligge i suoi comportamenti.

Higuain contro Higuain

Anche alla Juventus non l’ho mai visto felice, lo vedevo forte, decisivo, ma sempre distaccato per via di turbe psichiche annidate dentro la sua testa. Quando Higuain si incazza, e ultimamente succede spesso, lo sta facendo con se stesso, cercando quelle risposte che probabilmente è impossibile darsi, proprio perchè figlie di una domanda incompiuta o non necessaria. E così, la Juventus decide di darlo via, perchè non vi è tempo a Vinovo per farsi delle domande, c’è bisogno di tranquillità d’animo e soprattutto di vincere.

Il rapporto con la vittoria per Higuain è un altro punto cruciale per capire, o in questo caso non capire, il suo approccio mentale. Higuain nella sua carriera ha vinto, ma non come uomo direttamente decisivo. Ha segnato il gol contro l’Inter lo scorso maggio che probabilmente ha deciso lo Scudetto e ha avvolto di paranoia l’albergo dei giocatori del Napoli. In questo caso le sue turbe mentali hanno solcato un buco nero per il quale occorrebbe un approfondimento a parte. Lo Scudetto del Napoli e la partita contro l’Inter: da questo vortice di inquietudine è avvenuta una sorte di operazione matematica in cui la mente di Higuain ha toccato il segno meno e le paure si sono dissolte. Non è un caso infatti che da ex, contro il Napoli, Higuain abbia offerto le migliori prestazioni in maglia bianconera.

Higuain contro de laurentiis | Numerosette Magazine
El Pipita indica dagli spalti del San Paolo Aurelio De Laurentiis, reo secondo lui di aver messo parola fine alla sua esperienza a Napoli.

Quando invece viene chiamato a gran voce come l’uomo della provvidenza, ecco che il baratro incombe, e l’Higuain calciatore viene totalmente spazzato via dalla sua figura profondamente umana. L’umanesimo del Pipita ha una sensibiltà estrema, e verrà ricordato per questo negli anni. Ci si può immedesimare in lui durante partite di cartello: le sue espressioni, la sua mimica facciale non si discostano molto da quelle del tifoso che assiste. Questo si ripercuote sulla sua prestazione, sul voto in pagella, sul suo giudizio finale.

El Pipita non è un grande tiratore dagli undici metri, i calci di rigore sono esattamente un momento calcistico che descrive bene le sue alterazioni emotive. Il calcio di rigore è un evento totalmente deleterio per una personalità come la sua. In quegli attimi la sua mente è in balia di sobbalzi emozionali che ne comprometteranno molto spesso l’esito, specie se si tratta di un penalty che inciderà sul risultato.

Tutti contro Higuain, Higuain contro tutti

Quando Higuain è nervoso, diventa esuberante, attorniato da una follia di natura infantile che crea empatia, perchè innocua. Quasi sempre siamo dinnanzi ad una scena surreale, emblematica, fatta di reazioni istintive e banalmente goffe. Quello che c’è nella sua testa in quei momenti esplode e si manifesta in rabbia pura. Rabbia che non si affievolisce, semplicemente si interrompe drasticamente. E’ in quei momenti che mi ha sempre incuriosito il Gonzalo uomo, quasi come se fossi convinto del suo pentimento e del suo autolesionismo. Tutto è nella sua testa, e le reazioni elementari che fuoriescono mi recano uno stato irrequieto che non si presenta con altri calciatori. Se penso a Cassano, Totti, Balotelli e altri giocatori facilmente iracondi, non provo lo stesso turbamento, non entro in empatia. Con Higuain sì, so che è difficile da spiegare, specialmente se non è una sensazione condivisa.

Higuain in Milan-Juventus furioso | Numerosette Magazine

Io non ce l’ho mai avuta fino in fondo con lui quando ha lasciato Napoli, così come non ho mai pensato fosse stato tanto scorretto nei confronti del Milan. Per diversi motivi, sono quasi convinto che lo abbia fatto, ancora una volta, accompagnato da profondo turbamento, quello che arrivati all’aprile 2019 rappresenta una ossessione. Ossessione aggravata da un episodio, il suo addio alla Juventus. Un duro colpo per l’autostima di un giocatore insicuro e passionale. Il suo passaggio al Milan è stato recepito da lui come un declassamento e le sue prestazioni in rossonero sono una rappresentazione di ciò. L’argentino è apparso svuotato, distaccato, sfogando la sua rabbia inconsciamente proprio nella partita contro i bianconeri, dopo per altro un calcio di rigore fallito. Da quella partita, di fatto, la carriera di Higuain sembra in caduta libera. In una sola notte, tutti i fantasmi dentro la sua testa hanno preso forma e si sono manifestati lasciando scorie che si stanno palesando anche a Londra.

C’est ne pas un Pipita

Sono in molti a sostenere che Higuain non sia un campione per queste ragioni, in pochi sono quelli che hanno provato ad andare a fondo. Higuain, smarrito e turbato, decide di tornar dal suo padre calcistico. Quel Maurizio Sarri che più di tutti su un campo da calcio ha provato a leggere le sue sensazioni e i suoi umori instabili. Lo ha fatto in un momento sbagliato, in cui l’allenatore toscano non ha tempo materiale e condizioni ideali per rigenerarlo mentalmente. Sarri ha bisogno di salvare la sua di pelle, in uno spogliatoio che non lo vede di buon occhio, in un paese che gli ha praticamente fatto le valigie e consegnate in mano.

L’ingresso di Higuain in questo momento storico è totalmente inadeguato. Quello che più mi colpisce è che dal suo arrivo al Milan, Pipa ha perso una caratteristica che nonostante i suoi conflitti interiori aveva sempre mostrato: un agonismo smodato e una verve tipica dei giocatori latini. Lo sguardo cupo e la sua mimica si sono svuotati, la sua voglia di giocare a pallone di conseguenza anche.

La componente mentale, per Higuain, ha recitato una parte eccessiva nel corso degli anni, che ha poi influito nel qualificare il suo valore reale di attaccante. Un reale che adesso è offuscato, e si è abissato dietro qualcosa di conscienziale. E così l’immagine che avevamo di lui ci appare distorta, inqualificabile, un disegno dalle mille sfaccettature che ripropone diverse realtà. Senza continuare a trovare la risposta.

Questo non è Higuain. Questo non è il Pipita.

 

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