Il caso irrisolto di Singapore

La due giorni di prove che hanno preceduto il gran premio di Singapore avevano delineato uno scenario interessante ed insolito in questa stagione della Formula 1. A sorpresa e quasi finalmente avevamo assistito ad una Mercedes in difficoltà ed una Red Bull con concrete possibilità di vittoria al pari di una Ferrari in grande spolvero, specie nella persona di Sebastian Vettel che al sabato. aveva conquistato una pole stratosferica lasciandosi alle spalle appunto i due piloti della scuderia austriaca.

Il risultato della domenica però ha dato altro esito: vittoria per Lewis Hamilton e due Frecce d’Argento sul podio, con Bottas preceduto sì da una Red Bull, quella di Ricciardo, mai in grado tuttavia di tenere il passo del britannico trionfatore. E le Ferrari? E Max Verstappen? Ebbene, loro sono stati i veri protagonisti della corsa e anche del suo post, ma la loro messa in scena è durata neanche una curva, in una partenza senza eguali che rischia di diventare la chiave di volta del campionato. Un avvio di gara che ha assunto i caratteri del giallo, con tre “vittime” e nessun colpevole. Il caso è stato archiviato dalla commissione come “incidente di gara”, ma questa risoluzione sembra non far felice nessuno. Ma addentriamoci all’interno dell’episodio che ha spezzato l’equilibrio del 2017 della disciplina.

Il caso insoluto di Singapore

I fatti

Non spendiamo molte parole per descrivere quanto accaduto allo spegnimento dei semafori del circuito di Marina Bay di Singapore. In prima fila Vettel e Verstappen, alle spalle dell’olandese Kimi Raikkonen. Per i dettagli, largo alle immagini.

Le deposizioni degli imputati

Vettel, Verstappen e Raikkonen subito out dunque, e con loro anche l’incolpevole Fernando Alonso, la cui unica colpa è stata quella di effettuare uno scatto ottimo che lo ha portato a trovarsi nel posto giusto al momento sbagliato. La diatriba quindi rimane aperta tra i due ferraristi e il giovane olandese con reciproche accuse. Le Rosse contro MadMax: una guerra fin qui, per fortuna, solo verbale.

Il duo di Maranello sceglie un basso profilo: l’algido finlandese ha dichiarato di “essere stato colpito senza che potesse far nulla per evitare l’incidente” e definendo così inutile la partenza eccellente che lo aveva fatto schizzare all’attacco degli occupanti della prima fila. Sebastian Vettel ha catalogato l’avvenimento come una “cosa brutta”, non sbilanciandosi tuttavia nell’esprimere il nome del presunto colpevole. Strategia? Chissà. Il disastro comunque è ormai compiuto.

Più diretto invece il corridore della Red Bull, che ha ben chiaro in mente su chi puntare il dito. Il ragazzo più temuto della griglia ha provato a immedesimarsi in Vettel, ma ha constatato di non riuscire a comprendere la sua mossa in partenza, considerandolo troppo aggressivo per essere un pilota in lotta per conquistare il mondiale. Chiosa sarcastica quanto acida: “Sono contento che ci siamo ritirati tutti e tre”.

Verstappen, Raikkonen e Vettel circa un anno fa | numerosette.eu
Fine dei tempi di pace.

Il verdetto

Abbiamo parlato di un caso irrisolto e in effetti un vero e proprio verdetto per questa scomoda vicenda non c’è. La caccia di un eventuale colpevole nella “battaglia” di Singapore si è scatenata sui social network più che nel paddock, con i tifosi, specie quelli del “Cavallino Rampante”, divisi tra chi difende a spada tratta i propri beniamini e attacca strenuamente Verstappen, basandosi sulla sua cattiva reputazione da “crasher” seriale, e chi invece affibbia la responsabilità a Vettel, attribuendo alla storia recente della Rossa di Maranello una certa tendenza autolesionista.

Quel che preoccupa è il fatto che questa storia tumultuosa possa lasciare strascichi e acredine tra le parti coinvolte. Sarebbe bello che pure i tre driver implicati nella vicenda prendessero atto che veramente un colpevole è impossibile da indicare e che ricomincino dal prossimo weekend di corsa a focalizzarsi ognuno sul proprio lavoro e a rispettare quello altrui. Ma probabilmente non sarà così. Gli sguardi dietro le visiere dei caschi saranno cupi, maliziosi e sospettosi e, seppur siano poco credibili ulteriori ripicche, questo sport avrebbe un po’ da perdere da questo clima di tensione.

E tra i tre litiganti…

Godono Lewis Hamilton e la Mercedes. L’inglese è passato da un possibile fine settimana in sordina alla gloria: la vittoria ottenuta dal numero 44 non è solamente frutto del rocambolesco start che ha eliminato la concorrenza, ma altresì di una partenza magistrale e di una condotta di gara impeccabile impostato su un ritmo forsennato tirato fuori dal cilindro. Il doppio zero della Ferrari fa volare il britannico a +28 su Vettel e la Mercedes a consolidare il primato nella classifica costruttori. La stagione sembra aver così perso quell’equilibrio che le garantiva quella suspense che teneva il fiato sospeso ai fans e al circus. La partenza di Singapore ha fatto le sue vittime, ma potrebbe essere stata la carnefice del campionato.

Hamilton vince a Singapore | numerosette.eu
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