Carlos Soler, uno di noi

Quanto vorrei tornare alla tua età, quella sì che era vita…

La classica citazione di qualsiasi genitore di un comune studente ventenne di oggi: se ti va male fai qualche lavoretto, sennò ti limiti allo studiare, se non ci sono gli esami sei praticamente libero di fare qualsiasi cosa, e tutto sommato le sessioni di esame sono spalmate su quattro mesi. E un anno è fatto di 12 mesi. Dunque sì, non ci possiamo certo lamentare (me compreso).

Immaginatevi adesso di ricevere una telefonata dalla mamma: “Come stai? Hai mangiato? Stasera esci? Spero per te che tu abbia studiato stamattina, ti ricordo che hai un esame a breve…“. “Tutto bene, ho mangiato un piatto di pasta leggero, e sì, ho studiato stamattina, tranquilla. Ora però devo andare, sto per salire sul pullman insieme a Mario e gli altri... Ciao ciao

Ecco, quel pullman è un mezzo modernissimo, enorme, con un simbolo piuttosto famoso in tutta Europa: quello del Valencia CF. Fino ad un certo punto sembrava una telefonata normalissima, ma all’improvviso vi siete catapultati nel mondo di Carlos Soler. Quanti studenti universitari amano il calcio e giocano a livelli modesti per passare il tempo oppure, i più dotati, per racimolare qualche soldino in più? Tanti. Ecco, Carlos Soler invece ha iniziato i suoi studi dividendosi tra scrivania e campo di allenamento di Valencia.

Ragazzi, almeno il posto da cameriere lasciatecelo… 

2 gennaio 1997. Appena compiuti 20 anni, Carlos Soler detto “El Chino” (che responsabilità avere il soprannome di Recoba e David Silva…) è ad oggi il talento spagnolo sulla bocca di tutti gli amanti di calcio nella penisola iberica e non solo. La sua storia calcistica ricorda quella di molti altri ragazzi, che come lui si sono ritrovati a fare il gambero: partito attaccante quando a 7 anni entrò nelle giovanili del Valencia, e capace di segnare circa 500 gol, venne arretrato prima da Rubén Mora nel ruolo di trequartista e successivamente da Ruben Baraja in quello di pivote davanti alla difesa nel suo anno nel Juvenil A (il corrispettivo della nostra primavera).

La svolta però arriverà l’anno successivo, ossia il 2015/16: in pianta stabile nel centrocampo del Valencia Mestalla, la squadra B del Valencia allenata da Curro Torres (ex terzino e bandiera taronges), si mette in mostra sia con la sua squadra che con i giovani della primavera nella UEFA Youth League, la Champions delle formazioni giovanili. Allenato stavolta da Miguel Angel Angulo – a Valencia non si può dire che gli ex vengano accantonati – riesce a crescere a tal punto che anche Gary Neville e Ayestaran, gli allenatori che si sono alternati in prima squadra, cominciano a guardarlo di buon occhio e ad offrirgli i primi allenamenti e le prime convocazioni con i grandi.

 Dura tenere il passo dei più grandi…

Ed eccoci all’attualità. Il piccolo Carlos si è messo in luce prima nelle amichevoli estive con Pako Ayestaran, per poi impressionare Prandelli fin dai primi allenamenti: il tecnico italiano, che di giovani per le mani ne ha avuti a sfare, non ha esitato un attimo a farlo esordire in campionato contro la Real Sociedad prima, ed in Copa del Rey contro il Leganés poi, con tanto di standing ovation al momento della sua uscita. Dopo le dimissioni di Prandelli è tornato il solito traghettatore Voro, che si è ritrovato un talento sulla rampa di lancio pronto a guadagnarsi la titolarità del centrocampo valenciano, ma vi assicuriamo che in tempi brevi sarà sul taccuino di tutti i top club europei. Ma conosciamolo ancora meglio.

Soler si sta pian piano scrollando di dosso l’epiteto di “ma non si chiamava Alvaro il cantante?” dimostrando di essere il più classico dei centrocampisti moderni: longilineo (183cm x 72 kg), rapido sia nei movimenti che nei pensieri, tecnicamente dotato e capace di mantenere un ritmo di gioco elevato in tutto l’arco del partido, senza dimenticare un’ottima capacità di inserimento; per quanto riguarda quest’ultima, guardare per credere.

Adesso vi starete chiedendo come mai un talento del genere che a 20 anni calca i più grandi palcoscenici del calcio spagnolo, dovrebbe essere simile a voi, anzi, a noi. Semplice.

Carlos Soler ha appena superato il suo primo esame universitario alla Facoltà di Giornalismo di Valencia: i più infidi penseranno “facile se sei un giocatore del Valencia, magari il Prof va pure ogni domenica allo stadio“, ma può essere che siano coloro che al primo esame non sono riusciti a portare a casa nemmeno un 18. Scherzi a parte (vi auguriamo i migliori successi universitari e non solo), dovete davvero immaginarvi un ragazzo che viaggia con l’utilitaria tedesca più comune al mondo, che frequenta l’Università e che è coccolato dai più vecchi dello spogliatoio valenciano: nessuno come lui si diletta nel doppio impegno studio-calcio, ma tutti lo stimolano e lo spingono a continuare negli studi. Un nome su tutti è quello di Mario Suarez: l’ex Atletico Madrid e Fiorentina se lo è preso sotto la sua ala protettrice e gli sta facendo da vero e proprio fratello maggiore.

Ebbene sì, Carlos Soler (vi ripeto, Carlos, non Alvaro) sta crescendo e maturando, calcisticamente e non, rappresentando i valori più limpidi e puri del ragazzo comune, tutto casa e chiesa, che non ha tatuaggi e che non ha un capello fuori posto. Il ragazzo della porta accanto, uno di noi. Forse con i piedi meglio dei nostri, ma uno di noi.

 Spicca il volo, Carlitos!

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