Spodestare Lebron James, sfilare l’anello dal dito del Re, rubare ai Cavs la corona di campioni NBA: le prime partite hanno acceso i riflettori su squadre che vogliono rivincita, su giocatori che stanno macinando punti su punti, solamente per riuscire a togliere dal trono i ragazzi dell’Ohio.
La lunga notte della pallacanestro Americana è iniziata nel freddo Canada, nell’ Air Center di Toronto, dove sono andati in scena James e compagni contro quella che è la seconda superpotenza a Est: i Raptors. DeRozan, con una prestazione assolutamente da ricordare, ha provato a guidare i suoi giovani compagni alla vittoria, andandoci anche vicino, ma alla fine l’immensa classe degli avversari ha avuto la meglio sul coraggio e la sfrontatezza di un gruppo giovane che, se non altro, ha fatto vedere come nulla è scontato. 94-91 il punteggio finale, con Il re che, dopo una normale serata in ufficio (21 punti e tripla doppia sfiorata), sembrava decisamente soddisfatto del risultato e del lavoro dei compagni, ma anche convinto di quanto si debba ancora lavorare per trasformarsi in una corazzata invincibile.
Dal freddo del Canada al caldo di South Beach. Tempo di togliersi il piumino, mettere gli occhiali da sole e bere un drink sulla spiaggia: esordio casalingo degli Heat, contro gli Hornets di “His Airness” Michael Jordan e dell’azzurro Marco Belinelli. Miami aveva fatto vedere cose interessanti durante la prima partita, cose che per loro sfortuna non sono riusciti a ripetere cedendo il passo a Charlotte, non riuscendo a dare la prima gioia stagionale ai propri tifosi, accorsi in massa all’AmericanAirlines Arena. Festeggia così il Beli che, con 12 punti, si toglie anche la soddisfazione della prima doppia cifra stagionale, importante in chiave recupero mentale per un giocatore che da tempo non riesce ad abbinare abilità cestistiche a capacità cognitive.
Rimanendo a Est, si passa dalla movida e dal ritmo caliente di Miami al caos e alla frenesia di New York, Brooklyn in particolare, dove si trova una delle arene più belle dell’intera lega: il Barclays Center, la casa dei Nets. C’è grande curiosità intorno a questa squadra visto che, dopo anni di investimenti che non hanno fruttato il back Office dei bianconeri, si è deciso di puntare tutto sui giovani per creare qualcosa in chiave futura. Il progetto sembra ancora decisamente avvolto in una nuvola di incertezza, ma almeno per questa notte i tifosi di Brooklyn hanno la licenza di gioire dopo il bel 103-94 rifilato ai Pacers. Prova incredibile di quello che è il leader scelto della squadra, Jeremy Lin (21 punti-9 assist-9 rimbalzi), ‘troviere’ d’America per qualche anno, finalmente pronto e maturo a prendere in mano le redini di una squadra. Come al solito, Paul George continua la sua marcia di ritorno verso la miglior condizione, mettendosi alle spalle l’ennesimo infortunio che ne caratterizzò la stagione passata, illuminandosi come fiammella di speranza sul parquet di Indianapolis.
Ultima tappa atlantica è Motor-City, dove i Detroit Pistons hanno spazzato via i Magic con un perentorio 108-82 candidandosi, con la seconda vittoria consecutiva, a possibile squadra sorpresa dell’anno. Orlando capitola nuovamente, perdendo la seconda partita su altrettante giocate, con i soli Gordon e Payton a dare spettacolo. Hezonja risulta ancora troppo ancorato al basket europeo mentre Drummond, sponda Pistons, con la sua canotta blu e rossa, ha messo a segno 20 rimbalzi, decisivi per la vittoria finale.
Spostandosi nella West Coast, come dall’altra parte dell’America, si sono date battaglie le squadre più interessanti e candidate al titolo della Lega: i Cavs in terra Canadese, i Warriors tra le mura di New Orleans.
Prima tappa del viaggio nella parte occidentale degli Stati Uniti non può essere che Oklahoma, dove i Thunder ospitavano i giovani e combattivi Suns. La partita è stata a lunghi tratti dominata dagli ospiti, finché è salito in cattedra il #0 dei Thunder: Russell Westbrook. Il beniamino di casa è stato per tutta l’estate al centro di voci di mercato, ma alla fine ha deciso di rimanere a fianco di Steven Adams, di provare a guidare una squadra col cuore infranto dal tradimento di Durant che ha eletto lui come nuovo simbolo di una città intera. Russ ha voluto ripagare l’affetto del pubblico, senza fare prigionieri nella partita della notte, facendo registrare una tripla doppia surreale (51+13+10) e segnando anche il tiro della vittoria.
Da Okc si passa a Salt Lake City, la città dei mormoni, dove andava in scena un interessante scontro tra le giovani promesse dei Lakers e gli Utah Jazz. Se ad est c’è curiosità intorno ai Nets, ad ovest stimolano molto i gialloviola: perso Kobe i ragazzi della Città degli Angeli hanno iniziato un nuovo progetto, puntando forte sui giovani come Russell, Ingram e Randle. Il progetto sembra interessante e i ragazzi molto promettenti, ma non sono riusciti a venir fuori con una W dalla Smart Home Arena, dove i padroni di casa si sono imposti per 96-89: “i ragazzi si faranno, anche se hanno le spalle strette“, ma quantomeno all’inizio qualche delusione, dovuta a inesperienza, sembra inevitabile.
Gli occhi di molti appassionati erano puntati però su New Orleans, la città del Vodoo, dove la corazzata Golden State sfidava i Pelicans di un Anthony Davis mai domo, per dirlo con un detto pisano. Solo un rito magico avrebbe potuto impedire questa notte ai vice campioni di sbloccarsi, con i big three consapevoli di dover dimostrare che la prima uscita con sconfitta era stata solo un momento di distrazione. E infatti tutti sono andati sopra i 20 punti realizzativi, chiudendo sul 122-114. Tanto di cappello per il 23 Pelicans, quel Davis che ancora una volta stupisce, aggiungendo ai 50 punti della prima partita, i 45 (e 17 rimbalzi) contro Golden State. Lui si è già fatto da un pezzo.
Il viaggio si conclude nel Texas, più precisamente a Dallas, dove si sono scontrate due squadre che dopo una brutta partenza cercavano riscatto: Mavs e Rockets. La partita è stata combattuta, con spunti interessanti di gioco sia da un lato che dall’altro del campo, ma alla fine sono stati i razzi di Houston a vincere per 106-98, trascinati dal solito Harden che con 26 punti ha aiutato i suoi a porre immediatamente rimedio alla falsa partenza della squadra. Tanto talento Barnes, ma se non coadiuvato nella giusta maniera, sarà davvero difficile arrivare ai Playoffs.
Con le prime luci dell’alba è finito il viaggio nel mondo NBA, un mondo “where amazing happens“, dove lo spettacolo è appena iniziato e, fortunatamente, ne ha ancora per molto.
